Articolo di Marco Lillo sul fatto quotidiano a proposito di Betplus, precedentemente nota come Atlantis World, concessionario per conto dell'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) nel settore delle slot machine, di cui detiene il 30% della quota di mercato. Incasso previsto per il 2010: trenta miliardi di euro.
A capo di Betplus, definito da Lillo come "raggruppamento di imprese", ci sarebbe la Atlantis World Nv, basata nelle Antille Olandesi, che sarebbe a sua volta controllata da Francesco Corallo.
Gateano Corallo, padre di Francesco, condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere in relazione a suoi affari nel mondo dei giochi, sarebbe in relazione con Nitto Santapaola, e il suo nome viene fatto in relazione al tentativo di scalata ai casinò di Campione e Sanremo da parte di una cordata considerata vicina al boss della cosa nostra catanese.
Esisterebbero prove documentali della relazione tra Gaetano Corallo e Nitto Santapaola: nel 1975 il Santapaola lo qualificava come "amico" ai poliziotti che li avevano fermati; sarebbero stati fotografati assieme alla fine del 1979 durante una vacanza a Saint Martin, nelle Antille Olandesi; sette anni dopo, secondo il collaboratore di giustizia Angelo Siino, il Santapaola avrebbe passato un anno di latitanza. Il fratello di Nitto, Giuseppe Santapaolo, fu arrestato in quel periodo e gli fu trovato addosso l'indirizzo caraibico del Corallo.
Francesco era indicato come intestatario di alcune società usate dal padre, ma ora dice di aver perso i contatti con Gaetano, e ha sempre affermato di aver seguito un percorso diverso, anche se i due Corallo sarebbero entrambi indagati per traffico internazionale di stupefacenti dalla DDA romana.
Informative della Polizia e della GdF indicavano che i due Corallo sarebbero stati in contatto con Marco Marino Diodato, italiano rilocato in Boliva, arrestato lì per traffico di droga, gioco illegale, e accusato di essere tra i mandanti dell'omicidio del giudice Monica Von Borries.
La Atlantis ha fatto causa a Londra al gruppo editoriale Espresso per una serie di articoli apparsi tra il 2004 e il 2007 su quell'azienda e sulla famiglia Corallo, perdendola.
Nonostante questa storia controversa, la Atlantis è considerata in regola per avere una concessione dalla AAMS, anche perché, secondo Lillo, gli accertamenti sono stati fatti sul procuratore in Italia per la società, Amedeo Laboccetta, e non su Francesco Corallo.
Queste le dichiarazioni rilasciate da Antonio Tagliaferri, direttore dei giochi dell'AAMS:
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Vito Genovese
In seguito all'arresto di Emilio Fusco il corriere del mezzogiorno ha pubblicato un interessante articolo redazionale sulla vita di Vito Genovese, che ha dato il nome alla famiglia a cui il Fusco è affiliato e che sarebbe al momento diretta da Paul DiMarco.
Ripercorrendo la sua esistenza non si può fare a meno di notare alcuni punti di contatto tra la storia di Vito Genovese e quella di Vito Corleone, il Padrino di Mario Puzo meglio noto per la trasposizione cinematografica in tre episodi diretta da Francis Ford Coppola.
Il Genovese giunge a New York con la sua famiglia nel 1913, dove si ricongiunge ad altri familiari precedentemente migrati in America. Il primo arresto è già nel 1915, per possesso illegale di arma da fuoco. Uscito, conosce Lucky Luciano e i due diventano amici stretti.
Nel 1931 Luciano organizza insieme ad altri pezzi grossi della cosa nostra newyorkese uno stravolgimento degli equilibri correnti, con l'eliminazione di Joe Masseria e Salvatore Maranzano, i nomi più grossi dell'organizzazione. Genovese partecipa assieme a Joe Adonis e Albert Anastasia all'omicidio di Joe Masseria. Luciano diventa il nuovo capo della famiglia che era di Masseria e Genovese diventa il suo vice.
Nel 1936 Lucky Luciano viene arrestato e condannato a 30 anni di prigione, Genovese diventa il reggente della famiglia. Ma l'anno successivo deve entrare in latitanza, e cerca rifugio in Italia dove assume posizioni filo-fasciste, almeno fino al 1943, quando, con lo sbarco degli americani in Sicilia, compie un veloce scambio di fronte e diventa l'interprete ufficiale del colonnello Charles Poletti. Nel 1945 la polizia militare americana scopre le infiltrazioni mafiose, e lo arresta.
Il processo si risolve però in nulla, dato che muoiono i testimoni chiave e le loro morti vengono considerate suicidi.
Nel 1959 viene arrestato e condannato a 15 anni per traffico di eroina.
Nel 1963 Joe Valachi, affiliato ai Genovese, diventa il primo collaboratore di giustizia proveniente dalle fila della cosa nostra newyorkese.
Nel 1969 Genovese muore in carcere per un attacco cardiaco all'età di 72 anni.
Ripercorrendo la sua esistenza non si può fare a meno di notare alcuni punti di contatto tra la storia di Vito Genovese e quella di Vito Corleone, il Padrino di Mario Puzo meglio noto per la trasposizione cinematografica in tre episodi diretta da Francis Ford Coppola.
Il Genovese giunge a New York con la sua famiglia nel 1913, dove si ricongiunge ad altri familiari precedentemente migrati in America. Il primo arresto è già nel 1915, per possesso illegale di arma da fuoco. Uscito, conosce Lucky Luciano e i due diventano amici stretti.
Nel 1931 Luciano organizza insieme ad altri pezzi grossi della cosa nostra newyorkese uno stravolgimento degli equilibri correnti, con l'eliminazione di Joe Masseria e Salvatore Maranzano, i nomi più grossi dell'organizzazione. Genovese partecipa assieme a Joe Adonis e Albert Anastasia all'omicidio di Joe Masseria. Luciano diventa il nuovo capo della famiglia che era di Masseria e Genovese diventa il suo vice.
Nel 1936 Lucky Luciano viene arrestato e condannato a 30 anni di prigione, Genovese diventa il reggente della famiglia. Ma l'anno successivo deve entrare in latitanza, e cerca rifugio in Italia dove assume posizioni filo-fasciste, almeno fino al 1943, quando, con lo sbarco degli americani in Sicilia, compie un veloce scambio di fronte e diventa l'interprete ufficiale del colonnello Charles Poletti. Nel 1945 la polizia militare americana scopre le infiltrazioni mafiose, e lo arresta.
Il processo si risolve però in nulla, dato che muoiono i testimoni chiave e le loro morti vengono considerate suicidi.
Nel 1959 viene arrestato e condannato a 15 anni per traffico di eroina.
Nel 1963 Joe Valachi, affiliato ai Genovese, diventa il primo collaboratore di giustizia proveniente dalle fila della cosa nostra newyorkese.
Nel 1969 Genovese muore in carcere per un attacco cardiaco all'età di 72 anni.
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Pasta connection
Indagine di Enrico Bellavia su Repubblica. Sarebbero 5000 i locali in mano alle mafie in Italia. Sedicimila gli addetti, un miliardo di euro all'anno il giro d'affari stimato.
A spingere le mafie a investire in questo settore è la gran quantità di contanti che girano in questo ambito, il che rende possibile il riciclaggio di denaro sporco.
Pare che in tutte le principali indagini correnti di mafia si sia trovata traccia di investimenti nella ristorazione. Nelle città maggiori la penetrazione delle mafie sarebbe al 20%.
Dei Piromalli della Piana di Gioia Tauro si sono trovati riscontri a Roma e sul Garda; i Coco Trovato da Catanzaro investirebbero a Lecco e a Milano; i Papalia di Platì a Milano; i casalesi di Iovine, dei Bidognetti e degli Schiavone a Roma e dintorni, e a Modena; gli Arena da Isola di Capo Rizzuto in Romagna; i Pesce-Bellocco di Rosarno e gli Alvaro di Sinopoli a Roma; i Morabito di Africo avrebbero controllato l'Ortomercato di Milano, e lì avevano ottenuto l'autorizzazione per il night club "For the King"; i Caruana di Siculiana stavano trattando l'acquisto di un complesso turistico a Chioggia.
Gli affari in questo settore sarebbero usati dai vari gruppi mafiosi anche come modo per stabilire dei legami: nella milanese Brera si sarebbe notato che il figlio di Tanino Fidanzati frequentava regolarmente un locale che sarebbe stato gestito da una 'ndrina della 'ndrangheta; Carmine Fasciani, in passato vicino alla banda della Magliana, era in affari con la camorra.
Un collaboratore di giustizia proveniente dalle file della 'ndrangheta ha affermato che in Germania "dove c'è pizza c'è mafia".
Se è vero che gestire un ristorante costa, è anche vero che può diventare il riferimento per una serie di affari secondari che rendono il suo peso effettivo meno sostanziale, anche in confronto ai costi del riciclaggio "classico", stimato nel 30% del capitale.
A spingere le mafie a investire in questo settore è la gran quantità di contanti che girano in questo ambito, il che rende possibile il riciclaggio di denaro sporco.
Pare che in tutte le principali indagini correnti di mafia si sia trovata traccia di investimenti nella ristorazione. Nelle città maggiori la penetrazione delle mafie sarebbe al 20%.
Dei Piromalli della Piana di Gioia Tauro si sono trovati riscontri a Roma e sul Garda; i Coco Trovato da Catanzaro investirebbero a Lecco e a Milano; i Papalia di Platì a Milano; i casalesi di Iovine, dei Bidognetti e degli Schiavone a Roma e dintorni, e a Modena; gli Arena da Isola di Capo Rizzuto in Romagna; i Pesce-Bellocco di Rosarno e gli Alvaro di Sinopoli a Roma; i Morabito di Africo avrebbero controllato l'Ortomercato di Milano, e lì avevano ottenuto l'autorizzazione per il night club "For the King"; i Caruana di Siculiana stavano trattando l'acquisto di un complesso turistico a Chioggia.
Gli affari in questo settore sarebbero usati dai vari gruppi mafiosi anche come modo per stabilire dei legami: nella milanese Brera si sarebbe notato che il figlio di Tanino Fidanzati frequentava regolarmente un locale che sarebbe stato gestito da una 'ndrina della 'ndrangheta; Carmine Fasciani, in passato vicino alla banda della Magliana, era in affari con la camorra.
Un collaboratore di giustizia proveniente dalle file della 'ndrangheta ha affermato che in Germania "dove c'è pizza c'è mafia".
Se è vero che gestire un ristorante costa, è anche vero che può diventare il riferimento per una serie di affari secondari che rendono il suo peso effettivo meno sostanziale, anche in confronto ai costi del riciclaggio "classico", stimato nel 30% del capitale.
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Amato-Pagano global
Interessante articolo a firma Viviana Lanza sul Mattino a proposito dei riscontri ottenuti dagli investigatori sull'attività degli Amato-Pagano (noti anche come gli scissionisti di Scampia, o di Secondigliano, o anche come gli spagnoli - e si capirà meglio il come mai dell'ultimo soprannome in questo post) in seguito alle indagini susseguenti allo svolgimento dell'operazione C3 che nel maggio 2009 ha duramente colpito questo cartello criminale.
Gli Amato-Pagano avrebbero stabilito un proprio centro operativo in Spagna, tra Barcellona e la Costa del Sol, già prima della feroce guerra con la componente rimasta fedele al boss originale, Paolo Di Lauro. Lì gli Amato-Pagano avrebbero integrato elementi spagnoli e nordafricani, a quanto ha detto il collaboratore di giustizia Andrea Parolisi, focalizzandosi soprattutto nel traffico di armi e sostanze stupefacenti.
Elementi provenienti dalla costola spagnola degli Amato-Pagano sarebbero stati utilizzati nel corso della faida, contando sul vantaggio di essere ignoti alla polizia e ai rivali.
Ma, secondo il collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri, persino nei momenti più duri dello scontro armato, sarebbe valso una sorta di salvacondotto nei confronti dei figli di Paolo Di Lauro che hanno continuato a muoversi indisturbati senza temere attentati.
Gli Amato-Pagano avrebbero stabilito un proprio centro operativo in Spagna, tra Barcellona e la Costa del Sol, già prima della feroce guerra con la componente rimasta fedele al boss originale, Paolo Di Lauro. Lì gli Amato-Pagano avrebbero integrato elementi spagnoli e nordafricani, a quanto ha detto il collaboratore di giustizia Andrea Parolisi, focalizzandosi soprattutto nel traffico di armi e sostanze stupefacenti.
Elementi provenienti dalla costola spagnola degli Amato-Pagano sarebbero stati utilizzati nel corso della faida, contando sul vantaggio di essere ignoti alla polizia e ai rivali.
Ma, secondo il collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri, persino nei momenti più duri dello scontro armato, sarebbe valso una sorta di salvacondotto nei confronti dei figli di Paolo Di Lauro che hanno continuato a muoversi indisturbati senza temere attentati.
La bomba al tribunale di Reggio Calabria
Dall'articolo di Roberto Saviano su Repubblica:
La bomba non è stata messa davanti a una caserma, né alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore Generale.
...
Se volessero, le cosche potrebbero far saltare in aria tutta Reggio Calabria. La 'ndrangheta possiede esplosivo c3 e c4. Decine di bazooka.
...
A Reggio Calabria l'arresto di Pasquale Condello [...] ha rotto gli equilibri di pace. Pasquale Condello detto "il supremo" era riuscito a mettere pace tra le 'ndrine di Reggio dopo una faida tra 1985 e il 1991 tra i De Stefano-Tegano e Condello-Imerti che aveva portato ad una mattanza di più di mille persone.
...
All'inizio di ottobre, la famiglia Condello è persino riuscita ad ottenere la lettura delle parole di felicitazione di Benedetto XVI trasmesse nella cattedrale di Reggio Calabria da don Roberto Lodetti, parroco di Archi, agli sposi Caterina Condello e Daniele Ionetti: la prima, figlia di Pasquale; il secondo, il figlio di Alfredo Ionetti, ritenuto il tesoriere della cosca. "Increscioso e deplorevole" ha definito l'episodio il settimanale diocesano l'Avvenire di Calabria.
...
Anche perché non è purtroppo con l'episodio di Reggio che si chiude una vicenda. Questo è soltanto l'inizio.
La bomba non è stata messa davanti a una caserma, né alla sede della Direzione Antimafia, ma alla Procura generale. Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore Generale.
...
Se volessero, le cosche potrebbero far saltare in aria tutta Reggio Calabria. La 'ndrangheta possiede esplosivo c3 e c4. Decine di bazooka.
...
A Reggio Calabria l'arresto di Pasquale Condello [...] ha rotto gli equilibri di pace. Pasquale Condello detto "il supremo" era riuscito a mettere pace tra le 'ndrine di Reggio dopo una faida tra 1985 e il 1991 tra i De Stefano-Tegano e Condello-Imerti che aveva portato ad una mattanza di più di mille persone.
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All'inizio di ottobre, la famiglia Condello è persino riuscita ad ottenere la lettura delle parole di felicitazione di Benedetto XVI trasmesse nella cattedrale di Reggio Calabria da don Roberto Lodetti, parroco di Archi, agli sposi Caterina Condello e Daniele Ionetti: la prima, figlia di Pasquale; il secondo, il figlio di Alfredo Ionetti, ritenuto il tesoriere della cosca. "Increscioso e deplorevole" ha definito l'episodio il settimanale diocesano l'Avvenire di Calabria.
...
Anche perché non è purtroppo con l'episodio di Reggio che si chiude una vicenda. Questo è soltanto l'inizio.
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Rapporto Censis mafie 2009
Spunti di riflessione tratti dal rapporto Censis "Il condizionamento delle mafie sull'economia, sulla società e sulle istituzioni del mezzogiorno" del settembre 2009.
Dal capitolo 1: la forza pervasiva della criminalità organizzata.
Le risultanze giudiziarie e i dati a disposizione mostrano come oggi si sia di
fronte:
Dal capitolo 2: la crescita dei luoghi e dei reati della criminalità organizzata di stampo mafioso.
La criminalità organizzata rappresenta senza ombra di dubbio una zavorra che grava pesantemente sullo sviluppo sociale ed economico del Meridione:
La Calabria risulta essere la regione in cui la densità di reati è più elevata, con ben 160,8 reati denunciati ogni centomila abitanti [media Italia: 45,2].
[Si conferma che] la mano della criminalità organizzata si sia spinta ben oltre i confini del Meridione, andando ad interessare tutte le aree del paese. In particolare, un numero consistente di denunce risulta in Lombardia e nel Lazio, dove si contano, rispettivamente, 2.796 e 2.535 reati ascrivibili al crimine organizzato (...) situazioni particolarmente critiche in quelle aree che confinano con i territori sede delle organizzazioni criminali: nel Molise i reati di criminalità organizzata crescono dell’82,6%, nel Lazio del 61,5%, in Abruzzo del 48,6%.
Dal capitolo 3: la paura delle imprese
Nonostante la presenza di diversi fattori che impediscono lo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno, è fuor di dubbio che la presenza della criminalità organizzata agisca come un ulteriore importante ostacolo. Le organizzazioni mafiose, infatti, scoraggiano gli investimenti produttivi da parte dei privati; contribuiscono al mantenimento di un'immagine negativa a livello nazionale ed internazionale; costituiscono un incentivo alla fuga di risorse umane qualificate; esportano i proventi delle loro attività illecite in altre zone tramite reinvestimenti e riciclaggio di denaro; provocano un'allocazione non razionale delle risorse sostituendo le loro logiche alle logiche di mercato e, non da ultimo, alimentano la crescita dell'economia illegale e sommersa.
Gli stessi imprenditori ammettono (...) che la presenza della criminalità organizzata influisce sul libero svolgimento delle attività imprenditoriali.
Dal capitolo 4: trasparenza della pubblica amministrazione e cultura della legalità
La società, di fronte all’inefficienza del sistema, ricerca un canale preferenziale di accesso ai servizi, ed il settore pubblico ne trae vantaggio utilizzando il controllo dell'accesso ai servizi come leva per accrescere e consolidare il potere di alcuni e rendere la fruibilità dei servizi condizionata da meccanismi del tutto discrezionali.
Si pensi che, secondo una ricerca Censis sulle Motivazioni e i contenuti delle scelte di voto nelle elezioni politiche 2008, circa un quarto degli italiani dichiara di essersi rivolto ad un politico per la soluzione di un problema. Un dato significativo, considerato che a questo valore andrebbe aggiunta la quota di quanti non hanno ritenuto opportuno rivelare un comportamento di questo tipo.
Non a caso i dati precedentemente citati sulla tendenza a far ricorso alla raccomandazione da parte di politici, assumono valori ancora più significativi se si considerano solo le Regioni del Sud. Infatti, se in Italia, come detto, circa un quarto degli intervistati afferma di aver ricercato l'intercessione di un politico per la risoluzione di un problema, nelle regioni del Sud è ben un terzo (32,4%) ad averlo fatto, ed il confronto si fa ancora più significativo se effettuato con gli intervistati residenti nelle regioni del Nord Ovest, che dichiarano di avervi fatto ricorso solo nel 12,9% del casi.
Una spesa sanitaria elevata, soprattutto per personale e servizi ospedalieri, cui non corrisponde un livello di prestazioni adeguato: è questo, in estrema sintesi, il quadro che si ricava da una analisi dei dati sulla sanità nel Meridione, e, in particolare, nelle quattro regioni in cui è più forte la presenza della criminalità organizzata.
Le strutture sanitarie spesso divengono i mezzi che la criminalità organizzata utilizza per perseguire i propri scopi illeciti, per cui:
(...) lo scioglimento della ASL Napoli 4 con sede a Pomigliano d'Arco, la prima Azienda Sanitaria Locale sciolta per la presenza di "concordanti elementi di condizionamento camorristico"
Anche il comune di Gallipoli, in Puglia, è stato sciolto in seguito alla dimostrazione del condizionamento del Consiglio comunale da parte di cosche mafiose locali, che aveva portato, tra l’altro, all'assegnazione di appalti di servizi per l’USL Lecce 13 alle ditte del clan Capoti.
(... ) l'indagine convenzionalmente nota come "Processo delle talpe" che ha portato allo scoperto alcune condotte criminose, tra cui quella di truffa aggravata in danno della ASL 6 di Palermo per l'illecita riscossione di rimborsi non dovuti per circa 80 miliardi di lire e la collusione con alti esponenti di cosa nostra del magnate della sanità di Bagheria, Michele Aiello, che avrebbe ottenuto esorbitanti finanziamenti pubblici per le sue aziende, soprattutto per la clinica privata Villa Santa Teresa.
Dal capitolo 5: il deficit di fiducia e di coesione all'interno della società
Nel Sud d'Italia i rapporti di reciprocità tra gli individui e la partecipazione si mantengono e si saldano su un piano prevalentemente orizzontale, interno ai gruppi di appartenenza, per cui vi è una forte condivisione e collaborazione tra pari (gli amici, i parenti, i vicini di casa) che, però, non si eleva oltre gli interessi privati e particolari.
Prevale un atteggiamento che alcuni studiosi del Mezzogiorno hanno definito come "familismo amorale", che porta a ricercare i massimi vantaggi materiali e immediati per il proprio nucleo familiare di appartenenza, dando per scontato che tutti gli altri componenti della società si comportino allo stesso modo, e non si occupino di quello che rappresenta il bene comune.
Dall'indagine svolta in Campania nel 2008 emerge che ben l'83% della popolazione pensa che normalmente in politica e nelle attività pubbliche non ci si possa fidare degli altri; quasi all'unanimità (93,2%) gli intervistati concordano, poi, sul fatto che i politici pensino più al loro interesse o a quello del loro partito che all'interesse pubblico.
È evidente come questo sentimento di sfiducia dominante costituisca un ulteriore capitale simbolico su cui possono far leva le organizzazioni criminali per accreditarsi come gli unici soggetti affidabili.
Dalle conclusioni
A pesare sul Meridione oltre alla debolezza del sistema imprenditoriale, alla scarsa coesione interna, all'assenza di una classe dirigente all'altezza di governare i processi amministrativi, si aggiunge la presenza delle organizzazioni criminali che si sono inserite, spesso mimetizzandosi, in tutti i settori della vita economica e sociale e che condizionano fortemente le possibilità di sviluppo e di crescita del territorio.
Criminalità e affarismo costituiscono la principale zavorra per lo sviluppo meridionale perché, oltre a deprimere l'etica e la legalità collettiva inducendo i cittadini a pensare che esistono scorciatoie illegali attraverso le quali è possibili raggiungere qualsiasi fine, distorcono i mercati (delle merci, del lavoro...) creando monopoli di fatto e bloccano l'iniziativa di chi opera nella regolarità.
Non esiste, evidentemente, una ricetta vincente per sconfiggere la criminalità; senza dubbio un sistema normativo e di contrasto che si prefigga, in primo luogo, di sottrarre ai mafiosi i patrimoni illecitamente accumulati è fondamentale per ridurre il potere e la pervasività mafiosa; ma è anche fondamentale un’azione di rinnovamento profondo della classe dirigente locale e di forte sensibilizzazione della popolazione ai temi della legalità e del rispetto delle regole: perché nei territori dove c’è la criminalità organizzata bisogna intervenire presto sulle coscienze quando ancora non si sono formate, perché dopo potrebbe essere troppo tardi.
Fonte: Censis
Dal capitolo 1: la forza pervasiva della criminalità organizzata.
Le risultanze giudiziarie e i dati a disposizione mostrano come oggi si sia di
fronte:
- ad un radicamento del tessuto criminale nei territori di tradizionale appartenenza;
- all'estensione dei traffici e dei luoghi di interesse della criminalità organizzata, per cui aumentano i settori e le modalità di intervento, non sempre immediatamente riconoscibili né come criminali né come illegali; e si estendono anche a territori esterni alle quattro regioni tradizionalmente colpite;
- al comparire di cartelli stranieri specializzati nei business criminali da globalizzazione, quindi in tutti i traffici internazionali da quelli di droga, a quelli di armi, a quelli di persone.
Dal capitolo 2: la crescita dei luoghi e dei reati della criminalità organizzata di stampo mafioso.
La criminalità organizzata rappresenta senza ombra di dubbio una zavorra che grava pesantemente sullo sviluppo sociale ed economico del Meridione:
- dal punto di vista economico scoraggia la libera iniziativa; altera il mercato e i meccanismi della concorrenza; crea monopoli basati sull'intimidazione e l'interesse privato; dissemina paura; determina sprechi, inefficienze, scelte sbagliate;
- dal punto di vista sociale genera il consenso di pochi e l'acquiescenza di molti che, per quieto vivere, per interesse o per paura, preferiscono far finta di non vedere e perfino sottostare alle richieste dei criminali, piuttosto che denunciare e schierarsi apertamente contro di essi.
La Calabria risulta essere la regione in cui la densità di reati è più elevata, con ben 160,8 reati denunciati ogni centomila abitanti [media Italia: 45,2].
[Si conferma che] la mano della criminalità organizzata si sia spinta ben oltre i confini del Meridione, andando ad interessare tutte le aree del paese. In particolare, un numero consistente di denunce risulta in Lombardia e nel Lazio, dove si contano, rispettivamente, 2.796 e 2.535 reati ascrivibili al crimine organizzato (...) situazioni particolarmente critiche in quelle aree che confinano con i territori sede delle organizzazioni criminali: nel Molise i reati di criminalità organizzata crescono dell’82,6%, nel Lazio del 61,5%, in Abruzzo del 48,6%.
Dal capitolo 3: la paura delle imprese
Nonostante la presenza di diversi fattori che impediscono lo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno, è fuor di dubbio che la presenza della criminalità organizzata agisca come un ulteriore importante ostacolo. Le organizzazioni mafiose, infatti, scoraggiano gli investimenti produttivi da parte dei privati; contribuiscono al mantenimento di un'immagine negativa a livello nazionale ed internazionale; costituiscono un incentivo alla fuga di risorse umane qualificate; esportano i proventi delle loro attività illecite in altre zone tramite reinvestimenti e riciclaggio di denaro; provocano un'allocazione non razionale delle risorse sostituendo le loro logiche alle logiche di mercato e, non da ultimo, alimentano la crescita dell'economia illegale e sommersa.
Gli stessi imprenditori ammettono (...) che la presenza della criminalità organizzata influisce sul libero svolgimento delle attività imprenditoriali.
Dal capitolo 4: trasparenza della pubblica amministrazione e cultura della legalità
La società, di fronte all’inefficienza del sistema, ricerca un canale preferenziale di accesso ai servizi, ed il settore pubblico ne trae vantaggio utilizzando il controllo dell'accesso ai servizi come leva per accrescere e consolidare il potere di alcuni e rendere la fruibilità dei servizi condizionata da meccanismi del tutto discrezionali.
Si pensi che, secondo una ricerca Censis sulle Motivazioni e i contenuti delle scelte di voto nelle elezioni politiche 2008, circa un quarto degli italiani dichiara di essersi rivolto ad un politico per la soluzione di un problema. Un dato significativo, considerato che a questo valore andrebbe aggiunta la quota di quanti non hanno ritenuto opportuno rivelare un comportamento di questo tipo.
Non a caso i dati precedentemente citati sulla tendenza a far ricorso alla raccomandazione da parte di politici, assumono valori ancora più significativi se si considerano solo le Regioni del Sud. Infatti, se in Italia, come detto, circa un quarto degli intervistati afferma di aver ricercato l'intercessione di un politico per la risoluzione di un problema, nelle regioni del Sud è ben un terzo (32,4%) ad averlo fatto, ed il confronto si fa ancora più significativo se effettuato con gli intervistati residenti nelle regioni del Nord Ovest, che dichiarano di avervi fatto ricorso solo nel 12,9% del casi.
Una spesa sanitaria elevata, soprattutto per personale e servizi ospedalieri, cui non corrisponde un livello di prestazioni adeguato: è questo, in estrema sintesi, il quadro che si ricava da una analisi dei dati sulla sanità nel Meridione, e, in particolare, nelle quattro regioni in cui è più forte la presenza della criminalità organizzata.
Le strutture sanitarie spesso divengono i mezzi che la criminalità organizzata utilizza per perseguire i propri scopi illeciti, per cui:
- politici ad essa collegati vengono collocati alla guida degli apparati istituzionali;
- il forte potenziale di occupazione del settore viene sfruttato per assicurare posti di lavoro attraverso rapporti di tipo clientelare;
- i fondi per le spese sanitarie vengono intercettati dalle organizzazioni criminali;
- gli appalti per i servizi sono oggetto dell’aggressione delle cosche.
(...) lo scioglimento della ASL Napoli 4 con sede a Pomigliano d'Arco, la prima Azienda Sanitaria Locale sciolta per la presenza di "concordanti elementi di condizionamento camorristico"
Anche il comune di Gallipoli, in Puglia, è stato sciolto in seguito alla dimostrazione del condizionamento del Consiglio comunale da parte di cosche mafiose locali, che aveva portato, tra l’altro, all'assegnazione di appalti di servizi per l’USL Lecce 13 alle ditte del clan Capoti.
(... ) l'indagine convenzionalmente nota come "Processo delle talpe" che ha portato allo scoperto alcune condotte criminose, tra cui quella di truffa aggravata in danno della ASL 6 di Palermo per l'illecita riscossione di rimborsi non dovuti per circa 80 miliardi di lire e la collusione con alti esponenti di cosa nostra del magnate della sanità di Bagheria, Michele Aiello, che avrebbe ottenuto esorbitanti finanziamenti pubblici per le sue aziende, soprattutto per la clinica privata Villa Santa Teresa.
Dal capitolo 5: il deficit di fiducia e di coesione all'interno della società
Nel Sud d'Italia i rapporti di reciprocità tra gli individui e la partecipazione si mantengono e si saldano su un piano prevalentemente orizzontale, interno ai gruppi di appartenenza, per cui vi è una forte condivisione e collaborazione tra pari (gli amici, i parenti, i vicini di casa) che, però, non si eleva oltre gli interessi privati e particolari.
Prevale un atteggiamento che alcuni studiosi del Mezzogiorno hanno definito come "familismo amorale", che porta a ricercare i massimi vantaggi materiali e immediati per il proprio nucleo familiare di appartenenza, dando per scontato che tutti gli altri componenti della società si comportino allo stesso modo, e non si occupino di quello che rappresenta il bene comune.
Dall'indagine svolta in Campania nel 2008 emerge che ben l'83% della popolazione pensa che normalmente in politica e nelle attività pubbliche non ci si possa fidare degli altri; quasi all'unanimità (93,2%) gli intervistati concordano, poi, sul fatto che i politici pensino più al loro interesse o a quello del loro partito che all'interesse pubblico.
È evidente come questo sentimento di sfiducia dominante costituisca un ulteriore capitale simbolico su cui possono far leva le organizzazioni criminali per accreditarsi come gli unici soggetti affidabili.
Dalle conclusioni
A pesare sul Meridione oltre alla debolezza del sistema imprenditoriale, alla scarsa coesione interna, all'assenza di una classe dirigente all'altezza di governare i processi amministrativi, si aggiunge la presenza delle organizzazioni criminali che si sono inserite, spesso mimetizzandosi, in tutti i settori della vita economica e sociale e che condizionano fortemente le possibilità di sviluppo e di crescita del territorio.
Criminalità e affarismo costituiscono la principale zavorra per lo sviluppo meridionale perché, oltre a deprimere l'etica e la legalità collettiva inducendo i cittadini a pensare che esistono scorciatoie illegali attraverso le quali è possibili raggiungere qualsiasi fine, distorcono i mercati (delle merci, del lavoro...) creando monopoli di fatto e bloccano l'iniziativa di chi opera nella regolarità.
Non esiste, evidentemente, una ricetta vincente per sconfiggere la criminalità; senza dubbio un sistema normativo e di contrasto che si prefigga, in primo luogo, di sottrarre ai mafiosi i patrimoni illecitamente accumulati è fondamentale per ridurre il potere e la pervasività mafiosa; ma è anche fondamentale un’azione di rinnovamento profondo della classe dirigente locale e di forte sensibilizzazione della popolazione ai temi della legalità e del rispetto delle regole: perché nei territori dove c’è la criminalità organizzata bisogna intervenire presto sulle coscienze quando ancora non si sono formate, perché dopo potrebbe essere troppo tardi.
Fonte: Censis
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Il caso Fondi ad Annozero
La puntata del 5 novembre 2009 di Annozero é stata dedicata a Fondi, cittadina in provincia di Latina dove sono in corso indagini sulla presenza dei casalesi.
La prossima guerra di mafia
"Lombardia alla soglie di una guerra di mafia" titola Calabria Ora del 3 giugno.
Un articolo del suo direttore, Paolo Pollichieni, affronta il tema della possibile secessione delle componenti delle famiglie mafiose che, stabilitesi nella ricca Lombardia, hanno guadagnato sul campo sempre più indipendenza.
Viene citata parte della deposizione di Vittorio Foschini, collaboratore di giustizia considerato molto vicino al boss Franco Trovato, che avrebbe dichiarato che un boss di primo piano della 'ndrangheta (nome coperto da omissis) ha chiesto armi per difendere il suo territorio: cinque Kalashnikov, tre Uzi, tre Sig-Sauer. Erano armi richieste per prepararsi ad un possibile scontro con l'ala scissionista della 'ndrangheta operante al Nord. E si era nel 2002.
Si cita quindi un rapporto giudiziario che descriverebbe una struttura di tipo mafioso basata su modalità tipiche della 'ndrangheta ma basata in Lombardia, pur mantenendo ancora dei legami con le famiglie originarie di Reggio Calabria (De Stefano - Tegano) e Isola Capo Rizzuto (Arena - Colacchio).
Nell'articolo non si dice esplicitamente da dove arriva questo rapporto, ma dai nomi e dalle circostanze sembra si tratti degli atti relativi al processo nato in seguito alla operazione Oversize.
A capo di questa struttura ci sarebbe stato Rodolfo Bubba (nato ad Andali il 10 dicembre 1935) che avrebbe avuto il grado di vangelo o capobastone.
Il comitato direttivo (la "Maggiore") sarebbe stato composto da Angelo Sirianni (Petronà, 10 maggio 1955), Giuseppe Elia (Cerva, 14 aprile 1951), Carlo Mazzei (Petronà, 22 gennaio 1962), e Pierino Marchio (Cerva, 13 gennaio 1957).
Emiliano Trovato (Lecco, 27 aprile 1970), affiliato con grado di picciotto onorato, avrebbe gestito il denaro spettante alla famiglia Trovato con delega al commercio di cocaina e al mantenimento dei detenuti.
Il capo giovani sarebbe stato l'affiliato Francesco Prestia, fino al suo arresto nel 2001, al che gli sarebbe subentrato Salvatore Caligiuri (Lecco, 19 ottobre 1975)
Il picciotto di giornata sarebbe stato Massimiliano Costa (Lecco, 4 dicembre 1975)
Una stretta cerchia di affiliati vicini ad Angelo Sirianni sarebbero stati:
Federico Pettinato (Andali, 4 settembre 1964), sarebbe stato il suo braccio destro; Marco Malugani, che avrebbe avuto compiti esecutivi rispetto agli ordini del capo giovani; Filippo Bubbo (Petronà, 22 settembre 1954);
Antonio Bubbo, affiliato col grado di camorrista
Francesco Maiuolo, delegato allo spaccio di droga tra Lecco e Sondrio e al collegamento con affiliati residenti in Svizzera
Tommaso Scalzi (Cerva, 15 giugno 1969), picciotto onorato, addetto alla sicurezza di Franco Trovato, Carmine De Stefano, e Emiliano Trovato
Palmerino Rigillo (Marcedusa, 30 marzo 1950) e Giuseppe Gigliotti (Petronà, 22 novembre 1955), avrebbero agito sotto il controllo diretto del Tommaso Scalzi. Il Gigliotti, inoltre, sarebbe stato agli ordini diretti di Franco Trovato e si sarebbe relazionato con Federico Pettinato.
Raffaele Scalzi (Catanzaro, 9 giugno 1958), picciotto onorato, sarebbe stato il guardaspalle di Angelo Sirianni
Carmine Sirianni (Lecco, 15 febbraio 1977), picciotto che avrebbe gestito il traffico di stupefacenti agli ordini del Caligiuri.
Giuseppe Foriglio, gestore del bar Manzoni di Calolziocorte, che sarebbe stato luogo di ritrovo e spaccio dell'organizzazione.
Giacomo Trovato (Lecco, 1° febbraio 1977) e il cugino Emiliano Trovato (Lecco, 27 aprile 1970) avrebbero avuto tra l'altro funzioni di collegamento
Vincenzo Falzetta (Marcedusa, 7 ottobre 1961), ritenuto affiliato al locale di Petilia Policastro, che avrebbe riferimento in Franco Trovato, avrebbe gestito i locali Madison e Le Monde, con relativo spaccio di droga e avrebbe gestito col Rigillo altre iniziative, come Bio Solaire e Cafè Solaire (aperto nel 2005 a Soverato).
Viene citato quindi la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia in cui si indica Milano come nuova capitale della 'ndrangheta. Si cita Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia: "non ci sono più tanti satelliti che ruotano intorno a un unico sole, la 'ndrangheta di San Luca, ma una struttura federata, disposta a dialogare con la vecchia casa madre, ma non più a dipendere da essa"
Pare che sia destino che i centri direzionali mafiosi si spostino verso Milano, dato che lì sono i soldi. Si fa notare come Paolo Sergi e Antonio Piromalli siano stati arrestati a Milano da dove avrebbero diretto i loro traffici e curato le relazioni con il mondo politico e istituzionale.
La crisi economica sta aiutando le mafie, che hanno una forte liquidità, a entrare nel tessuto della società civile, che accetta capitali freschi, seppur di provenienza dubbia, al fine di permettere una riorganizzazione aziendale. Non considerando che i mafiosi possono accettare di fare il socio silenzioso solo in un primo tempo, chiedendo alla lunga conto della loro partecipazione economica.
Un articolo del suo direttore, Paolo Pollichieni, affronta il tema della possibile secessione delle componenti delle famiglie mafiose che, stabilitesi nella ricca Lombardia, hanno guadagnato sul campo sempre più indipendenza.
Viene citata parte della deposizione di Vittorio Foschini, collaboratore di giustizia considerato molto vicino al boss Franco Trovato, che avrebbe dichiarato che un boss di primo piano della 'ndrangheta (nome coperto da omissis) ha chiesto armi per difendere il suo territorio: cinque Kalashnikov, tre Uzi, tre Sig-Sauer. Erano armi richieste per prepararsi ad un possibile scontro con l'ala scissionista della 'ndrangheta operante al Nord. E si era nel 2002.
Si cita quindi un rapporto giudiziario che descriverebbe una struttura di tipo mafioso basata su modalità tipiche della 'ndrangheta ma basata in Lombardia, pur mantenendo ancora dei legami con le famiglie originarie di Reggio Calabria (De Stefano - Tegano) e Isola Capo Rizzuto (Arena - Colacchio).
Nell'articolo non si dice esplicitamente da dove arriva questo rapporto, ma dai nomi e dalle circostanze sembra si tratti degli atti relativi al processo nato in seguito alla operazione Oversize.
A capo di questa struttura ci sarebbe stato Rodolfo Bubba (nato ad Andali il 10 dicembre 1935) che avrebbe avuto il grado di vangelo o capobastone.
Il comitato direttivo (la "Maggiore") sarebbe stato composto da Angelo Sirianni (Petronà, 10 maggio 1955), Giuseppe Elia (Cerva, 14 aprile 1951), Carlo Mazzei (Petronà, 22 gennaio 1962), e Pierino Marchio (Cerva, 13 gennaio 1957).
Emiliano Trovato (Lecco, 27 aprile 1970), affiliato con grado di picciotto onorato, avrebbe gestito il denaro spettante alla famiglia Trovato con delega al commercio di cocaina e al mantenimento dei detenuti.
Il capo giovani sarebbe stato l'affiliato Francesco Prestia, fino al suo arresto nel 2001, al che gli sarebbe subentrato Salvatore Caligiuri (Lecco, 19 ottobre 1975)
Il picciotto di giornata sarebbe stato Massimiliano Costa (Lecco, 4 dicembre 1975)
Una stretta cerchia di affiliati vicini ad Angelo Sirianni sarebbero stati:
Federico Pettinato (Andali, 4 settembre 1964), sarebbe stato il suo braccio destro; Marco Malugani, che avrebbe avuto compiti esecutivi rispetto agli ordini del capo giovani; Filippo Bubbo (Petronà, 22 settembre 1954);
Antonio Bubbo, affiliato col grado di camorrista
Francesco Maiuolo, delegato allo spaccio di droga tra Lecco e Sondrio e al collegamento con affiliati residenti in Svizzera
Tommaso Scalzi (Cerva, 15 giugno 1969), picciotto onorato, addetto alla sicurezza di Franco Trovato, Carmine De Stefano, e Emiliano Trovato
Palmerino Rigillo (Marcedusa, 30 marzo 1950) e Giuseppe Gigliotti (Petronà, 22 novembre 1955), avrebbero agito sotto il controllo diretto del Tommaso Scalzi. Il Gigliotti, inoltre, sarebbe stato agli ordini diretti di Franco Trovato e si sarebbe relazionato con Federico Pettinato.
Raffaele Scalzi (Catanzaro, 9 giugno 1958), picciotto onorato, sarebbe stato il guardaspalle di Angelo Sirianni
Carmine Sirianni (Lecco, 15 febbraio 1977), picciotto che avrebbe gestito il traffico di stupefacenti agli ordini del Caligiuri.
Giuseppe Foriglio, gestore del bar Manzoni di Calolziocorte, che sarebbe stato luogo di ritrovo e spaccio dell'organizzazione.
Giacomo Trovato (Lecco, 1° febbraio 1977) e il cugino Emiliano Trovato (Lecco, 27 aprile 1970) avrebbero avuto tra l'altro funzioni di collegamento
Vincenzo Falzetta (Marcedusa, 7 ottobre 1961), ritenuto affiliato al locale di Petilia Policastro, che avrebbe riferimento in Franco Trovato, avrebbe gestito i locali Madison e Le Monde, con relativo spaccio di droga e avrebbe gestito col Rigillo altre iniziative, come Bio Solaire e Cafè Solaire (aperto nel 2005 a Soverato).
Viene citato quindi la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia in cui si indica Milano come nuova capitale della 'ndrangheta. Si cita Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia: "non ci sono più tanti satelliti che ruotano intorno a un unico sole, la 'ndrangheta di San Luca, ma una struttura federata, disposta a dialogare con la vecchia casa madre, ma non più a dipendere da essa"
Pare che sia destino che i centri direzionali mafiosi si spostino verso Milano, dato che lì sono i soldi. Si fa notare come Paolo Sergi e Antonio Piromalli siano stati arrestati a Milano da dove avrebbero diretto i loro traffici e curato le relazioni con il mondo politico e istituzionale.
La crisi economica sta aiutando le mafie, che hanno una forte liquidità, a entrare nel tessuto della società civile, che accetta capitali freschi, seppur di provenienza dubbia, al fine di permettere una riorganizzazione aziendale. Non considerando che i mafiosi possono accettare di fare il socio silenzioso solo in un primo tempo, chiedendo alla lunga conto della loro partecipazione economica.
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Illazioni su Benedetto Letizia
Su la Voce delle Voci di giugno c'é un articolo che vale la pena di leggere anche se, almeno per il momento, sembra che i riscontri oggettivi siano piuttosto carenti.
Si sostiene infatti che la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli stia indagando sui possibili collegamenti tra Benedetto Letizia e i Letizia (Armando, Giovanni e Franco) legati a Giuseppe Setola dei casalesi e quindi che fanno riferimento ai Bidognetti, alleati agli Amato-Pagano, noti anche come gli scissionisti di Scampia del recentemente arrestato Raffaele Amato.
Benedetto Elio Letizia é balzato alle cronache di recente, in quanto padre di Noemi Letizia, e quindi per la sua presunta relazione con il presidente del Consiglio corrente, Silvio Berlusconi.
L'ipotesi sollevata dall'articolo sarebbe quella che Benedetto Letizia potrebbe essere in contatto con i Letizia dei casalesi e che il legame con il presidente del Consiglio sarebbe da leggere in funzione di una manifestazione di un rapporto di forza dei casalesi.
La strage di Castelvolturno, che si suppone sia stata organizzata da Giuseppe Setola per riaffermare il suo predominio sulla zona, e che si dice sia stata compiuta da un gruppo di fuoco comprendente Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, viene presa come punto di partenza per una nuova fase nella lotta alla camorra da parte dello Stato.
La strage avviene il 19 settembre scorso, gli arresti dei tre sopra indicati avviene nel giro di pochi giorni. A gennaio viene arrestato Giuseppe Setola e la moglie Stefania Martinelli. A marzo arrivano gli arresti di numerosi uomini legati ai Letizia, tra cui Vincenzo 'o schizzato Letizia, 33 anni. Ad aprile viene arrestato Armando Letizia, 56 anni, che si crede sia un elemento di spicco del clan, zio di Giovanni e padre di Franco Letizia, che sarà a sua volta arrestato a maggio.
Inoltre il 29 aprile viene arrestato Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco cicciotto 'e mezzanotte Bidognetti, al 41 bis.
Solo tre giorni prima, l'apparizione del presidente del consiglio a Casoria, per la festa del compleanno di Noemi Letizia.
Sembra dunque che l'articolo voglia suggerire la possibilità che la partecipazione del presidente del consiglio alla festa sia da leggere come un segnale. Segnale camorrista, quindi difficile da interpretare per chi sia fuori da quel mondo. Perché, anche se questo fosse davvero il caso, resterebbe comunque da capire il suo senso. Voleva forse essere un segnale interno ai casalesi? O un messaggio dai casalesi allo Stato?
Si fa notare come Silvio Berlusconi abbia più volte annunciato di avere una spiegazione esemplare per la sua vicinanza a Noemi Letizia, dichiarando che sarà "un boomerang tale che si vergogneranno, e perderanno consenso e stima degli elettori", il fatto é che non é stata ancora data, mentre se si voleva avere un effetto elettorale dalla vicenda avrebbe avuto senso darla prima delle elezioni europee.
Fonte: la voce delle voci
Si sostiene infatti che la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli stia indagando sui possibili collegamenti tra Benedetto Letizia e i Letizia (Armando, Giovanni e Franco) legati a Giuseppe Setola dei casalesi e quindi che fanno riferimento ai Bidognetti, alleati agli Amato-Pagano, noti anche come gli scissionisti di Scampia del recentemente arrestato Raffaele Amato.
Benedetto Elio Letizia é balzato alle cronache di recente, in quanto padre di Noemi Letizia, e quindi per la sua presunta relazione con il presidente del Consiglio corrente, Silvio Berlusconi.
L'ipotesi sollevata dall'articolo sarebbe quella che Benedetto Letizia potrebbe essere in contatto con i Letizia dei casalesi e che il legame con il presidente del Consiglio sarebbe da leggere in funzione di una manifestazione di un rapporto di forza dei casalesi.
La strage di Castelvolturno, che si suppone sia stata organizzata da Giuseppe Setola per riaffermare il suo predominio sulla zona, e che si dice sia stata compiuta da un gruppo di fuoco comprendente Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, viene presa come punto di partenza per una nuova fase nella lotta alla camorra da parte dello Stato.
La strage avviene il 19 settembre scorso, gli arresti dei tre sopra indicati avviene nel giro di pochi giorni. A gennaio viene arrestato Giuseppe Setola e la moglie Stefania Martinelli. A marzo arrivano gli arresti di numerosi uomini legati ai Letizia, tra cui Vincenzo 'o schizzato Letizia, 33 anni. Ad aprile viene arrestato Armando Letizia, 56 anni, che si crede sia un elemento di spicco del clan, zio di Giovanni e padre di Franco Letizia, che sarà a sua volta arrestato a maggio.
Inoltre il 29 aprile viene arrestato Michele Bidognetti, fratello del boss Francesco cicciotto 'e mezzanotte Bidognetti, al 41 bis.
Solo tre giorni prima, l'apparizione del presidente del consiglio a Casoria, per la festa del compleanno di Noemi Letizia.
Sembra dunque che l'articolo voglia suggerire la possibilità che la partecipazione del presidente del consiglio alla festa sia da leggere come un segnale. Segnale camorrista, quindi difficile da interpretare per chi sia fuori da quel mondo. Perché, anche se questo fosse davvero il caso, resterebbe comunque da capire il suo senso. Voleva forse essere un segnale interno ai casalesi? O un messaggio dai casalesi allo Stato?
Si fa notare come Silvio Berlusconi abbia più volte annunciato di avere una spiegazione esemplare per la sua vicinanza a Noemi Letizia, dichiarando che sarà "un boomerang tale che si vergogneranno, e perderanno consenso e stima degli elettori", il fatto é che non é stata ancora data, mentre se si voleva avere un effetto elettorale dalla vicenda avrebbe avuto senso darla prima delle elezioni europee.
Fonte: la voce delle voci
Guerra di mafia per Expo 2015
I clan della 'ndrangheta stabilitisi nel nord Italia, penserebbero di essere abbastanza forti da potersi svincolare dal controllo delle 'ndrine originarie calabresi.
"Ci sono sodalizi criminali operanti al Nord che rivendicano una propria autonomia operativa, entrando sempre più in conflitto con gli originari clan di 'ndrangheta calabresi"
"Non ci sono più tanti satelliti che ruotano attorno a un unico sole, la 'ndrangheta di San Luca, ma una struttura federata disposta a dialogare con la casa madre, ma non più a condividere con essa i profitti"
Fonte: reuters
"Ci sono sodalizi criminali operanti al Nord che rivendicano una propria autonomia operativa, entrando sempre più in conflitto con gli originari clan di 'ndrangheta calabresi"
"Non ci sono più tanti satelliti che ruotano attorno a un unico sole, la 'ndrangheta di San Luca, ma una struttura federata disposta a dialogare con la casa madre, ma non più a condividere con essa i profitti"
Fonte: reuters
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Ricordando Giovanni Falcone
Dall'intervista di Mario Cagnetta (corriere canadese) a Giuseppe Di Lello:
"Non c’è dubbio che, prima di Chinnici e Falcone, si aveva l’idea della Mafia come di un qualcosa di impenetrabile. ... Il metodo Falcone ha cambiato tutto. Giovanni aveva capito che i mafiosi lasciavano tracce ovunque: nelle banche, negli aeroporti, negli alberghi. Da qui sono nate le ricerche per ricollegare i vari traffici alle connessioni bancarie internazionali. Si partiva dal contrabbando di tabacchi per arrivare all’importazione di morfina base, per arrivare alla produzione di eroina con transazioni che venivano effettuate in Svizzera. C’era tutto un lavoro di tracciabilità meticoloso che è stato possibile grazie all’affidabilità di cui godeva Falcone a livello internazionale"
"Lo Stato si è sempre svegliato quando sul piano internazionale non poteva fare finta di niente e ignorare quanto stava accadendo. Basti pensare all’omicidio di Pio La Torre, del generale Dalla Chiesa e di Piersanti Mattarella. Dopo quelle morti, nacque una legislazione che ci aiutò molto: pensiamo alla legge sui pentiti e all’appoggio che Paesi come gli Stati Uniti ci diedero per nascondere i pentiti a casa loro."
"... Ai tempi del pool, rimanevamo molto perplessi di fronte a degli annullamenti frutto di formalismi spesso sbagliati. Il ritorno di Carnevale in Cassazione è, non dico una sconfitta per lo Stato, ma il segno che lo Stato si adegua senza mostrare una capacità di decidere da che parte stare."
"La mafia ha combattuto sempre su molti fronti. ... Diciamo che la mafia dall’interno combatteva per vedere chi era il più forte, ma all’esterno era unita per cercare di eliminare i suoi nemici istituzionali. L’omicidio di Lima non era altro che un segnale rivolto ai politici affinché rispettassero i patti in virtù di alleanze fatte precedentemente. Con la morte di Falcone, invece, si voleva eliminare il nemico di sempre"
"La mafia ha sempre prosperato sulla deregulation. E questo rilassamento nei confronti del riciclaggio, dell’abusivismo, delle pubbliche amministrazioni colluse con la mafia e di una parte dell’imprenditoria che preferisce fare affari e accettare mediazioni, non contrasta la lotta."
"Quello di Borsellino è un omicidio anomalo. Mi attengo ai fatti e dico che, come al solito la cassaforte di Dalla Chiesa è stata trovata vuota, l’agenda di Borsellino è scomparsa, il covo di Riina non è stato perquisito. Sono tutti fenomeni che ci danno un’idea che qualche potere esterno non abbia mai voluto andare fino in fondo con la mafia. Forse per evitare collegamenti troppo scottanti. E forse per questo motivo, si proteggono ora e si sono protetti prima."
"Non c’è dubbio che, prima di Chinnici e Falcone, si aveva l’idea della Mafia come di un qualcosa di impenetrabile. ... Il metodo Falcone ha cambiato tutto. Giovanni aveva capito che i mafiosi lasciavano tracce ovunque: nelle banche, negli aeroporti, negli alberghi. Da qui sono nate le ricerche per ricollegare i vari traffici alle connessioni bancarie internazionali. Si partiva dal contrabbando di tabacchi per arrivare all’importazione di morfina base, per arrivare alla produzione di eroina con transazioni che venivano effettuate in Svizzera. C’era tutto un lavoro di tracciabilità meticoloso che è stato possibile grazie all’affidabilità di cui godeva Falcone a livello internazionale"
"Lo Stato si è sempre svegliato quando sul piano internazionale non poteva fare finta di niente e ignorare quanto stava accadendo. Basti pensare all’omicidio di Pio La Torre, del generale Dalla Chiesa e di Piersanti Mattarella. Dopo quelle morti, nacque una legislazione che ci aiutò molto: pensiamo alla legge sui pentiti e all’appoggio che Paesi come gli Stati Uniti ci diedero per nascondere i pentiti a casa loro."
"... Ai tempi del pool, rimanevamo molto perplessi di fronte a degli annullamenti frutto di formalismi spesso sbagliati. Il ritorno di Carnevale in Cassazione è, non dico una sconfitta per lo Stato, ma il segno che lo Stato si adegua senza mostrare una capacità di decidere da che parte stare."
"La mafia ha combattuto sempre su molti fronti. ... Diciamo che la mafia dall’interno combatteva per vedere chi era il più forte, ma all’esterno era unita per cercare di eliminare i suoi nemici istituzionali. L’omicidio di Lima non era altro che un segnale rivolto ai politici affinché rispettassero i patti in virtù di alleanze fatte precedentemente. Con la morte di Falcone, invece, si voleva eliminare il nemico di sempre"
"La mafia ha sempre prosperato sulla deregulation. E questo rilassamento nei confronti del riciclaggio, dell’abusivismo, delle pubbliche amministrazioni colluse con la mafia e di una parte dell’imprenditoria che preferisce fare affari e accettare mediazioni, non contrasta la lotta."
"Quello di Borsellino è un omicidio anomalo. Mi attengo ai fatti e dico che, come al solito la cassaforte di Dalla Chiesa è stata trovata vuota, l’agenda di Borsellino è scomparsa, il covo di Riina non è stato perquisito. Sono tutti fenomeni che ci danno un’idea che qualche potere esterno non abbia mai voluto andare fino in fondo con la mafia. Forse per evitare collegamenti troppo scottanti. E forse per questo motivo, si proteggono ora e si sono protetti prima."
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Emma Marcegaglia alla Confindustria
Intervento all'assemblea annuale della Confindustria del Presidente Emma Marcegaglia.
Tra i temi trattati ha lasciato anche spazio ad una ripresa del suo appello alla legalità.
"Ribadisco la volontà di Confindustria di stroncare ogni forma di contiguità tra le imprese e le organizzazioni mafiose. Le mafie controllano vaste aree del paese e le inchiodano all'arretratezza. Si genera così un circolo vizioso: il sottosviluppo alimenta la criminalità e questa crea un'economia parallela che offre impiego a vasti strati della popolazione, conquistandone la complicità.
"Occorre spezzare questo cerchio infernale. Lo Stato deve riprendere il pieno controllo di tutto il territorio del paese
"Non pensino i collegi settentrionali che questa questione sia a loro estranea. L'attività mafiosa si sta allargando e infiltrando, attraverso il riciclaggio, anche al Nord.
"Perciò siamo tutti coinvolti in questa lotta, in ogni atto della nostra attività di imprenditori. Lo sono soprattutto le imprese meridionali sane. Queste imprese e i loro lavoratori sono le teste di ponte della civiltà e dello sviluppo in quelle zone. Hanno tutto il nostro sostegno."
Fonti: agi, ansa, tg3, sole24ore
Tra i temi trattati ha lasciato anche spazio ad una ripresa del suo appello alla legalità.
"Ribadisco la volontà di Confindustria di stroncare ogni forma di contiguità tra le imprese e le organizzazioni mafiose. Le mafie controllano vaste aree del paese e le inchiodano all'arretratezza. Si genera così un circolo vizioso: il sottosviluppo alimenta la criminalità e questa crea un'economia parallela che offre impiego a vasti strati della popolazione, conquistandone la complicità.
"Occorre spezzare questo cerchio infernale. Lo Stato deve riprendere il pieno controllo di tutto il territorio del paese
"Non pensino i collegi settentrionali che questa questione sia a loro estranea. L'attività mafiosa si sta allargando e infiltrando, attraverso il riciclaggio, anche al Nord.
"Perciò siamo tutti coinvolti in questa lotta, in ogni atto della nostra attività di imprenditori. Lo sono soprattutto le imprese meridionali sane. Queste imprese e i loro lavoratori sono le teste di ponte della civiltà e dello sviluppo in quelle zone. Hanno tutto il nostro sostegno."
Fonti: agi, ansa, tg3, sole24ore
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Immobiliare Mafia
Inchiesta di Emanuele Zuccalà sul corriere.
Alcuni punti toccati:
Rosario Caci, 54 anni, della famiglia Emmanuello vicini ai Madonia, ufficialmente invalido e nullatentente ha ritardato per anni la confisca di beni per mafia, e solo ora accetta di trasferirsi in albergo, a spese del comune di Genova.
Il bar della stazione di Garbagnate Milanese apparteneva a persone legate al boss Gerlando 'u paccarè Alberti, ora ottantaseienne.
Il bar Trevi di Buccinasco era il punto di riferimento dei Sergi, 'ndrina di Platì. Una villa bunker é stata sequestrata ad Antonio Papalia, 55 anni, già capobastone dei Papalia, ora al 41 bis.
I sequestri di beni appartenenti alla mafia sono ritardati, a volte con stratagemmi ripugnanti, come nel caso della villa a Bardonecchia di Francesco don Ciccio Mazzaferro, il responsabile del locale di Torino per la 'ndrina dei Mazzaferro di Gioiosa Jonica, che risultava occupata da un disabile.
A Torino il Comune é intervenuto economicamente per risolvere la situazione di stallo di un locale confiscato al 50% a Ciro Peluso, 65 anni.
A volte i cittadini sostengono i mafiosi per un presunto calcolo di convenienza locale. A San Sebastiano Po alcuni paesani raccolgono firme per non far cacciare il padre dei fratelli Belfiore di Gioiosa Jonica: Salvatore Sasà Belfiore condannato per un maxi-sequestro di eroina, Domenico Mimmo Belfiore, mandante dell'omicidio del procuratore Bruno Caccia.
Alcuni punti toccati:
Rosario Caci, 54 anni, della famiglia Emmanuello vicini ai Madonia, ufficialmente invalido e nullatentente ha ritardato per anni la confisca di beni per mafia, e solo ora accetta di trasferirsi in albergo, a spese del comune di Genova.
Il bar della stazione di Garbagnate Milanese apparteneva a persone legate al boss Gerlando 'u paccarè Alberti, ora ottantaseienne.
Il bar Trevi di Buccinasco era il punto di riferimento dei Sergi, 'ndrina di Platì. Una villa bunker é stata sequestrata ad Antonio Papalia, 55 anni, già capobastone dei Papalia, ora al 41 bis.
I sequestri di beni appartenenti alla mafia sono ritardati, a volte con stratagemmi ripugnanti, come nel caso della villa a Bardonecchia di Francesco don Ciccio Mazzaferro, il responsabile del locale di Torino per la 'ndrina dei Mazzaferro di Gioiosa Jonica, che risultava occupata da un disabile.
A Torino il Comune é intervenuto economicamente per risolvere la situazione di stallo di un locale confiscato al 50% a Ciro Peluso, 65 anni.
A volte i cittadini sostengono i mafiosi per un presunto calcolo di convenienza locale. A San Sebastiano Po alcuni paesani raccolgono firme per non far cacciare il padre dei fratelli Belfiore di Gioiosa Jonica: Salvatore Sasà Belfiore condannato per un maxi-sequestro di eroina, Domenico Mimmo Belfiore, mandante dell'omicidio del procuratore Bruno Caccia.
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Cosa nostra
Milano capitale della mafia
Buon documento prodotto da la sette per il programma exit sugli affari della mafia in generale, e della 'ndrangheta in particolare, nel nord Italia.
Alcune dei punti salienti toccati:
A Genova le mafie sono presenti e attive, anche se non in modo riconosciuto, da decenni. "La mafia? A noi non risulta" si sente dire, da genovesi.
Ma "nella Maddalena il pizzo lo pagano" dicono se interrogati in anonimo.
Nei lavori cittadini i subappalti sarebbero ormai in mano alle organizzazioni mafiose.
Un commerciante, in anonimo, dichiara che gran parte delle attività commerciali sono in mano alle mafie. "Hanno quello che vogliono."
"Dall'89 in poi la 'ndragheta ha preso possesso di Milano e della Lombardia." dice un collaboratore di giustizia.
A Quarto Oggiaro il controllo del territorio é capillarmente in mano alla mafia. Mario Carvelli dei Carvelli di Cutro, arrestato l'estate scorsa era considerato il reggente della sua 'ndrina per Quarto Oggiaro.
Locali di 'ndrangheta (ovvero gruppi che hanno la capacità logistica di controllare il territorio) sono stabilite a Saronno, Buccinasco, Corsico, Giussano, ...
L'Ortomercato di Milano é un centro di riferimento per le mafie milanesi, dominano lì i Piromalli, i Morabito.
I profitti sono stati investiti, tra l'altro, in ristoranti, pizzerie, bar, luoghi ottimali per controllare il territorio.
Le mafie in Lombardia "Non sono più mafie in trasferta ... praticamente sono di casa."
Le indagini nei confronti di Giuseppe Pepè Onorato, hanno mostrato come 'ndrangheta e cosa nostra lavorino di comune accordo.
Giovanni Nicchi, 'u picciutteddu, vicino a Nino Rotolo, capomafia di Pagliarelli e considerato nemico dei Lo Piccolo, é stato certamente a Milano.
Ma anche nomi della Milano bene, come l'avvocato Paolo Sciumè, sono stati fatti in relazione alle mafie. Lo Sciumè avrebbe agevolato il trasferimento alle Bahamas di milioni di Euro provenienti dalle mafie.
Venti miliardi di Euro sono stati stanziati per gli appalti dell'Expò. Le organizzazioni mafiosi si stanno ristrutturando per approfittare della situazione.
Alla Confindustria lombarda tutto ciò non risulta.
Estate 2006 Seregno, operazione di polizia contro i Mancuso. Sequestrato l'arsenale.
Rocco Cristello, considerato affiliato ai Mancuso, eliminato 27 marzo l'anno scorso a Verano Brianza con 26 colpi di armi da fuoco.
Carmelo Novella ucciso a San Vittore Olona, nello scorso luglio.
San Giorgio su Legnano Cataldo Aloisio dei Farao, parente alla lontana del Novella, ucciso poco dopo.
Faide di 'ndrangheta combattute anche in Lombardia.
Infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni: "Il politico di turno ha bisogno di voti, é lui stesso che cerca l'uomo di rispetto, il mafioso"
A Buccinasco s'é riscontrata una vicinanza tra amministratori locali e mafiosi (Barbaro, Papalia). Si sono raccolti indizi di una mega tangente alla 'ndrangheta, un milione di euro, su lavori pubblici.
Ma "Buccinasco é una città dove si vive bene", dice il sindaco di Buccinasco.
"L'esistenza in Lombardia di un sistema centralizzato per la spartizione degli appalti pubblici tra cosche calabresi, una regia unica nei rapporti tra 'ndragheta e mondo imprenditoriale"
L'infiltrazione mafiosa é ormai sistema. "Io della mafia non ho mai sentito nulla", dichiara una signora lodigiana.
Intimidazioni con minacce di morte a un attore che ha fatto uno spettacolo satirico sulla mafia.
Alcune dei punti salienti toccati:
A Genova le mafie sono presenti e attive, anche se non in modo riconosciuto, da decenni. "La mafia? A noi non risulta" si sente dire, da genovesi.
Ma "nella Maddalena il pizzo lo pagano" dicono se interrogati in anonimo.
Nei lavori cittadini i subappalti sarebbero ormai in mano alle organizzazioni mafiose.
Un commerciante, in anonimo, dichiara che gran parte delle attività commerciali sono in mano alle mafie. "Hanno quello che vogliono."
"Dall'89 in poi la 'ndragheta ha preso possesso di Milano e della Lombardia." dice un collaboratore di giustizia.
A Quarto Oggiaro il controllo del territorio é capillarmente in mano alla mafia. Mario Carvelli dei Carvelli di Cutro, arrestato l'estate scorsa era considerato il reggente della sua 'ndrina per Quarto Oggiaro.
Locali di 'ndrangheta (ovvero gruppi che hanno la capacità logistica di controllare il territorio) sono stabilite a Saronno, Buccinasco, Corsico, Giussano, ...
L'Ortomercato di Milano é un centro di riferimento per le mafie milanesi, dominano lì i Piromalli, i Morabito.
I profitti sono stati investiti, tra l'altro, in ristoranti, pizzerie, bar, luoghi ottimali per controllare il territorio.
Le mafie in Lombardia "Non sono più mafie in trasferta ... praticamente sono di casa."
Le indagini nei confronti di Giuseppe Pepè Onorato, hanno mostrato come 'ndrangheta e cosa nostra lavorino di comune accordo.
Giovanni Nicchi, 'u picciutteddu, vicino a Nino Rotolo, capomafia di Pagliarelli e considerato nemico dei Lo Piccolo, é stato certamente a Milano.
Ma anche nomi della Milano bene, come l'avvocato Paolo Sciumè, sono stati fatti in relazione alle mafie. Lo Sciumè avrebbe agevolato il trasferimento alle Bahamas di milioni di Euro provenienti dalle mafie.
Venti miliardi di Euro sono stati stanziati per gli appalti dell'Expò. Le organizzazioni mafiosi si stanno ristrutturando per approfittare della situazione.
Alla Confindustria lombarda tutto ciò non risulta.
Estate 2006 Seregno, operazione di polizia contro i Mancuso. Sequestrato l'arsenale.
Rocco Cristello, considerato affiliato ai Mancuso, eliminato 27 marzo l'anno scorso a Verano Brianza con 26 colpi di armi da fuoco.
Carmelo Novella ucciso a San Vittore Olona, nello scorso luglio.
San Giorgio su Legnano Cataldo Aloisio dei Farao, parente alla lontana del Novella, ucciso poco dopo.
Faide di 'ndrangheta combattute anche in Lombardia.
Infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni: "Il politico di turno ha bisogno di voti, é lui stesso che cerca l'uomo di rispetto, il mafioso"
A Buccinasco s'é riscontrata una vicinanza tra amministratori locali e mafiosi (Barbaro, Papalia). Si sono raccolti indizi di una mega tangente alla 'ndrangheta, un milione di euro, su lavori pubblici.
Ma "Buccinasco é una città dove si vive bene", dice il sindaco di Buccinasco.
"L'esistenza in Lombardia di un sistema centralizzato per la spartizione degli appalti pubblici tra cosche calabresi, una regia unica nei rapporti tra 'ndragheta e mondo imprenditoriale"
L'infiltrazione mafiosa é ormai sistema. "Io della mafia non ho mai sentito nulla", dichiara una signora lodigiana.
Intimidazioni con minacce di morte a un attore che ha fatto uno spettacolo satirico sulla mafia.
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Le origini della camorra
Raccolti nel testo scritti di Carlo Del Balzo, Salvatore Di Giacomo, Renato Fucini, Francesco Mastriani, Ferdinando Russo, Ernesto Serao, Matilde Serao, Pasquale Villari, con lo scopo di affrontare i diversi aspetti della camorra, esaminandone forme e rituali dalle origini fino al processo Cutolo.
Nella presentazione del libro a Varese, dove l'autore risiede correntemente, é intervenuto il pubblico ministero Agostino Abate, che ha fatto alcune dichiarazioni in materia:
"La camorra è l’organizzazione più pericolosa, perché a differenza di Cosa nostra non si pone come antistato, ma convive e si arricchisce con il potere. E’ meno grezza della 'ndrangheta, che a sua volta non ha fatto un vero salto di qualità, e si presenta in prima persona in modo inappuntabile, indistinguibile da un bocconiano."
"Quando nel 1984 arrivai a Varese, mi resi conto che qui non c’erano chiavi di lettura del fenomeno. Oggi ci sono sentenze passate in giudicato che dicono che qui c’è la presenza di cosa nostra, camorra, una parte residua della nco, 'ndrangheta e anche degli stiddari. Se togliamo Campania e Lazio, poche altre province hanno questa presenza criminale."
Globalizzazione e criminalità organizzata
Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia dal 2005, ha partecipato al Festival Internazionale del Giornalismo che si sta tenendo a Perugia. Riporto il link a una breve intervista fattagli nell'occasione.
Le mafie si sono globalizzate e modernizzate, comunicano via skype e facebook, investono sui mercati internazionali, collaborano con le organizzazioni di altri Paesi, scambiandosi know how criminale. Totò Riina e Bernardo Provenzano rappresentavano la mafia rurale. Ora il controllo del territorio, le estorsioni, il traffico di droga, sono integrate con un imprenditoria, e una gestione degli investimenti borderline. I confini fra legale e illegale diventano sfumati. L’inchiesta sulla criminalità deve adeguarsi ai tempi, allargare i propri orizzonti, acquisire nuovi strumenti e metodologie di indagine.
Nell'occasione Piero Grasso ha dichiarato:
"Viviamo in un mondo globalizzato ... un'organizzazione verticistica che rimane tale nel suo ambito territoriale non riesce a conquistare i mercati. Oggi c'é bisogno ... di collegamenti a rete piuttosto che di organizzazioni verticistiche. E rete significa un nuovo modo di collegarsi fra più organizzazioni."
Interessante citare, a proposito del tema, un'articolo della tedesca Deutsche Welle del 17 ottobre scorso, nella traduzione italiana di poligl-otto:
"La mafia é oggi una gigantesca rete di commercio, contrabbando e corruzione. In fatto di collaborazione internazionale é nettamente in vantaggio rispetto alle Istituzioni: i contrabbandieri africani collaborano con i narcotrafficanti sudamericani, gli albanesi scambiano in Vicino Oriente armi per droga.
Lo stesso accade in Italia, la terra d'origine della mafia. La ndrangheta collabora strettamente con i suoi "amici" di Albania, Europa Orientale, Turchia e Sudamerica. La camorra ha buone contatti in Cina e lascia nel contempo organizzare ai nigeriani la prostituzione in Italia."
Fonti: Festival del Giornalismo, umbrialeft, poligl-otto
Le mafie si sono globalizzate e modernizzate, comunicano via skype e facebook, investono sui mercati internazionali, collaborano con le organizzazioni di altri Paesi, scambiandosi know how criminale. Totò Riina e Bernardo Provenzano rappresentavano la mafia rurale. Ora il controllo del territorio, le estorsioni, il traffico di droga, sono integrate con un imprenditoria, e una gestione degli investimenti borderline. I confini fra legale e illegale diventano sfumati. L’inchiesta sulla criminalità deve adeguarsi ai tempi, allargare i propri orizzonti, acquisire nuovi strumenti e metodologie di indagine.
Nell'occasione Piero Grasso ha dichiarato:
"Viviamo in un mondo globalizzato ... un'organizzazione verticistica che rimane tale nel suo ambito territoriale non riesce a conquistare i mercati. Oggi c'é bisogno ... di collegamenti a rete piuttosto che di organizzazioni verticistiche. E rete significa un nuovo modo di collegarsi fra più organizzazioni."
Interessante citare, a proposito del tema, un'articolo della tedesca Deutsche Welle del 17 ottobre scorso, nella traduzione italiana di poligl-otto:
"La mafia é oggi una gigantesca rete di commercio, contrabbando e corruzione. In fatto di collaborazione internazionale é nettamente in vantaggio rispetto alle Istituzioni: i contrabbandieri africani collaborano con i narcotrafficanti sudamericani, gli albanesi scambiano in Vicino Oriente armi per droga.
Lo stesso accade in Italia, la terra d'origine della mafia. La ndrangheta collabora strettamente con i suoi "amici" di Albania, Europa Orientale, Turchia e Sudamerica. La camorra ha buone contatti in Cina e lascia nel contempo organizzare ai nigeriani la prostituzione in Italia."
Fonti: Festival del Giornalismo, umbrialeft, poligl-otto
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