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Arresto di Roberto Di Giacomo

Roberto Di Giacomo, 41 anni, originario di Gela, è stato arrestato a Savosa, nel canton Ticino, dove viveva sotto altro nome.

Collaboratore di giustizia, sottrattosi al programma di protezione per evitare la detenzione in seguito alla condanna relativa al processo che l'ha visto imputato dell'omicidio di Vincenzo Gumari, ucciso a Vignola nel 1992, e per traffico di droga. Nel 2007 la corte d'assise di Bologna lo condannava a 16 anni e sei mesi, sentenza passata in giudicato nello scorso mese di maggio.

Era stato un elemento di spicco di una banda gelese riconducibile alla Stidda. Il fratello Giuseppe, che aveva seguito il suo stesso percorso era stato eliminato dai suoi ex-sodali nel 1992.

Gli investigatori sarebbero stati aiutati a individuare il Di Giacomo dalla sua passione per Facebook, su cui avrebbe pubblicato fotografie che ne hanno aiutato il riconoscimento.

Fonti: gazzetta di modena, corriere di gela, corriere del ticino

Gli assassini di Agostino Reina

Nel 1992 Agostino Pino buttigghiuni Reina scomparve dalla circolazione, in breve si diffuse la notizia che fosse stato eliminato, un caso di lupara bianca all'interno della divergenze tra cosa nostra e stidda, e di lui si persero le tracce.

Ora la squadra mobile di Caltanissetta, nell'ambito delle investigazioni che sono sfociate nell'operazione Mantis Religiosa, ha fatto luce sul caso e ha arrestato tre persone: il Reina, 32 anni all'epoca dei fatti e ritenuto essere uno stiddaro, venne ucciso in quanto ritenuto responsabile di atti indimidatori ai danni degli Emmanuello, ai vertici della cosa nostra gelese.

Maria Rosa la maga Di Dio, sorella di Orazio Di Dio, un affiliato di cosa nostra ucciso nel corso della guerra di mafia dell'89, e amica della moglie della vittima, è accusata di aver teso una trappola al Reina, invitandolo a incontrarsi con lei in una casa nella campagna gelese, dove invece lo attendevano i suoi sicari.

L'ordinanza di custodia cautelare coinvolge anche Davide Emmanuello, 46 anni, già detenuto, e Rocco Manfrè, 65 anni.

Il Reina, colto di sorpresa, sarebbe stato legato a una sedia, torturato e strangolato. L'esecuzione sarebbe risulta di gradimento degli Emmanuello, che si sarebbero ritenuti sfidati nell'onore dal Reina, e i fratelli Davide e Alessandro avrebbero anche offerto un premio extra agli elementi del commando omicida.

Il cadavere, poi, sarebbe stato occultato da Rocco Manfrè e Alessandro Emmanuello. Dopo due mesi, inoltre, i resti sarebbero stati nuovamente spostati, tecnica utilizzata per complicare le indagini, da Crocifisso Smorta, braccio destro di Davide Emmanuello.

Si è risalti a questa ricostruzione dei fatti grazie alla collaborazione di due ex affiliati agli Emmanuello: lo stesso Crocifisso Smorta e Fortunato Ferracane.

La gestione vera e propria dell'omicidio sarebbe stata commessa da un gruppo di persone, detti "i ragazzi dello Chantilly", tra cui sarebbero stati inclusi personaggi minorenni all'epoca dei fatti.

Fonti: Polizia di Stato, repubblica, agi/1, agi/2

Omicidio Monterosso - sviluppi

Giuseppe Monterosso, considerato vicino ai Madonia di Caltanissetta, e in particolare a Giuseppe Piddu Madonia é stato ucciso nel maggio scorso a Cavaria con Premezzo, nel varesotto. Le indagini si sono immediatamente indirizzate verso la pista della contrapposizione tra clan rivali, nata in Sicilia e riportata in Lombardia.

Se all'inizio di pensava che si trattasse della reazione ad una intimidazione, ora si é consolidata l'ipotesi dello scontro armato tra due famiglie contrapposte da tempo, cosa nostra contro stiddari, per la conquista della gestione dei trasporti nelle province di Como e Varese. Si é giunti a questo risultato dopo una inchiesta complicata anche delle cautele che gli indagati osservavano per sottrarsi alle possibilità di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Ora sono state eseguite nove ordinanze di custodia cautelare in seguito alle indagini compiute sulla vicenda da parte della squadra mobile di Como, in collaborazione con quella di Agrigento e con la direzione distrettuale antimafia di Milano:
  • Andrea Vecchia, 42 anni, ritenuto il mandante dell'omicidio, fratello di Sergio, ucciso nel luglio 1990 nella guerra di mafia tra Cosa Nostra e Stidda;
  • Alessio Contrino, 47 anni, che sarebbe stato l'esecutore materiale;
  • Calogero Palumbo, 49 anni, scampato alla strage in cui era caduto Sergio Vecchia;
  • Giuseppe Volpe, 65 anni;
  • Fabrizio Messina, 35 anni, fratello di Gerlandino Messina;
  • Giuseppe Luparello, 26 anni;
  • Gaetano Tano Ribisi, 42 anni;
  • Paolo Albanese, 62 anni;
  • Raffaele Gigliotti, 44 anni.
Il Palumbo e il Luparello avrebbero partecipato alla riunione in cui si é organizzato l'omicidio; il Messina avrebbe dato il suo placet all'azione per conto della famiglia degli Albanese-Messina di Porto Empedocle.

In seguito si sarebbero dovuti eliminare anche il padre, il fratello e il nipote del Monterosso.

Fonti: corriere di como, provincia di como, tele video agrigento, ciaocomo

Stidda - secondo semestre 2008

E' stata pubblicata la relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia per il secondo semestre 2008.

Queste alcune delle considerazioni incluse nel testo a proposito della cosa nostra siciliana per quel periodo.

In provincia di Caltanissetta l'infiltrazione mafiosa ha conseguito livelli allarmanti. Si cita come esempio il presidente di una cooperativa agricola, noto sui media per la sua posizione anti-racket, che da un lato denunciava estorsioni dall'altro riciclava denaro sporco per conto della stidda gelese e destinava ingenti capitali pubblici a favore di aziende riconducibili a cosa nostra.

Questo caso dimostra anche l'esistenza di una tregua stabile e consolidata tra le fazioni criminali gelesi, come pure l'indagine Tsunami (ottobre) che ha colpito i Dominante di Vittoria, stiddari, e un gruppo riconducibile alla cosa nostra gelese.

In provincia di Ragusa gli stiddari Dominante e i Piscopo collaborano nel traffico di droga e si spartiscono il mercato locale.

Indagini sull'omicidio Monterosso

Pare che ci sia una contrapposizione tra clan rivali dietro all'omicidio di Giuseppe Monterosso del 6 maggio scorso.

Accusato di omicidio volontario Andrea Vecchia, 41 anni, titolare di una azienda di trasporti. Arrestato anche Alessio Contrino, 46 anni, con l’accusa di concorso in omicidio.

Accusati di concorso nell’organizzazione di un altro tentato omicidio sarebbero Antonio Cuntrera, 38 anni, e Giuseppe Luparello, 25 anni, nipote del Vecchia. Sarebbero stati arrestati con l'accusa di aver portato in camion dalla Sicilia un piccolo arsenale comprendente pistole, munizioni, silenziatori, giubbotti antiproiettile.

Pare che fosse in progetto uno scontro tra Vecchia e Contrino da una parte e il fratello di Monterosso affiancato da un ex dipendente del Vecchia, considerato vicino al Monterosso, dall'altra.

All'origine dello scontro ci sarebbe un incendio doloso subito dal Vecchia per il quale sono stati condannati, come esecutori materiali, Vincenzo Martorana, 31 anni e Vincenzo Andriulo, 20 anni. Il Vecchia avrebbe deciso di farsi giustizia da solo perseguendo con metodi mafiosi quelli che lui riteneva i mandanti dell'avvertimento.

Da notare che la famiglia dei Vecchia, associata alla stidda, é storicamente contrapposta ai Madonia. Questo episodio sarebbe quindi una ripresa in Lombardia di una contrapposizione nata in Sicilia.

Aggiornamento: il GIP competente ha convalidato l'impianto accusatorio complessivo, non accogliendo però la richiesta di fermo per Giuseppe Luparello, considerato estraneo ai fatti contestati, mentre per Antonio Cuntrera é stata convalidato il fermo per detenzione di armi ma non per tentato omicidio.

Fonti: giorno, provincia

Operazione Bilico - postilla

Un nuovo provvedimento delle forze dell'ordine a un anno e mezzo dallo svolgimento dell'Operazione Bilico. Beni per un valore approssimativo di un milione e mezzo di euro sono stati sequestrati allo stiddaro Gaetano Morteo, 58 anni, e alla sua famiglia. Il Morteo, pregiudicato per associazione mafiosa, é noto per essere fratello di Francesco, considerato uno dei reggenti della stidda gelese.

L'Operazione Bilico portò nell'ottobre del 2007 all'arresto, oltre che del Morteo, di Michele Giuseppe Valenti, 52 anni, ai tempi incensurato, Nicolò Bartolotta, 54 anni, con precedenti per furto, estorsione, stupefacenti e associazione a delinquere, e alla notifica in carcere per Orazio Cosenza, 45 anni, pregiudicato per associazione a delinquere di tipo mafioso, detenzione e porto abusivo di armi, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti, emissione di assegni a vuoto.

I quattro avevano utilizzato metodi mafiosi per ottenere per le loro ditte il monopolio di fatto del trasporto ortofrutticolo nel gelese. I fondi necessari per l'attività furono anche ottenuti grazie ai proventi del traffico di droga. Da notare che venne chiesto l'assenso a cosa nostra per l'operazione.

Fonte: agi

Operazione Caiman

Anche la stidda vuole fare affari in nord Italia. Il problema é che per fare affari bisogna avere soldi, e la stidda é un po' la cenerentola delle mafie italiane, non ha i legami con le altre mafie mondiali che assicurano il flusso di cassa costante e sostanzioso che richiedono questa impostazione del business malavitoso.

Vincenzo Pistritto, 41 anni, boss di spicco della stidda gelese, pensava di aver trovato il modo di superare l'impasse, pensando di finanziarsi con rapine - a gioiellerie e portavalori - e rapimenti, e se le rapine non sono certo una novità, il ritorno alla pratica dei rapimenti desta una certa sorpresa. Pare inoltre che cercasse di stabilire una connessione con uomini legati alla SCU barese come risulta da una intercettazione ambientale pubblicata dalla gazzetta del mezzogiorno.

L'Operazione Caiman - il nome é stato dato in relazione al fatto che gli stiddari arrestati pensavano di investire i soldi ottenuti da rapine e sequestri in attività para-legali e godersi i guadagni alle isole Cayman - li ha bloccati prima che mettessero in atto il primo rapimento che avevano in programma, ai danni di Giovanni Cartia, residente della Banca Agricola Popolare di Ragusa, e considerato tra le persone più facoltose di Sicilia. Pare che fosse allo studio un secondo colpo, e la vittima predestinata fosse Vincenzo Cavallaro, noto imprenditore gelese.

A Calogero La Mantia, originario della provincia di Caltanissetta, già arrestato negli anni settanta in quanto identificato come brigatista rosso attivo nel milanese e, scontata la pena, rientrato in Sicilia, stabilendosi a Gela, pare fosse stato assegnato il ruolo di armiere del gruppo, mettendo inoltre a disposizione la sua esperienza per la raccolta di informazioni e la preparazione del rapimento.

Altri arrestati sono:
Emanuele Walter Scicolone, 56 anni
Angelo Bruno Greco, di 43 anni
Carmelo Di Pietro, 28 anni
Gaetano Graziano Russello, 27 anni
Salvatore Ganci, 26 anni
Gianluca Scollo, 23 anni

Fonti: ansa, agi, repubblica, notiziario italiano

Operazione Maremonti 2

Le famiglie colpite dall'operazione "Maremonti 2" sono la Santa Panagia, attiva nei quartieri nord di Siracusa, e la Aparo, della provincia siracusana (Floridia, Solarino e Sortino). I reati contestati sono l'associazione a delinquere finalizzata al traffico e spaccio di cocaina e hashish, la rapina, lo sfruttamento della prostituzione, il porto e la detenzione di armi.

Per procurarsi la droga da smerciare nelle rispettive aree di competenza le due bande, che si erano a tal fine alleate, utilizzavano diversi canali:
La cocaina giungeva dalla Germania sui camion di autotrasportatori compiacenti o, in caso di necessità, anche da Catania e Roma.
L'hashish in genere arrivava da Palermo.

Le rapine e lo sfruttamento della prostituzione avevano lo scopo di fare cassa immediata per poter comprare la droga.

Sono stati colpini in 28 da una ordinanza di custodia cautelare in carcere:

Antonino Alessi, 40 anni
Francesco Alota, 63 anni
Salvatore Barresi, 32 anni
Antonino Buscemi, 37 anni
Massimo Castrogiovanni, 45 anni
Paolo Costa, 62 anni
Sebastiano Costa, 37 anni
Sebastiano Costa, 31 anni
Corrado Di Maria, 28 anni
Marco Di Pietro, 31 anni
Corrado Ferlisi, 29 anni
Carmelo Freddura, 55 anni
Stefania Gravé, 27 anni
Salvatore Gregorini, 54 anni
Massimo Liggieri, 34 anni
Massimiliano Mandragona, 33 anni
Santi Misseri, 58 anni
Vincenzo Petrolo, 45 anni
Davide Pincio, 36 anni
Sebastiano Pisano, 40 anni
Giuseppe Prussiano, 33 anni
Salvatore Russo, 30 anni
Corrado Scala, 29 anni
Roberto Spugnetti, 39 anni
Alessandro Tiralongo, 30 anni
Giuseppe Tiralongo, 31 anni
Carmelo Massimo Tomasello, 39 anni
Maurizio Vasile, 40 anni