Meno di un anno dopo l'esecuzione del nipote Nicolò Rizzuto, tocca al nonno omonimo, sempre a Montreal. C'è a dire il vero un po' di confusione sul nome di battesimo, se questo sia Nicola, Nick, Nicolò, Niccolò o Nicolo, come viene comunemente citato nella stampa americana.
Nick Rizzuto, 86 anni, era il padrino della famiglia Rizzuto, che era considerata la sesta famiglia - dopo le cinque famiglie newyorkesi - della cosa nostra americana.
Gli omicidi di due Nick Rizzuto hanno delimitato un anno in cui i Rizzuto hanno subito duri colpi da un nemico che non è ancora certamente identificato, anche se tutti gli indizi fanno pensare che si tratti della 'ndrangheta (indicati sulla stampa americana come "calabresi") che stia guadagnando spazio in Canada.
Paolo Renda, indicato come braccio destro di Rizzuto, è stato rapito a maggio, e da allora non si sono avute più notizie sul suo conto.
Pochi mesi dopo è stato eliminato Agostino Cuntrera assieme alla sua guardia del corpo Liborio Sciascia. Cuntrera era indicato come il "signore" di St-Leonard, il quartiere di Montreal ad alta penetrazione italoamericana.
L'elemento più importante della famiglia Rizzuto ancora in vita sarebbe Vito Rizzuto, 64 anni, figlio di Nick, è attualmente in prigione, estradato negli USA, per una condanna a 10 anni. Dovrebbe essere rilasciato nell'estate 2012.
Fonti: repubblica, cbc news, star
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Operazione Iblis
Le indagini relative a Iblis avevano lo scopo di ricostruire gli interessi della cosa nostra catanese, seguendone gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici. La relativa ordinanza di custodia cautelare ha colpito 47 indagati, inclusi pubblici amministratori e imprenditori catanesi, tra Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.
Tra i nomi indicati, spiccano quelli di Fausto Fagone, deputato regionale siciliano dei Popolari Italia Domani; Antonino Sangiorgi, consigliere provinciale catanese dell'UDC; Giuseppe Tomasello, assessore a Palagonia; Francesco Ilardi, imprenditore e assessore a Ramacca. Per Giovanni Cristaudo, deputato regionale siciliano aderente al gruppo misto, è stata rigettata la richiesta di arresto. Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, sarebbe indagato ma su di lui non è stato richiesto dalla procura alcun provvedimento.
L'avvocato civilista Agatino Santagati è accusato di aver fatto da collegamento tra imprenditori, arrestati Giovanni D’Urso e Rosario Ragusa, e la cosa nostra catanese, arrestati Francesco Marsiglione e Mario Ercolano dei Santapaola, per l'acquisto del parco commerciale La Tenutella.
Obiettivo principale dell'azione sarebbe stata l'attività di Vincenzo Aiello, personaggio di primo piano della famiglia catanese dei Santapaola. Notevole impulso alle indagine sarebbe venuto dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Eugenio Sturiale e Maurizio Avola, killer dei Santapaola che si sarebbe autoaccusato di più di 50 omicidi.
Fonti: repubblica, reuters, adnkronos, sole24ore, corriere, fatto
Tra i nomi indicati, spiccano quelli di Fausto Fagone, deputato regionale siciliano dei Popolari Italia Domani; Antonino Sangiorgi, consigliere provinciale catanese dell'UDC; Giuseppe Tomasello, assessore a Palagonia; Francesco Ilardi, imprenditore e assessore a Ramacca. Per Giovanni Cristaudo, deputato regionale siciliano aderente al gruppo misto, è stata rigettata la richiesta di arresto. Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, sarebbe indagato ma su di lui non è stato richiesto dalla procura alcun provvedimento.
L'avvocato civilista Agatino Santagati è accusato di aver fatto da collegamento tra imprenditori, arrestati Giovanni D’Urso e Rosario Ragusa, e la cosa nostra catanese, arrestati Francesco Marsiglione e Mario Ercolano dei Santapaola, per l'acquisto del parco commerciale La Tenutella.
Obiettivo principale dell'azione sarebbe stata l'attività di Vincenzo Aiello, personaggio di primo piano della famiglia catanese dei Santapaola. Notevole impulso alle indagine sarebbe venuto dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Eugenio Sturiale e Maurizio Avola, killer dei Santapaola che si sarebbe autoaccusato di più di 50 omicidi.
Fonti: repubblica, reuters, adnkronos, sole24ore, corriere, fatto
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Arresto di Gerlandino Messina
Gerlandino Messina, 38 anni, era nell'elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità del Programma Speciale di Ricerca.
Il 23 ottobre 2010 è stato arrestato dopo più di 10 anni di latitanza in una palazzina di Favara, a pochi chilometri da Agrigento. In seguito all'arresto di Giuseppe Falsone, nel giugno scorso, era ora considerato a capo della cosa nostra girgentina.
Un articolo di repubblica sostiene che i servizi segreti civili abbiano avuto una grossa influenza nella impostazione delle operazioni che hanno portato agli arresti di Messina e Falsone. Viene presentato come un risultato importante, in quanto i servizi segreti avevano in passato non avevano avuto questo impatto positivo sulle indagini di mafia, ma si fa notare come gli informatori dei servizi potrebbero operare, secondo voci non confermate, a vantaggio del trapanese Matteo Messina Denaro che vedeva nei boss di Agrigento una spina nel fianco nel suo potere mafioso.
Fonti: corriere, repubblica, quotidiano
Il 23 ottobre 2010 è stato arrestato dopo più di 10 anni di latitanza in una palazzina di Favara, a pochi chilometri da Agrigento. In seguito all'arresto di Giuseppe Falsone, nel giugno scorso, era ora considerato a capo della cosa nostra girgentina.
Un articolo di repubblica sostiene che i servizi segreti civili abbiano avuto una grossa influenza nella impostazione delle operazioni che hanno portato agli arresti di Messina e Falsone. Viene presentato come un risultato importante, in quanto i servizi segreti avevano in passato non avevano avuto questo impatto positivo sulle indagini di mafia, ma si fa notare come gli informatori dei servizi potrebbero operare, secondo voci non confermate, a vantaggio del trapanese Matteo Messina Denaro che vedeva nei boss di Agrigento una spina nel fianco nel suo potere mafioso.
Fonti: corriere, repubblica, quotidiano
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Betplus - Atlantis World
Articolo di Marco Lillo sul fatto quotidiano a proposito di Betplus, precedentemente nota come Atlantis World, concessionario per conto dell'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) nel settore delle slot machine, di cui detiene il 30% della quota di mercato. Incasso previsto per il 2010: trenta miliardi di euro.
A capo di Betplus, definito da Lillo come "raggruppamento di imprese", ci sarebbe la Atlantis World Nv, basata nelle Antille Olandesi, che sarebbe a sua volta controllata da Francesco Corallo.
Gateano Corallo, padre di Francesco, condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere in relazione a suoi affari nel mondo dei giochi, sarebbe in relazione con Nitto Santapaola, e il suo nome viene fatto in relazione al tentativo di scalata ai casinò di Campione e Sanremo da parte di una cordata considerata vicina al boss della cosa nostra catanese.
Esisterebbero prove documentali della relazione tra Gaetano Corallo e Nitto Santapaola: nel 1975 il Santapaola lo qualificava come "amico" ai poliziotti che li avevano fermati; sarebbero stati fotografati assieme alla fine del 1979 durante una vacanza a Saint Martin, nelle Antille Olandesi; sette anni dopo, secondo il collaboratore di giustizia Angelo Siino, il Santapaola avrebbe passato un anno di latitanza. Il fratello di Nitto, Giuseppe Santapaolo, fu arrestato in quel periodo e gli fu trovato addosso l'indirizzo caraibico del Corallo.
Francesco era indicato come intestatario di alcune società usate dal padre, ma ora dice di aver perso i contatti con Gaetano, e ha sempre affermato di aver seguito un percorso diverso, anche se i due Corallo sarebbero entrambi indagati per traffico internazionale di stupefacenti dalla DDA romana.
Informative della Polizia e della GdF indicavano che i due Corallo sarebbero stati in contatto con Marco Marino Diodato, italiano rilocato in Boliva, arrestato lì per traffico di droga, gioco illegale, e accusato di essere tra i mandanti dell'omicidio del giudice Monica Von Borries.
La Atlantis ha fatto causa a Londra al gruppo editoriale Espresso per una serie di articoli apparsi tra il 2004 e il 2007 su quell'azienda e sulla famiglia Corallo, perdendola.
Nonostante questa storia controversa, la Atlantis è considerata in regola per avere una concessione dalla AAMS, anche perché, secondo Lillo, gli accertamenti sono stati fatti sul procuratore in Italia per la società, Amedeo Laboccetta, e non su Francesco Corallo.
Queste le dichiarazioni rilasciate da Antonio Tagliaferri, direttore dei giochi dell'AAMS:
A capo di Betplus, definito da Lillo come "raggruppamento di imprese", ci sarebbe la Atlantis World Nv, basata nelle Antille Olandesi, che sarebbe a sua volta controllata da Francesco Corallo.
Gateano Corallo, padre di Francesco, condannato a sette anni e mezzo per associazione a delinquere in relazione a suoi affari nel mondo dei giochi, sarebbe in relazione con Nitto Santapaola, e il suo nome viene fatto in relazione al tentativo di scalata ai casinò di Campione e Sanremo da parte di una cordata considerata vicina al boss della cosa nostra catanese.
Esisterebbero prove documentali della relazione tra Gaetano Corallo e Nitto Santapaola: nel 1975 il Santapaola lo qualificava come "amico" ai poliziotti che li avevano fermati; sarebbero stati fotografati assieme alla fine del 1979 durante una vacanza a Saint Martin, nelle Antille Olandesi; sette anni dopo, secondo il collaboratore di giustizia Angelo Siino, il Santapaola avrebbe passato un anno di latitanza. Il fratello di Nitto, Giuseppe Santapaolo, fu arrestato in quel periodo e gli fu trovato addosso l'indirizzo caraibico del Corallo.
Francesco era indicato come intestatario di alcune società usate dal padre, ma ora dice di aver perso i contatti con Gaetano, e ha sempre affermato di aver seguito un percorso diverso, anche se i due Corallo sarebbero entrambi indagati per traffico internazionale di stupefacenti dalla DDA romana.
Informative della Polizia e della GdF indicavano che i due Corallo sarebbero stati in contatto con Marco Marino Diodato, italiano rilocato in Boliva, arrestato lì per traffico di droga, gioco illegale, e accusato di essere tra i mandanti dell'omicidio del giudice Monica Von Borries.
La Atlantis ha fatto causa a Londra al gruppo editoriale Espresso per una serie di articoli apparsi tra il 2004 e il 2007 su quell'azienda e sulla famiglia Corallo, perdendola.
Nonostante questa storia controversa, la Atlantis è considerata in regola per avere una concessione dalla AAMS, anche perché, secondo Lillo, gli accertamenti sono stati fatti sul procuratore in Italia per la società, Amedeo Laboccetta, e non su Francesco Corallo.
Queste le dichiarazioni rilasciate da Antonio Tagliaferri, direttore dei giochi dell'AAMS:
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Gotha: Avvicendamenti nella reggenza di Porta Nuova
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Porta Nuova.
La ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova è avvenuta sotto la regia occulta di Antonino Rotolo, seguendo il copione già sperimentato da Salvatore Totò Riina all'inizio degli anni ottanta.
Lo confermano numerose conversazioni intercettate nel 2005, evidenziando come la ristrutturazione sia avvenuta scavalcando le regole formali di cosa nostra che prevedono il rispetto di principi gerarchici e di anzianità. Scopo principale della manovra era evitare che la dirigenza del mandamento di consolidasse nelle mani di Giovanni Lipari, detto 'u viecchiu, 'u tignusu, 'u varvieri.
Il Rotolo, appoggiandosi operativamente a Giovanni Nicchi, ha operato sia prima della morte di Agostino Badalamenti sia dopo l'arresto di Nicolò Nicola Ingarao per imporre una persona a lui gradita alla reggenza del mandamento.
Riscontri sono stati forniti anche da Francesco Famoso e Emanuele Andronico, il primo già elemento della famiglia di Porta Nuova, il secondo di Palermo Centro e ora collaboratori di giustizia.
Altri personaggi che sono risultati particolarmente attivi nella gestione del mandamento sono Gerlando 'u paccarè Alberti, della famiglia di Porta Nuova; Nicola 'u ricciu Milano, indicato da numerosi collaboratori (tra cui Tommaso Buscetta, Salvatore Cancemi e Gaspare Mutolo) come affiliato a Porta Nuova; il di lui figlio Nunzio Milano e il nipote Nicolò Milano.
La prima parte dell'azione permette di insediare Nicola Ingarao alla reggenza, ma il suo arresto nell'ottobre 2005 riapre la questione.
Una conversazione del 21 ottobre 2005 tra Rotolo e Nicchi riporta il punto della situazione. Inoltre in essa il Nicchi ricorda come siano stati nominati tre capofamiglia: Salvatore Pispicia per Palermo Centro; Angelo Monti, cognato di Nicolò Ingarao per il Borgo; Salvatore Mussolini Gioeli a Porta Nuova.
Emanuele Vittorio Lipari, nipote di Giovanni Lipari, avanza delle perplessità sul fatto che vengano dati posti di prestigio a personaggi relativamente giovani, compreso il Nicchi che ha il delicato ruolo di referente per l'esterno.
Fonte: SOS Impresa
La ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova è avvenuta sotto la regia occulta di Antonino Rotolo, seguendo il copione già sperimentato da Salvatore Totò Riina all'inizio degli anni ottanta.
Lo confermano numerose conversazioni intercettate nel 2005, evidenziando come la ristrutturazione sia avvenuta scavalcando le regole formali di cosa nostra che prevedono il rispetto di principi gerarchici e di anzianità. Scopo principale della manovra era evitare che la dirigenza del mandamento di consolidasse nelle mani di Giovanni Lipari, detto 'u viecchiu, 'u tignusu, 'u varvieri.
Il Rotolo, appoggiandosi operativamente a Giovanni Nicchi, ha operato sia prima della morte di Agostino Badalamenti sia dopo l'arresto di Nicolò Nicola Ingarao per imporre una persona a lui gradita alla reggenza del mandamento.
Riscontri sono stati forniti anche da Francesco Famoso e Emanuele Andronico, il primo già elemento della famiglia di Porta Nuova, il secondo di Palermo Centro e ora collaboratori di giustizia.
Altri personaggi che sono risultati particolarmente attivi nella gestione del mandamento sono Gerlando 'u paccarè Alberti, della famiglia di Porta Nuova; Nicola 'u ricciu Milano, indicato da numerosi collaboratori (tra cui Tommaso Buscetta, Salvatore Cancemi e Gaspare Mutolo) come affiliato a Porta Nuova; il di lui figlio Nunzio Milano e il nipote Nicolò Milano.
La prima parte dell'azione permette di insediare Nicola Ingarao alla reggenza, ma il suo arresto nell'ottobre 2005 riapre la questione.
Una conversazione del 21 ottobre 2005 tra Rotolo e Nicchi riporta il punto della situazione. Inoltre in essa il Nicchi ricorda come siano stati nominati tre capofamiglia: Salvatore Pispicia per Palermo Centro; Angelo Monti, cognato di Nicolò Ingarao per il Borgo; Salvatore Mussolini Gioeli a Porta Nuova.
Emanuele Vittorio Lipari, nipote di Giovanni Lipari, avanza delle perplessità sul fatto che vengano dati posti di prestigio a personaggi relativamente giovani, compreso il Nicchi che ha il delicato ruolo di referente per l'esterno.
Fonte: SOS Impresa
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Gotha: il mandamento di Porta Nuova
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Porta Nuova.
Il mandamento di Porta Nuova comprende le famiglie di Porta Nuova, Palermo Centro e Borgo Vecchio.
Tra gli imputati di Gotha segnalati come appartenenti a questo mandamento si segnalano Nunzio e Nicolò Milano, Emanuele Vittorio Lipari, Salvatore Gioeli, Salvatore Pispicia e Gerlando Alberti, indicato anche come elemento di spicco della famiglia di Porta Nuova.
Il mandamento di Porta Nuova è considerato strategico negli equilibri della cosa nostra palermitana, e infatti sia Antonino Rotolo sia Salvatore Lo Piccolo hanno cercato di farlo ricadere nella propria sfera di influenza.
Tra i motivi di questo interesse vanno certamente citati i tre storici mercati cittadini, Ballarò, Capo e Vucciria, e il porto della città. Oltre ai lavori di ristrutturazione dei numerosi antichi edifici presenti in zona.
Tale impostazione trova riscontro nelle dichiarazioni di Francesco Famoso, elemento della famiglia di Porta Nuova dal 2003 al 2005 diventato collaboratore di giustizia, e dalle intercettazioni ambientali relative al box di Antonino Rotolo.
Si è così risaliti alla struttura corrente del mandamento, articolato nelle famiglie di Palermo Centro, Borgo Vecchio e Porta Nuova, e a informazioni sulla sua storia.
In una intercettazione del luglio 2005 sentiamo Rotolo che racconta ad Antonino Cinà come nacque il mandamento:
Rotolo: (...) perciò da noi è stato uno dei primi mandamenti che è nato, mi sono spiegato? (...) la famiglia di Porta Nuova (...) che non esisteva, quando c'è stata la guerra (...) c'era, intanto, Pippo Calò, tutti questi, e allora si staccò un pezzo di "Noce", un pezzo di "Palermo", un pezzo di "Molara" e gli si è fatta questa famiglia ...
Cinà: Porta Nuova era mandamento?
Rotolo: No, Porta Nuova è "Palermo", "Porta Nuova" e "Borgo".
Rotolo: (...) c'era Calò ... lui è “Porta Nuova”, però, siccome fu capo mandamento, prima di Anzelmo (...) ai tempi di La Barbera (...) c'era il mandamento di Palermo, poi da allora,
sempre questo mandamento, gli si è dato a questo Pinuzzo Citarda, ti ricordi? E poi qua c’era 'u zù Carmelo perché allora alla Noce, era (...) Noce, Malaspina e (...)
Cinà: E Cruillas.
Rotolo spiega come Porta Nuova sia nata dalla cessione di territorio da parte di altre famiglie. A capo fu messo Pippo Calò, che aveva l'appoggio di Totò Riina.
Altre risultanze investigative hanno evidenziato come le defezioni di Salvatore Cancemi e Salvatore Cucuzza abbiano portato a un conflitto intestino nel mandamento durato una quindicina di anni, e che è culminato nell'omicidio dell'allora reggente Salvatore Lo Presti, portando al potere un gruppo composto, tra gli altri, da Ninetto Madonia e Marcello Fava, che contavano sull'appoggio di Vito Vitale di Partinico.
In seguito al vertice del mandamento si insedia Agostino Badalamenti, che sarà costretto a cedere nel 2005 la reggenza a Nicola Ingarao, a causa delle sue precarie condizioni di salute.
Fonte: SOS Impresa
Il mandamento di Porta Nuova comprende le famiglie di Porta Nuova, Palermo Centro e Borgo Vecchio.
Tra gli imputati di Gotha segnalati come appartenenti a questo mandamento si segnalano Nunzio e Nicolò Milano, Emanuele Vittorio Lipari, Salvatore Gioeli, Salvatore Pispicia e Gerlando Alberti, indicato anche come elemento di spicco della famiglia di Porta Nuova.
Il mandamento di Porta Nuova è considerato strategico negli equilibri della cosa nostra palermitana, e infatti sia Antonino Rotolo sia Salvatore Lo Piccolo hanno cercato di farlo ricadere nella propria sfera di influenza.
Tra i motivi di questo interesse vanno certamente citati i tre storici mercati cittadini, Ballarò, Capo e Vucciria, e il porto della città. Oltre ai lavori di ristrutturazione dei numerosi antichi edifici presenti in zona.
Tale impostazione trova riscontro nelle dichiarazioni di Francesco Famoso, elemento della famiglia di Porta Nuova dal 2003 al 2005 diventato collaboratore di giustizia, e dalle intercettazioni ambientali relative al box di Antonino Rotolo.
Si è così risaliti alla struttura corrente del mandamento, articolato nelle famiglie di Palermo Centro, Borgo Vecchio e Porta Nuova, e a informazioni sulla sua storia.
In una intercettazione del luglio 2005 sentiamo Rotolo che racconta ad Antonino Cinà come nacque il mandamento:
Rotolo: (...) perciò da noi è stato uno dei primi mandamenti che è nato, mi sono spiegato? (...) la famiglia di Porta Nuova (...) che non esisteva, quando c'è stata la guerra (...) c'era, intanto, Pippo Calò, tutti questi, e allora si staccò un pezzo di "Noce", un pezzo di "Palermo", un pezzo di "Molara" e gli si è fatta questa famiglia ...
Cinà: Porta Nuova era mandamento?
Rotolo: No, Porta Nuova è "Palermo", "Porta Nuova" e "Borgo".
Rotolo: (...) c'era Calò ... lui è “Porta Nuova”, però, siccome fu capo mandamento, prima di Anzelmo (...) ai tempi di La Barbera (...) c'era il mandamento di Palermo, poi da allora,
sempre questo mandamento, gli si è dato a questo Pinuzzo Citarda, ti ricordi? E poi qua c’era 'u zù Carmelo perché allora alla Noce, era (...) Noce, Malaspina e (...)
Cinà: E Cruillas.
Rotolo spiega come Porta Nuova sia nata dalla cessione di territorio da parte di altre famiglie. A capo fu messo Pippo Calò, che aveva l'appoggio di Totò Riina.
Altre risultanze investigative hanno evidenziato come le defezioni di Salvatore Cancemi e Salvatore Cucuzza abbiano portato a un conflitto intestino nel mandamento durato una quindicina di anni, e che è culminato nell'omicidio dell'allora reggente Salvatore Lo Presti, portando al potere un gruppo composto, tra gli altri, da Ninetto Madonia e Marcello Fava, che contavano sull'appoggio di Vito Vitale di Partinico.
In seguito al vertice del mandamento si insedia Agostino Badalamenti, che sarà costretto a cedere nel 2005 la reggenza a Nicola Ingarao, a causa delle sue precarie condizioni di salute.
Fonte: SOS Impresa
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Vito Genovese
In seguito all'arresto di Emilio Fusco il corriere del mezzogiorno ha pubblicato un interessante articolo redazionale sulla vita di Vito Genovese, che ha dato il nome alla famiglia a cui il Fusco è affiliato e che sarebbe al momento diretta da Paul DiMarco.
Ripercorrendo la sua esistenza non si può fare a meno di notare alcuni punti di contatto tra la storia di Vito Genovese e quella di Vito Corleone, il Padrino di Mario Puzo meglio noto per la trasposizione cinematografica in tre episodi diretta da Francis Ford Coppola.
Il Genovese giunge a New York con la sua famiglia nel 1913, dove si ricongiunge ad altri familiari precedentemente migrati in America. Il primo arresto è già nel 1915, per possesso illegale di arma da fuoco. Uscito, conosce Lucky Luciano e i due diventano amici stretti.
Nel 1931 Luciano organizza insieme ad altri pezzi grossi della cosa nostra newyorkese uno stravolgimento degli equilibri correnti, con l'eliminazione di Joe Masseria e Salvatore Maranzano, i nomi più grossi dell'organizzazione. Genovese partecipa assieme a Joe Adonis e Albert Anastasia all'omicidio di Joe Masseria. Luciano diventa il nuovo capo della famiglia che era di Masseria e Genovese diventa il suo vice.
Nel 1936 Lucky Luciano viene arrestato e condannato a 30 anni di prigione, Genovese diventa il reggente della famiglia. Ma l'anno successivo deve entrare in latitanza, e cerca rifugio in Italia dove assume posizioni filo-fasciste, almeno fino al 1943, quando, con lo sbarco degli americani in Sicilia, compie un veloce scambio di fronte e diventa l'interprete ufficiale del colonnello Charles Poletti. Nel 1945 la polizia militare americana scopre le infiltrazioni mafiose, e lo arresta.
Il processo si risolve però in nulla, dato che muoiono i testimoni chiave e le loro morti vengono considerate suicidi.
Nel 1959 viene arrestato e condannato a 15 anni per traffico di eroina.
Nel 1963 Joe Valachi, affiliato ai Genovese, diventa il primo collaboratore di giustizia proveniente dalle fila della cosa nostra newyorkese.
Nel 1969 Genovese muore in carcere per un attacco cardiaco all'età di 72 anni.
Ripercorrendo la sua esistenza non si può fare a meno di notare alcuni punti di contatto tra la storia di Vito Genovese e quella di Vito Corleone, il Padrino di Mario Puzo meglio noto per la trasposizione cinematografica in tre episodi diretta da Francis Ford Coppola.
Il Genovese giunge a New York con la sua famiglia nel 1913, dove si ricongiunge ad altri familiari precedentemente migrati in America. Il primo arresto è già nel 1915, per possesso illegale di arma da fuoco. Uscito, conosce Lucky Luciano e i due diventano amici stretti.
Nel 1931 Luciano organizza insieme ad altri pezzi grossi della cosa nostra newyorkese uno stravolgimento degli equilibri correnti, con l'eliminazione di Joe Masseria e Salvatore Maranzano, i nomi più grossi dell'organizzazione. Genovese partecipa assieme a Joe Adonis e Albert Anastasia all'omicidio di Joe Masseria. Luciano diventa il nuovo capo della famiglia che era di Masseria e Genovese diventa il suo vice.
Nel 1936 Lucky Luciano viene arrestato e condannato a 30 anni di prigione, Genovese diventa il reggente della famiglia. Ma l'anno successivo deve entrare in latitanza, e cerca rifugio in Italia dove assume posizioni filo-fasciste, almeno fino al 1943, quando, con lo sbarco degli americani in Sicilia, compie un veloce scambio di fronte e diventa l'interprete ufficiale del colonnello Charles Poletti. Nel 1945 la polizia militare americana scopre le infiltrazioni mafiose, e lo arresta.
Il processo si risolve però in nulla, dato che muoiono i testimoni chiave e le loro morti vengono considerate suicidi.
Nel 1959 viene arrestato e condannato a 15 anni per traffico di eroina.
Nel 1963 Joe Valachi, affiliato ai Genovese, diventa il primo collaboratore di giustizia proveniente dalle fila della cosa nostra newyorkese.
Nel 1969 Genovese muore in carcere per un attacco cardiaco all'età di 72 anni.
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Arresto di Emilio Fusco
Il 30 luglio 2010 è stato arrestato nell'avellinese Emilio Fusco, affiliato ai Genovese di New York e ricercato dall'FBI per associazione criminale, estorsione e omicidio; è accusato in particolare di aver partecipato nel 2003 all'omicidio di Gary Westerman e al tentato omicidio di Frank Dadabo.
Il Fusco, 42 anni, è originario di Quindici, dove era tornato con l'idea di sottrarsi in questo modo alle ricerche della giustizia americana.
Fonti: agi, la stampa, corriere
Il Fusco, 42 anni, è originario di Quindici, dove era tornato con l'idea di sottrarsi in questo modo alle ricerche della giustizia americana.
Fonti: agi, la stampa, corriere
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Matteo Messina Denaro allo stadio
Matteo Messina Denaro, considerato da molti il personaggio più importante della cosa nostra siciliana correntemente in attività, sarebbe andato allo stadio Renzo Barbera di Palermo per vedere la partita dei rosanero contro la Sampdoria, decisiva per l'accesso alla Champions League.
Secondo un collaboratore di giustizia, la partecipazione all'evento sportivo del Messina Denaro sarebbe da mettere in relazione ad un vertice mafioso. Alcuni boss palermitani avrebbero chiesto di stabilire con lui una linea comune nelle operazioni, fatto che la dice lunga sull'influenza che avrebbe ormai il boss trapanese sui fatti di Palermo.
I boss palermitani sarebbero stati favorevoli al ritorno ad una politica stragista, puntando a colpire il palazzo di giustizia e la squadra mobile palermitana, e pensando anche ad una sorta di azione dimostrativa che avrebbe previsto due attentati in ogni provincia siciliana.
Il Messina Denaro avrebbe negato il suo avallo a questa politica, preferendo quindi la politica classica di cosa nostra in queste situazioni: l'immersione. Preferirebbe quindi rendere l'organizzazione meno visibile e preparare il rientro appena le circostanze lo renderebbero possibile.
Se la partecipazione al vertice sembra perfettamente plausibile, ci sono perplessità sul fatto che Messina Denaro sia effettivamente andato allo stadio, data la evidente pericolosità della situazione. Si ricorda che un elemento molto vicino a Messina Denaro, Andrea Mangiaracina, venne rintracciato e poi arrestato proprio a causa della sua passione calcistica: nel 1990 si fece intercettare per chiedere ad un fiancheggiatore di portargli in televisore, in modo da poter seguire i mondiali di calcio. Ma si ricorda anche un soprannome del boss, diabolik, che lascia intendere una certa calcolata noncuranza nell'agire rischiosamente.
Fonti: repubblica, secolo XIX
Secondo un collaboratore di giustizia, la partecipazione all'evento sportivo del Messina Denaro sarebbe da mettere in relazione ad un vertice mafioso. Alcuni boss palermitani avrebbero chiesto di stabilire con lui una linea comune nelle operazioni, fatto che la dice lunga sull'influenza che avrebbe ormai il boss trapanese sui fatti di Palermo.
I boss palermitani sarebbero stati favorevoli al ritorno ad una politica stragista, puntando a colpire il palazzo di giustizia e la squadra mobile palermitana, e pensando anche ad una sorta di azione dimostrativa che avrebbe previsto due attentati in ogni provincia siciliana.
Il Messina Denaro avrebbe negato il suo avallo a questa politica, preferendo quindi la politica classica di cosa nostra in queste situazioni: l'immersione. Preferirebbe quindi rendere l'organizzazione meno visibile e preparare il rientro appena le circostanze lo renderebbero possibile.
Se la partecipazione al vertice sembra perfettamente plausibile, ci sono perplessità sul fatto che Messina Denaro sia effettivamente andato allo stadio, data la evidente pericolosità della situazione. Si ricorda che un elemento molto vicino a Messina Denaro, Andrea Mangiaracina, venne rintracciato e poi arrestato proprio a causa della sua passione calcistica: nel 1990 si fece intercettare per chiedere ad un fiancheggiatore di portargli in televisore, in modo da poter seguire i mondiali di calcio. Ma si ricorda anche un soprannome del boss, diabolik, che lascia intendere una certa calcolata noncuranza nell'agire rischiosamente.
Fonti: repubblica, secolo XIX
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Gotha: Antonino Rotolo
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Antonino Rotolo
Il Rotolo, che è considerato essere stato al tempo del suo arresto a capo del mandamento di Pagliarelli, è la figura centrale del processo Gotha.
Già nel corso degli anni '90 aveva affiancato l'anziano Matteo Motisi che era a capo del mandamento dal 1983. Nel processo Borsellino Ter si è ricostruito che già prima che l'avvicendamento fosse ufficiale il Rotolo aveva assunto il dominio di fatto, a causa delle precarie condizioni di salute del Motisi.
Inoltre il Rotolo ha avuto una influenza notevole non solo sul suo mandamento di riferimento, ma su buona parte di Palermo. Come ebbe a dire Francesco Bonura, in una conversazione intercettata: "tutto quello che ci combinano a Palermo, fare e dire, è lui! Mi sono spiegato?"
Per il mandamento di Porta Nuova il Rotolo riesce a far nominare Nicola Ingarao come reggente, stravolgendo le regole accettate, per Boccadifalco/Passo di Rigano fa in modo che ne venga messo a capo una persona a lui più gradita, Giovanni Marcianò.
Numerose conversazioni intercettate attestano che il Rotolo abbia un rapporto diretto con Bernardo Provenzano ed, in passato, anche con Francesco Pastoia, e con Matteo Messina Denaro per quel che riguardava le questioni legate alle province di Agrigento e Trapani.
L'alleanza tra il Rotolo e Antonino Cinà, reggente del mandamento di S.Lorenzo, viene considerata strategica, soprattutto in funzione della contrapposizione tra il Rotolo e Salvatore Lo Piccolo che, fino al momento del suo arresto nel novembre 2007, aveva esteso la sua zona di influenza a partire dal mandamento di Tommaso Natale in gran parte della zona occidentale della città, riducendo il potere effettivo del Cinà. Alleato del Lo Piccolo era Giuseppe Savoca, reggente del mandamento di Brancaccio.
Francesco Bonura, sottocapo della famiglia di Uditore, viene considerato molto vicino a Rotolo, attivo nel discutere problemi e strategie al pari del Cinà.
Si fa notare come Bernardo Provenzano fosse stato fino al momento del suo arresto, nell'aprile 2006, a capo della cosa nostra siciliana, con una funzione di equilibrio tra le varie componenti contrapposte. Il gran numero di elementi di primo piano che non potevano partecipare alle effettive scelte decisionali dell'organizzazioni, a causa del loro arresto, ha portato ad una situazione in cui pochi soggetti erano realmente in grado di condizionare le scelte strategiche di cosa nostra. Lo stesso Provenzano ammetteva, scrivendo a Rotolo, che su una situazione problematica come il rientro degli Inzerillo in Sicilia erano rimasti in tre: "..a potere decidere questa cosa siamo rimasti io, tu e Lo Piccolo".
L'indagine ha avuto modo di chiarire molti aspetti della recente storia di cosa nostra palermitana, fornendo informazioni sugli omicidi di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo, sulle strategie dei corleonesi nel corso della guerra di mafia, sul ruolo di Michele Greco, sul "tradimento" di Salvatore Montalto e di alcuni Inzerillo, sul fatto che il mandamento di Porta Nuova sia stato creato per essere offerto come ricompensa a Pippo Calò. Tutte notizie che sono giunte di prima mano, narrate direttamente da Rotolo e Bonura, e che confermano quanto agli atti del maxiprocesso e di altri procedimenti seguenti.
Il punto più interessante nella contemporaneità, al momento degli arresti, era la situazione che si era creata a causa della richiesta degli Inzerillo di rientrare in Sicilia. Inizialmente appoggiata da Nicola Mandalà e poi dai Lo Piccolo, aveva la netta opposizione del Cinà e di Rotolo, e aveva causato un rimescolamento negli equilibri interni di Boccadifalco, il mandamento degli Inzerillo. Si pensa che queste contrapposizioni fossero sul punto di sfociare in una nuova guerra di mafia. Un punto sottolineato dal Rotolo è che il Lo Piccolo "è figlioccio di Saro Riccobono, cioè un'altra cordata".
Nell'operare di Rotolo come responsabile di estorsioni si nota come abbia fatto giungere a una vittima di notevole prestigio il "suggerimento" di aderire ad una associazione antiracket per allontanare eventuali sospetti. Questo ricorda come in cosa nostra non si disdegna di usare ogni metodo per ottenere quelli che si ritengano essere gli scopi da perseguire.
Un importante elemento che giocava a vantaggio di Rotolo era quello di essere lui il punto di tramite obbligato per comunicare con Provenzano. Sino al gennaio 2005 questo ruolo era tenuto da Francesco Pastoia, capo della famiglia di Belmonte Mezzagno. In seguito al suo arresto e poi alla sua morte, pare che questa funzione fosse passata proprio al Rotolo.
In una intercettazione del settembre 2005 tra il Rotolo e Gaetano Sansone si scopre cosa il Rotolo pensi dell'idea di Provenzano di un triumvirato per la gestione degli affari della cosa nostra palermitana:
Rotolo: (...) per quanto riguarda la questione degli Inzerillo dato che ormai di quelli che hanno deciso questa cosa non c'è più nessuno, siamo rimasti a potere decidere questa cosa, siamo solo tre, io, tu e Lo Piccolo. Lui ha sbattuto la testa quando era piccolo! Cioè io, lui ...
Sansone: e il Lo Piccolo
Rotolo: e tutti gli altri sono stracci, immondizia. Aspetta un minuto, questa qualifica al Lo Piccolo, chi gliel'ha data? Perché il mandamento è a San Lorenzo e pure noi di qua riconosciamo a Nino, no a lui!
Fonte: SOS Impresa
Antonino Rotolo
Il Rotolo, che è considerato essere stato al tempo del suo arresto a capo del mandamento di Pagliarelli, è la figura centrale del processo Gotha.
Già nel corso degli anni '90 aveva affiancato l'anziano Matteo Motisi che era a capo del mandamento dal 1983. Nel processo Borsellino Ter si è ricostruito che già prima che l'avvicendamento fosse ufficiale il Rotolo aveva assunto il dominio di fatto, a causa delle precarie condizioni di salute del Motisi.
Inoltre il Rotolo ha avuto una influenza notevole non solo sul suo mandamento di riferimento, ma su buona parte di Palermo. Come ebbe a dire Francesco Bonura, in una conversazione intercettata: "tutto quello che ci combinano a Palermo, fare e dire, è lui! Mi sono spiegato?"
Per il mandamento di Porta Nuova il Rotolo riesce a far nominare Nicola Ingarao come reggente, stravolgendo le regole accettate, per Boccadifalco/Passo di Rigano fa in modo che ne venga messo a capo una persona a lui più gradita, Giovanni Marcianò.
Numerose conversazioni intercettate attestano che il Rotolo abbia un rapporto diretto con Bernardo Provenzano ed, in passato, anche con Francesco Pastoia, e con Matteo Messina Denaro per quel che riguardava le questioni legate alle province di Agrigento e Trapani.
L'alleanza tra il Rotolo e Antonino Cinà, reggente del mandamento di S.Lorenzo, viene considerata strategica, soprattutto in funzione della contrapposizione tra il Rotolo e Salvatore Lo Piccolo che, fino al momento del suo arresto nel novembre 2007, aveva esteso la sua zona di influenza a partire dal mandamento di Tommaso Natale in gran parte della zona occidentale della città, riducendo il potere effettivo del Cinà. Alleato del Lo Piccolo era Giuseppe Savoca, reggente del mandamento di Brancaccio.
Francesco Bonura, sottocapo della famiglia di Uditore, viene considerato molto vicino a Rotolo, attivo nel discutere problemi e strategie al pari del Cinà.
Si fa notare come Bernardo Provenzano fosse stato fino al momento del suo arresto, nell'aprile 2006, a capo della cosa nostra siciliana, con una funzione di equilibrio tra le varie componenti contrapposte. Il gran numero di elementi di primo piano che non potevano partecipare alle effettive scelte decisionali dell'organizzazioni, a causa del loro arresto, ha portato ad una situazione in cui pochi soggetti erano realmente in grado di condizionare le scelte strategiche di cosa nostra. Lo stesso Provenzano ammetteva, scrivendo a Rotolo, che su una situazione problematica come il rientro degli Inzerillo in Sicilia erano rimasti in tre: "..a potere decidere questa cosa siamo rimasti io, tu e Lo Piccolo".
L'indagine ha avuto modo di chiarire molti aspetti della recente storia di cosa nostra palermitana, fornendo informazioni sugli omicidi di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo, sulle strategie dei corleonesi nel corso della guerra di mafia, sul ruolo di Michele Greco, sul "tradimento" di Salvatore Montalto e di alcuni Inzerillo, sul fatto che il mandamento di Porta Nuova sia stato creato per essere offerto come ricompensa a Pippo Calò. Tutte notizie che sono giunte di prima mano, narrate direttamente da Rotolo e Bonura, e che confermano quanto agli atti del maxiprocesso e di altri procedimenti seguenti.
Il punto più interessante nella contemporaneità, al momento degli arresti, era la situazione che si era creata a causa della richiesta degli Inzerillo di rientrare in Sicilia. Inizialmente appoggiata da Nicola Mandalà e poi dai Lo Piccolo, aveva la netta opposizione del Cinà e di Rotolo, e aveva causato un rimescolamento negli equilibri interni di Boccadifalco, il mandamento degli Inzerillo. Si pensa che queste contrapposizioni fossero sul punto di sfociare in una nuova guerra di mafia. Un punto sottolineato dal Rotolo è che il Lo Piccolo "è figlioccio di Saro Riccobono, cioè un'altra cordata".
Nell'operare di Rotolo come responsabile di estorsioni si nota come abbia fatto giungere a una vittima di notevole prestigio il "suggerimento" di aderire ad una associazione antiracket per allontanare eventuali sospetti. Questo ricorda come in cosa nostra non si disdegna di usare ogni metodo per ottenere quelli che si ritengano essere gli scopi da perseguire.
Un importante elemento che giocava a vantaggio di Rotolo era quello di essere lui il punto di tramite obbligato per comunicare con Provenzano. Sino al gennaio 2005 questo ruolo era tenuto da Francesco Pastoia, capo della famiglia di Belmonte Mezzagno. In seguito al suo arresto e poi alla sua morte, pare che questa funzione fosse passata proprio al Rotolo.
In una intercettazione del settembre 2005 tra il Rotolo e Gaetano Sansone si scopre cosa il Rotolo pensi dell'idea di Provenzano di un triumvirato per la gestione degli affari della cosa nostra palermitana:
Rotolo: (...) per quanto riguarda la questione degli Inzerillo dato che ormai di quelli che hanno deciso questa cosa non c'è più nessuno, siamo rimasti a potere decidere questa cosa, siamo solo tre, io, tu e Lo Piccolo. Lui ha sbattuto la testa quando era piccolo! Cioè io, lui ...
Sansone: e il Lo Piccolo
Rotolo: e tutti gli altri sono stracci, immondizia. Aspetta un minuto, questa qualifica al Lo Piccolo, chi gliel'ha data? Perché il mandamento è a San Lorenzo e pure noi di qua riconosciamo a Nino, no a lui!
Fonte: SOS Impresa
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Gli assassini di Agostino Reina
Nel 1992 Agostino Pino buttigghiuni Reina scomparve dalla circolazione, in breve si diffuse la notizia che fosse stato eliminato, un caso di lupara bianca all'interno della divergenze tra cosa nostra e stidda, e di lui si persero le tracce.
Ora la squadra mobile di Caltanissetta, nell'ambito delle investigazioni che sono sfociate nell'operazione Mantis Religiosa, ha fatto luce sul caso e ha arrestato tre persone: il Reina, 32 anni all'epoca dei fatti e ritenuto essere uno stiddaro, venne ucciso in quanto ritenuto responsabile di atti indimidatori ai danni degli Emmanuello, ai vertici della cosa nostra gelese.
Maria Rosa la maga Di Dio, sorella di Orazio Di Dio, un affiliato di cosa nostra ucciso nel corso della guerra di mafia dell'89, e amica della moglie della vittima, è accusata di aver teso una trappola al Reina, invitandolo a incontrarsi con lei in una casa nella campagna gelese, dove invece lo attendevano i suoi sicari.
L'ordinanza di custodia cautelare coinvolge anche Davide Emmanuello, 46 anni, già detenuto, e Rocco Manfrè, 65 anni.
Il Reina, colto di sorpresa, sarebbe stato legato a una sedia, torturato e strangolato. L'esecuzione sarebbe risulta di gradimento degli Emmanuello, che si sarebbero ritenuti sfidati nell'onore dal Reina, e i fratelli Davide e Alessandro avrebbero anche offerto un premio extra agli elementi del commando omicida.
Il cadavere, poi, sarebbe stato occultato da Rocco Manfrè e Alessandro Emmanuello. Dopo due mesi, inoltre, i resti sarebbero stati nuovamente spostati, tecnica utilizzata per complicare le indagini, da Crocifisso Smorta, braccio destro di Davide Emmanuello.
Si è risalti a questa ricostruzione dei fatti grazie alla collaborazione di due ex affiliati agli Emmanuello: lo stesso Crocifisso Smorta e Fortunato Ferracane.
La gestione vera e propria dell'omicidio sarebbe stata commessa da un gruppo di persone, detti "i ragazzi dello Chantilly", tra cui sarebbero stati inclusi personaggi minorenni all'epoca dei fatti.
Fonti: Polizia di Stato, repubblica, agi/1, agi/2
Ora la squadra mobile di Caltanissetta, nell'ambito delle investigazioni che sono sfociate nell'operazione Mantis Religiosa, ha fatto luce sul caso e ha arrestato tre persone: il Reina, 32 anni all'epoca dei fatti e ritenuto essere uno stiddaro, venne ucciso in quanto ritenuto responsabile di atti indimidatori ai danni degli Emmanuello, ai vertici della cosa nostra gelese.
Maria Rosa la maga Di Dio, sorella di Orazio Di Dio, un affiliato di cosa nostra ucciso nel corso della guerra di mafia dell'89, e amica della moglie della vittima, è accusata di aver teso una trappola al Reina, invitandolo a incontrarsi con lei in una casa nella campagna gelese, dove invece lo attendevano i suoi sicari.
L'ordinanza di custodia cautelare coinvolge anche Davide Emmanuello, 46 anni, già detenuto, e Rocco Manfrè, 65 anni.
Il Reina, colto di sorpresa, sarebbe stato legato a una sedia, torturato e strangolato. L'esecuzione sarebbe risulta di gradimento degli Emmanuello, che si sarebbero ritenuti sfidati nell'onore dal Reina, e i fratelli Davide e Alessandro avrebbero anche offerto un premio extra agli elementi del commando omicida.
Il cadavere, poi, sarebbe stato occultato da Rocco Manfrè e Alessandro Emmanuello. Dopo due mesi, inoltre, i resti sarebbero stati nuovamente spostati, tecnica utilizzata per complicare le indagini, da Crocifisso Smorta, braccio destro di Davide Emmanuello.
Si è risalti a questa ricostruzione dei fatti grazie alla collaborazione di due ex affiliati agli Emmanuello: lo stesso Crocifisso Smorta e Fortunato Ferracane.
La gestione vera e propria dell'omicidio sarebbe stata commessa da un gruppo di persone, detti "i ragazzi dello Chantilly", tra cui sarebbero stati inclusi personaggi minorenni all'epoca dei fatti.
Fonti: Polizia di Stato, repubblica, agi/1, agi/2
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Gotha: Giovanni Nicchi
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Giovanni Nicchi
Il Nicchi è qualificato dagli investigatori come l'alter ego di Antonino Rotolo. Nonostante la giovane età - è nato il 16 febbraio 1981 - sarebbe quindi uno degli uomini più rappresentativi del mandamento di Pagliarelli.
Il padre, Luigi Nicchi nato a Palermo il 18 ottobre 1946, affiliato alla famiglia di Pagliarelli, è stato condannato all'ergastolo per omicidio. Assieme al fratello Pietro, defunto, aveva un solido legame con il Rotolo e questo ha favorito l'inserimento di Giovanni nella cosa nostra palermitana.
Il Rotolo ha più volte indicato Nicchi come suo figlioccio (e il Nicchi si rivolge a lui come suo padrino). Si legga in questa prospettiva la seguente intercettazione risalente all'ottobre 2005 in cui il Rotolo si rivolge a Giovanni Sirchia, esponente di spicco del mandamento di Boccadifalco:
Rotolo: ti dico una cosa, Gianni è mio figlioccio, però io ti dico, per me è come se fosse un figlio mio, è giusto? Quindi, è qua e sta sentendo questo discorso e tu sappi in quale considerazione io ce l'ho, è giusto? Perché, questo è nato ... io l'ho visto nascere ... l'ho visto fino a quando era tanto e poi l'ho trovato tanto. Suo padre, come si dice, sta soffrendo ingiustamente, perché sta soffrendo ingiustamente e ... disgrazie, diciamo, perché qua i processi sono così, sono muluna (...) si sta facendo il carcere con dignità, con onore, insomma e quindi ti puoi immaginare queste cose (...) E quindi ti sto dicendo, da oggi in poi, tu sappi che con Giovanni, quando parli con lui e come se parlassi con me è la stessa cosa
Quanto conti il Nicchi nella percezione degli altri mafiosi può essere desunto da intercettazioni ambientali come la seguente, dove nel febbraio 2005 Bonura e Vincenzo Marcianò parlano di un possibile canale di comunicazione tra il Rotolo e Provenzano, mediato proprio dal Nicchi:
Marcianò: Calò, stiamo facendo noi, dico per dire, diverse supposizioni per avere un'idea più chiara. Allora io dico: "può essere che c’era" ma se c'era il discorso di 'u viecchiu lui sa come deve fare caso mai per inviarci ... (...) perché lui (...) il contatto l'aveva tramite ... con Nino, ora io non so se gli è rimasto qualche contatto tramite ... il figlioccio di Nino, Gianni
Il Nicchi è colui che cura per conto di Rotolo i rapporti con la famiglia Savoca del mandamento di Brancaccio. È sempre il Nicchi ad essere incaricato dal Rotolo di affiancare i capi del mandamento di Porta Nuova
per aiutarli nella rappresentanza esterna del mandamento.
A chiarire i legami tra Nicchi e Rotolo, oltre alle intercettazioni, hanno contribuito le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio di Gati che, capo di cosa nostra per la provincia di Agrigento tra il 2000 e il 2002, proveniente dalla famiglia di Racalmuto in cui inserito già dai primi anni novanta, ha fornito informazioni sui rapporti con la cosa nostra palermitana, e in particolare con Bernardo Provenzano e Antonino Rotolo.
Ad esempio, il Di Gati ha parlato di un incontro avvenuto nel girgentino nel 2003 con emissari di Rotolo per una tentata mediazione tra lui e Giuseppe Falsone, ai tempi in concorrenza per il predominio sulla provincia. E i due mediatori erano il giovanissimo Giovanni Nicchi, allora ventiduenne, e Michele Olivieri.
In una intercettazione ambientale del maggio 2005 il Nicchi racconta a Rotolo, presente anche Ingarao, di un incontro con Antonino Mandalà, padre di Nicola, a proposito di un contatto che sarebbe dovuto avvenire tramite 'u zù Gino, forse da identificare in Gino Mineo. Nicchi mostra di avere una profonda conoscenza dei fatti relativi ai Mandalà.
Si ha anche un riconoscimento fotografico da parte di Francesco Campanella che lo ha indicato come persona presentatagli da Nicola Mandalà, che lo trattava con deferenza, arrivando a garantire per lui, in quanto personaggio importante in cosa nostra.
Mario Cusimano, collaboratore di giustizia, ha riscontrato le affermazioni del Campanella, riconoscendo anche lui il Nicchi in foto, e indicandolo come "una persona che abita al villaggio S.Rosalia e che curava gli appuntamenti tra Nino Rotolo e Nicola Mandalà, che si recava a casa del primo poiché questi era detenuto agli arresti domiciliari".
Inoltre, risultanze processuali indicano come il Nicchi fosse sia coinvolto
nella ideazione ed esecuzione di traffici di stupefacenti, sia uomo di fiducia del Rotolo, e anche parte del suo gruppo di fuoco. Questo ultimo aspetto viene illustrato da una intercettazione ambientale di una discussione tra Rotolo e Nicchi nel settembre 2005 in cui viene pianificato un omicidio:
Nicchi: questo di qua, siccome io già ... alle nove siamo là già è tutto organizzato, lo sa dov’è? Dove sta 'u Ricciu, il Milano, quello vecchio ... c'è una taverna, questo se la fa dalle cinque di sera fino alle nove e mezza dentro questa taverna, lui, il figlio 'u Grassu e un altro disonorato, il Calisi (...) tutti e tre, fino alle nove, nove e mezza, poi dopo di qua si mettono in macchina e se ne vanno. Lui arriva com'è qua, come di qua a là, c'è una viuzza che passano solo a piedi e passano dall'altra parte, uno si mette dall'altra parte e aspetta (...)
Rotolo: Con chi lo vuoi fare questo lavoro?
Nicchi: Io? Due, non abbiamo bisogno di nessuno, dobbiamo essere solo due
Rotolo: Parla piano! Due chi? Tu ...
Nicchi: Io con Enzo (...) o io e Totò e basta. Non abbiamo bisogno (...)
Rotolo: Un revolver l'uno (...) Provateli questi revolver (...) Spara sempre due tre colpi (...) Non ti avvicinare assai
Nicchi: Noo, lo so, già ne ... già ne abbiamo parlato di queste cose di qua. Ora un'altra cosa
Rotolo: Non c'è bisogno di fare troppo scrusciu (...)
Nicchi: Uno per buttarlo a terra e ...
Rotolo: ... quando cade a terra in testa e basta. Vedi che in testa poi ti può sbrizziari (...)
Nicchi: (...) scarpe ... che non c'entrano niente con quelle mie, pantaloni in cerata che appena lo tiro si strappa tutto, quello coi bottoni e un k-way in cerata, sempre col casco messo e basta!
Rotolo: E i guanti?
Nicchi: I guanti, quelli che ho io, in lattice, di lattice a tipo questi degli infermieri
Rotolo: Ma dico, hai provato (...) a tenere il revolver con i guanti di lattice?
Nicchi: Si, tutto, per vedere se mi scivola (...) Già lei mi ha spiegato ... io già questa settimana ho ... abbiamo fatto tutto
Rotolo: Poi tutto quello che hai messo, si deve bruciare o sennò si deve vurricari [seppellire] (...) Ti devi andare a chiudere, perché una traccia (...) rimane la polvere (...) eventualmente metti un poco di questo concime in un sacchetto, ne ha piante tua madre a casa? (...)
Nicchi: E... concime di capra
Rotolo: Noo, concime chimico!
Nicchi: Ah, chimico?
(...)
Nicchi: ci dà la battuta lui stesso "pum!" e ce ne andiamo! (...)
Rotolo: Il dottore non lo sa, se no me lo avrebbe detto a me, glielo dobbiamo dire noi altri, eventualmente noi facciamo collaborare (...) Mimmo Biondino il fratello di Totuccio
Nicchi: Ah, va bene, allora (...)
Rotolo: Loro si prendono i ferri, tutte cose e già le macchine pronte per andarvene
Nicchi: Va bene
Fonte: SOS Impresa
Giovanni Nicchi
Il Nicchi è qualificato dagli investigatori come l'alter ego di Antonino Rotolo. Nonostante la giovane età - è nato il 16 febbraio 1981 - sarebbe quindi uno degli uomini più rappresentativi del mandamento di Pagliarelli.
Il padre, Luigi Nicchi nato a Palermo il 18 ottobre 1946, affiliato alla famiglia di Pagliarelli, è stato condannato all'ergastolo per omicidio. Assieme al fratello Pietro, defunto, aveva un solido legame con il Rotolo e questo ha favorito l'inserimento di Giovanni nella cosa nostra palermitana.
Il Rotolo ha più volte indicato Nicchi come suo figlioccio (e il Nicchi si rivolge a lui come suo padrino). Si legga in questa prospettiva la seguente intercettazione risalente all'ottobre 2005 in cui il Rotolo si rivolge a Giovanni Sirchia, esponente di spicco del mandamento di Boccadifalco:
Rotolo: ti dico una cosa, Gianni è mio figlioccio, però io ti dico, per me è come se fosse un figlio mio, è giusto? Quindi, è qua e sta sentendo questo discorso e tu sappi in quale considerazione io ce l'ho, è giusto? Perché, questo è nato ... io l'ho visto nascere ... l'ho visto fino a quando era tanto e poi l'ho trovato tanto. Suo padre, come si dice, sta soffrendo ingiustamente, perché sta soffrendo ingiustamente e ... disgrazie, diciamo, perché qua i processi sono così, sono muluna (...) si sta facendo il carcere con dignità, con onore, insomma e quindi ti puoi immaginare queste cose (...) E quindi ti sto dicendo, da oggi in poi, tu sappi che con Giovanni, quando parli con lui e come se parlassi con me è la stessa cosa
Quanto conti il Nicchi nella percezione degli altri mafiosi può essere desunto da intercettazioni ambientali come la seguente, dove nel febbraio 2005 Bonura e Vincenzo Marcianò parlano di un possibile canale di comunicazione tra il Rotolo e Provenzano, mediato proprio dal Nicchi:
Marcianò: Calò, stiamo facendo noi, dico per dire, diverse supposizioni per avere un'idea più chiara. Allora io dico: "può essere che c’era" ma se c'era il discorso di 'u viecchiu lui sa come deve fare caso mai per inviarci ... (...) perché lui (...) il contatto l'aveva tramite ... con Nino, ora io non so se gli è rimasto qualche contatto tramite ... il figlioccio di Nino, Gianni
Il Nicchi è colui che cura per conto di Rotolo i rapporti con la famiglia Savoca del mandamento di Brancaccio. È sempre il Nicchi ad essere incaricato dal Rotolo di affiancare i capi del mandamento di Porta Nuova
per aiutarli nella rappresentanza esterna del mandamento.
A chiarire i legami tra Nicchi e Rotolo, oltre alle intercettazioni, hanno contribuito le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio di Gati che, capo di cosa nostra per la provincia di Agrigento tra il 2000 e il 2002, proveniente dalla famiglia di Racalmuto in cui inserito già dai primi anni novanta, ha fornito informazioni sui rapporti con la cosa nostra palermitana, e in particolare con Bernardo Provenzano e Antonino Rotolo.
Ad esempio, il Di Gati ha parlato di un incontro avvenuto nel girgentino nel 2003 con emissari di Rotolo per una tentata mediazione tra lui e Giuseppe Falsone, ai tempi in concorrenza per il predominio sulla provincia. E i due mediatori erano il giovanissimo Giovanni Nicchi, allora ventiduenne, e Michele Olivieri.
In una intercettazione ambientale del maggio 2005 il Nicchi racconta a Rotolo, presente anche Ingarao, di un incontro con Antonino Mandalà, padre di Nicola, a proposito di un contatto che sarebbe dovuto avvenire tramite 'u zù Gino, forse da identificare in Gino Mineo. Nicchi mostra di avere una profonda conoscenza dei fatti relativi ai Mandalà.
Si ha anche un riconoscimento fotografico da parte di Francesco Campanella che lo ha indicato come persona presentatagli da Nicola Mandalà, che lo trattava con deferenza, arrivando a garantire per lui, in quanto personaggio importante in cosa nostra.
Mario Cusimano, collaboratore di giustizia, ha riscontrato le affermazioni del Campanella, riconoscendo anche lui il Nicchi in foto, e indicandolo come "una persona che abita al villaggio S.Rosalia e che curava gli appuntamenti tra Nino Rotolo e Nicola Mandalà, che si recava a casa del primo poiché questi era detenuto agli arresti domiciliari".
Inoltre, risultanze processuali indicano come il Nicchi fosse sia coinvolto
nella ideazione ed esecuzione di traffici di stupefacenti, sia uomo di fiducia del Rotolo, e anche parte del suo gruppo di fuoco. Questo ultimo aspetto viene illustrato da una intercettazione ambientale di una discussione tra Rotolo e Nicchi nel settembre 2005 in cui viene pianificato un omicidio:
Nicchi: questo di qua, siccome io già ... alle nove siamo là già è tutto organizzato, lo sa dov’è? Dove sta 'u Ricciu, il Milano, quello vecchio ... c'è una taverna, questo se la fa dalle cinque di sera fino alle nove e mezza dentro questa taverna, lui, il figlio 'u Grassu e un altro disonorato, il Calisi (...) tutti e tre, fino alle nove, nove e mezza, poi dopo di qua si mettono in macchina e se ne vanno. Lui arriva com'è qua, come di qua a là, c'è una viuzza che passano solo a piedi e passano dall'altra parte, uno si mette dall'altra parte e aspetta (...)
Rotolo: Con chi lo vuoi fare questo lavoro?
Nicchi: Io? Due, non abbiamo bisogno di nessuno, dobbiamo essere solo due
Rotolo: Parla piano! Due chi? Tu ...
Nicchi: Io con Enzo (...) o io e Totò e basta. Non abbiamo bisogno (...)
Rotolo: Un revolver l'uno (...) Provateli questi revolver (...) Spara sempre due tre colpi (...) Non ti avvicinare assai
Nicchi: Noo, lo so, già ne ... già ne abbiamo parlato di queste cose di qua. Ora un'altra cosa
Rotolo: Non c'è bisogno di fare troppo scrusciu (...)
Nicchi: Uno per buttarlo a terra e ...
Rotolo: ... quando cade a terra in testa e basta. Vedi che in testa poi ti può sbrizziari (...)
Nicchi: (...) scarpe ... che non c'entrano niente con quelle mie, pantaloni in cerata che appena lo tiro si strappa tutto, quello coi bottoni e un k-way in cerata, sempre col casco messo e basta!
Rotolo: E i guanti?
Nicchi: I guanti, quelli che ho io, in lattice, di lattice a tipo questi degli infermieri
Rotolo: Ma dico, hai provato (...) a tenere il revolver con i guanti di lattice?
Nicchi: Si, tutto, per vedere se mi scivola (...) Già lei mi ha spiegato ... io già questa settimana ho ... abbiamo fatto tutto
Rotolo: Poi tutto quello che hai messo, si deve bruciare o sennò si deve vurricari [seppellire] (...) Ti devi andare a chiudere, perché una traccia (...) rimane la polvere (...) eventualmente metti un poco di questo concime in un sacchetto, ne ha piante tua madre a casa? (...)
Nicchi: E... concime di capra
Rotolo: Noo, concime chimico!
Nicchi: Ah, chimico?
(...)
Nicchi: ci dà la battuta lui stesso "pum!" e ce ne andiamo! (...)
Rotolo: Il dottore non lo sa, se no me lo avrebbe detto a me, glielo dobbiamo dire noi altri, eventualmente noi facciamo collaborare (...) Mimmo Biondino il fratello di Totuccio
Nicchi: Ah, va bene, allora (...)
Rotolo: Loro si prendono i ferri, tutte cose e già le macchine pronte per andarvene
Nicchi: Va bene
Fonte: SOS Impresa
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Atti,
Cosa nostra
Gotha: Cancemi e Parisi
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Carmelo e Giovanni Cancemi
Si ritenere che Carmelo Cancemi, nato a Palermo nel 1942, ed il figlio Giovanni, nato a Palermo nel 1970, siano pienamente inseriti nel mandamento mafioso di Pagliarelli.
Da due conversazioni intercettate nel febbraio e nell'agosto 2005 si evince che i Cancemi svolgono una attività imprenditoriale controllata da cosa nostra. Antonino Rotolo, a capo del mandamento di Pagliarelli, avvantaggia così apertamente i Cancemi, facendo in modo che si aggiudichino appalti pubblici e privati, al punto che Francesco Bonura interviene per chiedere che si lasci spazio anche ad altri. In una telefonata i due stanno parlando di tale cugino di Marcianò:
Rotolo: ... stiamo mettendo un po' di regole, per quelli scaltri, come, appunto, il cugino di Marcianò ...
Bonura: Ma tutta questa scal... per me è stupido
Rotolo: Eh, sembra stupido ma intanto è scaltro
Bonura: È stupido, cretino e sempre in mezzo alla strada ...
Rotolo: Però ... lo sai che cosa ...
Bonura: Piglia e si leva di in mezzo ai coglioni
Rotolo: Ma tu lo sai che cosa fa? Combina danno!
Bonura: Questo ... per ignoranza è capace di farlo
Poi il discorso si sposta sui Cancemi:
Bonura: Cancemi ... da tutte le parti lo state mandando
Rotolo: Da tutte le parti dove?
Bonura: Dovunque c'è Cancemi, dovunque c'è Cancemi, dico, state attenti perché lo bruciate secondo me
Rotolo: Lo bruciamo, ma quelli fanno questo lavoro, quelli vanno girando ...
Bonura: Nì ...
Rotolo: Loro vanno girando... loro vanno girando per cercarsi...
Bonura: Nino ...
Rotolo: Ma intanto com'è, non lavorano, tu dici vanno girando
Bonura: (ride) Minchia, io so che lavora. Da tutte le parti c'è Cancemi
Ulteriori risultanze processuali provano che costoro sono inseriti nella rete di fiancheggiatori di Antonino Rotolo, fanno da intermediari nella comunicazione con altri soggetti mafiosi, tra cui Bernardo Provenzano, risultano coinvolti nella preparazione di omicidi, nell'occultamento e nella conservazione delle armi del mandamento.
Per quanto riguarda il loro ruolo di armieri, risultano interessanti due intercettazioni ambientali eseguite nel settembre e nell'ottobre 2005. La prima è relativa ad una discussione che coinvolge Rotolo, Nicchi e Giovanni Cancemi, la seconda Rotolo e Carmelo Cancemi.
Giovanni Cancemi viene istruito su come provare le armi:
Rotolo: Oddio... chiama a Giovanni
Nicchi: Giovanni!
Rotolo: Si dovrebbero provare ... Provare significa un caricatore tum, tum, tum per vedere se si inceppa ... hai capito?
...
Rotolo: ... in una cava e le vai a provare ... anche da questo Giovanni, al Parco, no?
Cancemi: È sulla strada
Rotolo: E io non lo so dov'è... a Bellolampo
Cancemi: Poi vediamo
Rotolo: Va bene ... glieli fai avere a lui ... sempre poi le pulisci, è giusto? Chi è che li maneggia ... vi saluto
Cancemi: Quindi si provano uno per uno, è giusto?
Rotolo: Sì ... uno e uno!
Carmelo Cancemi spiega come intende provare le armi:
Rotolo: Sii, ma servono.
Cancemi: Lo so che servono ... però ora cominciano i tuoni, come sento i primi botti io ad uno ad uno io li metto a provare tutte. Perché ce ne qualche sei da provare non è che ti pare che è una sola ...
Rotolo: No. Ma tu ne devi provare due.
Cancemi: Ma io col tem... ora cominciano i tuoni e le provo tutte io!
Rotolo: Ah! Certo.
Cancemi: Le provo tutte ... ora come cominciano i tuoni che si confonde l'idea.
Rotolo: I cosi li hai? I colpi..
Cancemi: Sì ci sono.
Rotolo: Mhm!
Cancemi: Ci sono qualche centinaio ci sono.
Rotolo: Mhm! Ecco li provi, perché se quello te li viene a domandare, poi che fa mi... Può essere che questa settimana te le viene a chiedere.
Cancemi: Eh! Ma io se lui mi avvisa una giornata prima ... io pure un giorno prima gliele faccio trovare. Le metto la in mezzo al giardino ...
ROTOLO: Eee... e se passa una macchina lo capiscono?
Cancemi: No non ti preoccupare. Io ne sparo una ogni minuto eventualmente. Uno ogni minuto. Non è che devo fare "tu, tu, tu, tu, tu". Uno "boom", e mi fermo riprendo "tu" e mi fermo, "Boom" e mi sposto di cento metri in mezzo al giardino.
Rotolo: Tu puoi fare una cosa, avvolgila, avvolgici una pezza
Cancemi: Dentro la scatola lo faccio io ... questo ... dentro la scatola di scarpe e io mi infilo la mano nel buco, quando io sparo e si sente il boom, boom proprio adagio. Lo hai capito? Mi metto il guanto quello fino io
Rotolo: Sì!
Cancemi: ... e dentro la scatola, faccio il buco e lui si sente: "Pum". Così lo soffoco ... lo soffoco.
Rotolo: L'importante è che ...
Cancemi: No. Si sente ... Tipo questi tuoni piccolini, piccolini proprio questi, così si sentono "pum, pum, pum". Si sentono. Quindi a distanza di cinquanta metri neanche si sentono se il caso ... dentro la scatola delle scarpe ...
In una conversazione tra Carmelo Cancemi e il Rotolo, intercettata nell'ottobre 2005 si parla di stratagemmi per evitare la detenzione:
Rotolo: Ti devi organizzare come ho fatto io... a me non è arrivato il definitivo ... Ora mi hanno fatto l'udienza e mi hanno dato un anno e mezzo di detenzione domiciliare, tu quanto ti sei fatto?
Cancemi: Io quattro mesi
Rotolo: La condanna è?
Cancemi: Quattro anni e mezzo
Rotolo: Dio non voglia che la confermano ... capito? Con i documenti ... però che noialtri dobbiamo fare ... tu devi fare ricorso ...
Cancemi: Ora nuovamente ci devo andare, il mese prossimo
Rotolo: Ora ti devi far fare il "coso" della testa, ora io ti organizzo questa cosa in modo che, Dio non voglia, ti danno il definitivo ... le cose della vita non si possono ...
Rotolo: ... noialtri prepariamoci, le cose della vita non si possono sapere, perchè ti arrestano ...
Cancemi: Lo so
Rotolo: Allora, uno presenta i documenti e vede ... (abbassa ulteriormente la voce) non ti scordare che nel caso sei a Pagliarelli, me lo fai dire ... una volta che ti arrestano, se ti portano... facciamo corna ...
Cancemi: Esatto
Rotolo: Per ora facciamo finta ... perché là il direttore sanitario ... si ci può parlare, hai capito? Poi me la sbrigo io da qua... perché ... me la sbrigo io
(...)
Rotolo: Si devono fare dei ricoveri dove ti dico io
Cancemi: Esatto
Rotolo: Il dottore per la testa... ti deve visitare, quello Scrima
Cancemi: E gli scrive più pisantuliddu (aggravando)
Rotolo: Te la faccio fare dall'ospedale, hai capito? Ora a lui appena viene lo mando a chiamare al Cervello, tu te ne vai al Cervello, ti fai fare la visita bella sistemata ...
Cancemi: Loro devono ncalcare (aggravare) ...
Rotolo: Esatto... tu non devi dire niente, tu devi andare dove ti mando io e non devi parlare, devi dire che ti senti male, ti gira la testa... lui stesso ti dirà: ma lei ha questo? Si sente questo? E ti fa fare gli esami. Mi sono spiegato? E scriviamo... ma ora però. Tra un mese nuovamente. Documentazione...
Secondo Rotolo il direttore sanitario della casa circondariale di Pagliarelli sarebbe una persona con la quale si poteva parlare, e lasciava intendere di poter disporre di un neurologo, tale Scrima, dell'ospedale Cervello. Da come parla, il sistema sarebbe sperimentato.
Nell'ottobre si determina che Giovanni Cancemi è presente alla riunione in cui viene pianificato il secondo intervento di Rotolo nell'organizzazione del mandamento di Porta Nuova, in seguito all'arresto di Nicola Ingarao. Nicchi e Rotolo parlano inoltre liberamente in presenza di Giovanni Cancemi delle strategie criminali che intendono mettere in opera, come in questo caso, in cui vogliono danneggiare degli esercenti cinesi per convincerli a sottostare al pagamento del pizzo.
Nicchi: ... da giovedì prossimo in tutta Palermo, gli facciamo danno ai cinesi (...) perché quelli che hanno aperto da noi, due volte gliel'ha fatto Francuzzu e due volte gliel'ho fatto io (...) giovedì notte, in tutta Palermo, il corso Dei Mille, tutti! Mettiamo l'attack, in tutti, in tutti i negozi che ci sono! Giovedì notte!
Angelo Rosario Saro Parisi e Pietro Parisi
Si registrano passaggi di ingenti somme di denaro fra Giovanni Cancemi, Angelo Rosario Parisi e Antonino Cinà che non trovano spiegazione in una causale lecita ma che sembrano riconducibili ad affari che hanno come protagonisti Rotolo e Cinà e come intermediari Cancemi e Parisi. Il Parisi viene segnalato quasi tutti i giorni presso l'abitazione del Rotolo. Gli viene attribuito un ruolo di scorta presso il luogo della riunione di alcuni partecipanti, di assistenza organizzativa al Rotolo per gli incontri, e di gestione delle comunciazioni tra gli affiliati. È anche uno dei pochi individui a cui il Rotolo confida il suo progetto di assassinare Salvatore Lo Piccolo.
A Pietro Parisi si contesta il suo ruolo di prestanome per il Rotolo e di aver messo a disposizione di cosa nostra gli uffici della sua società Edilizia 93 per incontri tra affiliati, come Carmelo Cancemi, Antonino Rotolo, Nicolò Ingarao e Giovanni Nicchi. Inoltre ha partecipato alla vicenda della sponsorizzazione della candidatura alle elezioni comunali di Marcello Parisi.
Fonte: SOS Impresa
Carmelo e Giovanni Cancemi
Si ritenere che Carmelo Cancemi, nato a Palermo nel 1942, ed il figlio Giovanni, nato a Palermo nel 1970, siano pienamente inseriti nel mandamento mafioso di Pagliarelli.
Da due conversazioni intercettate nel febbraio e nell'agosto 2005 si evince che i Cancemi svolgono una attività imprenditoriale controllata da cosa nostra. Antonino Rotolo, a capo del mandamento di Pagliarelli, avvantaggia così apertamente i Cancemi, facendo in modo che si aggiudichino appalti pubblici e privati, al punto che Francesco Bonura interviene per chiedere che si lasci spazio anche ad altri. In una telefonata i due stanno parlando di tale cugino di Marcianò:
Rotolo: ... stiamo mettendo un po' di regole, per quelli scaltri, come, appunto, il cugino di Marcianò ...
Bonura: Ma tutta questa scal... per me è stupido
Rotolo: Eh, sembra stupido ma intanto è scaltro
Bonura: È stupido, cretino e sempre in mezzo alla strada ...
Rotolo: Però ... lo sai che cosa ...
Bonura: Piglia e si leva di in mezzo ai coglioni
Rotolo: Ma tu lo sai che cosa fa? Combina danno!
Bonura: Questo ... per ignoranza è capace di farlo
Poi il discorso si sposta sui Cancemi:
Bonura: Cancemi ... da tutte le parti lo state mandando
Rotolo: Da tutte le parti dove?
Bonura: Dovunque c'è Cancemi, dovunque c'è Cancemi, dico, state attenti perché lo bruciate secondo me
Rotolo: Lo bruciamo, ma quelli fanno questo lavoro, quelli vanno girando ...
Bonura: Nì ...
Rotolo: Loro vanno girando... loro vanno girando per cercarsi...
Bonura: Nino ...
Rotolo: Ma intanto com'è, non lavorano, tu dici vanno girando
Bonura: (ride) Minchia, io so che lavora. Da tutte le parti c'è Cancemi
Ulteriori risultanze processuali provano che costoro sono inseriti nella rete di fiancheggiatori di Antonino Rotolo, fanno da intermediari nella comunicazione con altri soggetti mafiosi, tra cui Bernardo Provenzano, risultano coinvolti nella preparazione di omicidi, nell'occultamento e nella conservazione delle armi del mandamento.
Per quanto riguarda il loro ruolo di armieri, risultano interessanti due intercettazioni ambientali eseguite nel settembre e nell'ottobre 2005. La prima è relativa ad una discussione che coinvolge Rotolo, Nicchi e Giovanni Cancemi, la seconda Rotolo e Carmelo Cancemi.
Giovanni Cancemi viene istruito su come provare le armi:
Rotolo: Oddio... chiama a Giovanni
Nicchi: Giovanni!
Rotolo: Si dovrebbero provare ... Provare significa un caricatore tum, tum, tum per vedere se si inceppa ... hai capito?
...
Rotolo: ... in una cava e le vai a provare ... anche da questo Giovanni, al Parco, no?
Cancemi: È sulla strada
Rotolo: E io non lo so dov'è... a Bellolampo
Cancemi: Poi vediamo
Rotolo: Va bene ... glieli fai avere a lui ... sempre poi le pulisci, è giusto? Chi è che li maneggia ... vi saluto
Cancemi: Quindi si provano uno per uno, è giusto?
Rotolo: Sì ... uno e uno!
Carmelo Cancemi spiega come intende provare le armi:
Rotolo: Sii, ma servono.
Cancemi: Lo so che servono ... però ora cominciano i tuoni, come sento i primi botti io ad uno ad uno io li metto a provare tutte. Perché ce ne qualche sei da provare non è che ti pare che è una sola ...
Rotolo: No. Ma tu ne devi provare due.
Cancemi: Ma io col tem... ora cominciano i tuoni e le provo tutte io!
Rotolo: Ah! Certo.
Cancemi: Le provo tutte ... ora come cominciano i tuoni che si confonde l'idea.
Rotolo: I cosi li hai? I colpi..
Cancemi: Sì ci sono.
Rotolo: Mhm!
Cancemi: Ci sono qualche centinaio ci sono.
Rotolo: Mhm! Ecco li provi, perché se quello te li viene a domandare, poi che fa mi... Può essere che questa settimana te le viene a chiedere.
Cancemi: Eh! Ma io se lui mi avvisa una giornata prima ... io pure un giorno prima gliele faccio trovare. Le metto la in mezzo al giardino ...
ROTOLO: Eee... e se passa una macchina lo capiscono?
Cancemi: No non ti preoccupare. Io ne sparo una ogni minuto eventualmente. Uno ogni minuto. Non è che devo fare "tu, tu, tu, tu, tu". Uno "boom", e mi fermo riprendo "tu" e mi fermo, "Boom" e mi sposto di cento metri in mezzo al giardino.
Rotolo: Tu puoi fare una cosa, avvolgila, avvolgici una pezza
Cancemi: Dentro la scatola lo faccio io ... questo ... dentro la scatola di scarpe e io mi infilo la mano nel buco, quando io sparo e si sente il boom, boom proprio adagio. Lo hai capito? Mi metto il guanto quello fino io
Rotolo: Sì!
Cancemi: ... e dentro la scatola, faccio il buco e lui si sente: "Pum". Così lo soffoco ... lo soffoco.
Rotolo: L'importante è che ...
Cancemi: No. Si sente ... Tipo questi tuoni piccolini, piccolini proprio questi, così si sentono "pum, pum, pum". Si sentono. Quindi a distanza di cinquanta metri neanche si sentono se il caso ... dentro la scatola delle scarpe ...
In una conversazione tra Carmelo Cancemi e il Rotolo, intercettata nell'ottobre 2005 si parla di stratagemmi per evitare la detenzione:
Rotolo: Ti devi organizzare come ho fatto io... a me non è arrivato il definitivo ... Ora mi hanno fatto l'udienza e mi hanno dato un anno e mezzo di detenzione domiciliare, tu quanto ti sei fatto?
Cancemi: Io quattro mesi
Rotolo: La condanna è?
Cancemi: Quattro anni e mezzo
Rotolo: Dio non voglia che la confermano ... capito? Con i documenti ... però che noialtri dobbiamo fare ... tu devi fare ricorso ...
Cancemi: Ora nuovamente ci devo andare, il mese prossimo
Rotolo: Ora ti devi far fare il "coso" della testa, ora io ti organizzo questa cosa in modo che, Dio non voglia, ti danno il definitivo ... le cose della vita non si possono ...
Rotolo: ... noialtri prepariamoci, le cose della vita non si possono sapere, perchè ti arrestano ...
Cancemi: Lo so
Rotolo: Allora, uno presenta i documenti e vede ... (abbassa ulteriormente la voce) non ti scordare che nel caso sei a Pagliarelli, me lo fai dire ... una volta che ti arrestano, se ti portano... facciamo corna ...
Cancemi: Esatto
Rotolo: Per ora facciamo finta ... perché là il direttore sanitario ... si ci può parlare, hai capito? Poi me la sbrigo io da qua... perché ... me la sbrigo io
(...)
Rotolo: Si devono fare dei ricoveri dove ti dico io
Cancemi: Esatto
Rotolo: Il dottore per la testa... ti deve visitare, quello Scrima
Cancemi: E gli scrive più pisantuliddu (aggravando)
Rotolo: Te la faccio fare dall'ospedale, hai capito? Ora a lui appena viene lo mando a chiamare al Cervello, tu te ne vai al Cervello, ti fai fare la visita bella sistemata ...
Cancemi: Loro devono ncalcare (aggravare) ...
Rotolo: Esatto... tu non devi dire niente, tu devi andare dove ti mando io e non devi parlare, devi dire che ti senti male, ti gira la testa... lui stesso ti dirà: ma lei ha questo? Si sente questo? E ti fa fare gli esami. Mi sono spiegato? E scriviamo... ma ora però. Tra un mese nuovamente. Documentazione...
Secondo Rotolo il direttore sanitario della casa circondariale di Pagliarelli sarebbe una persona con la quale si poteva parlare, e lasciava intendere di poter disporre di un neurologo, tale Scrima, dell'ospedale Cervello. Da come parla, il sistema sarebbe sperimentato.
Nell'ottobre si determina che Giovanni Cancemi è presente alla riunione in cui viene pianificato il secondo intervento di Rotolo nell'organizzazione del mandamento di Porta Nuova, in seguito all'arresto di Nicola Ingarao. Nicchi e Rotolo parlano inoltre liberamente in presenza di Giovanni Cancemi delle strategie criminali che intendono mettere in opera, come in questo caso, in cui vogliono danneggiare degli esercenti cinesi per convincerli a sottostare al pagamento del pizzo.
Nicchi: ... da giovedì prossimo in tutta Palermo, gli facciamo danno ai cinesi (...) perché quelli che hanno aperto da noi, due volte gliel'ha fatto Francuzzu e due volte gliel'ho fatto io (...) giovedì notte, in tutta Palermo, il corso Dei Mille, tutti! Mettiamo l'attack, in tutti, in tutti i negozi che ci sono! Giovedì notte!
Angelo Rosario Saro Parisi e Pietro Parisi
Si registrano passaggi di ingenti somme di denaro fra Giovanni Cancemi, Angelo Rosario Parisi e Antonino Cinà che non trovano spiegazione in una causale lecita ma che sembrano riconducibili ad affari che hanno come protagonisti Rotolo e Cinà e come intermediari Cancemi e Parisi. Il Parisi viene segnalato quasi tutti i giorni presso l'abitazione del Rotolo. Gli viene attribuito un ruolo di scorta presso il luogo della riunione di alcuni partecipanti, di assistenza organizzativa al Rotolo per gli incontri, e di gestione delle comunciazioni tra gli affiliati. È anche uno dei pochi individui a cui il Rotolo confida il suo progetto di assassinare Salvatore Lo Piccolo.
A Pietro Parisi si contesta il suo ruolo di prestanome per il Rotolo e di aver messo a disposizione di cosa nostra gli uffici della sua società Edilizia 93 per incontri tra affiliati, come Carmelo Cancemi, Antonino Rotolo, Nicolò Ingarao e Giovanni Nicchi. Inoltre ha partecipato alla vicenda della sponsorizzazione della candidatura alle elezioni comunali di Marcello Parisi.
Fonte: SOS Impresa
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Arresto di Giuseppe Falsone
Il 25 giugno 2010 è stato arrestato a Marsiglia Giuseppe Falsone, 40 anni, inserito nell'elenco dei trenta latitanti italiani di massima pericolosità, nel corso di una operazione congiunta tra la squadra mobile di Agrigento, quella di Palermo e allo Sco.
Si pensa si sia sottoposto a svariati interventi di chirurgia plastica, al fine di rendere più difficile la sua identificazione, ipotesi che sembra confermata dal confronto diretto tra come appariva nelle foto segnaletiche e come appare adesso - vedi questo servizio fotografico de la Stampa.
Noto anche come il ragionere, è considerato molto vicino a Bernardo Provenzano, è figlio di Vincenzo Falsone, capo mafia storico e caduto nel corso della guerra di mafia tra stidda e cosa nostra, ed era ricercato dal 1999 per mafia, omicidio, estorsioni, traffico di droga e gestione illecita di appalti.
Avrebbe disponibilità su di un notevole patrimonio, tanto che tre mesi fa, nel corso dell'operazione Apocalisse, vennero sequestrati beni e società a lui riconducibili per un valore stimato circa 30 milioni di euro.
Giuseppe Sardino, ex consigliere comunale a Naro, non lontano da Canicattì, suo braccio destro e vivandiere prima di essere arrestato e diventare in seguito collaboratore di giustizia, diceva che il Falsone "gira rigorosamente armato, non si separa mai da palmare e pc portatile. E nella ventiquattrore porta la bibbia e testi di filosofia". Nell'inchiesta che portò all'arresto di Sardino risultò che un alto esponente della polizia giudiziaria avrebbe fornito informazioni al Falsone, per il tramite dell'avvocato Luisa Maniscalchi.
Il 2 luglio, secondo quanto riferisce reuters, la giustizia francese ha dato via libera alla procedura di estradizione del Falsone in Italia.
Fonti: reuters, corriere, stampa, repubblica
Si pensa si sia sottoposto a svariati interventi di chirurgia plastica, al fine di rendere più difficile la sua identificazione, ipotesi che sembra confermata dal confronto diretto tra come appariva nelle foto segnaletiche e come appare adesso - vedi questo servizio fotografico de la Stampa.
Noto anche come il ragionere, è considerato molto vicino a Bernardo Provenzano, è figlio di Vincenzo Falsone, capo mafia storico e caduto nel corso della guerra di mafia tra stidda e cosa nostra, ed era ricercato dal 1999 per mafia, omicidio, estorsioni, traffico di droga e gestione illecita di appalti.
Avrebbe disponibilità su di un notevole patrimonio, tanto che tre mesi fa, nel corso dell'operazione Apocalisse, vennero sequestrati beni e società a lui riconducibili per un valore stimato circa 30 milioni di euro.
Giuseppe Sardino, ex consigliere comunale a Naro, non lontano da Canicattì, suo braccio destro e vivandiere prima di essere arrestato e diventare in seguito collaboratore di giustizia, diceva che il Falsone "gira rigorosamente armato, non si separa mai da palmare e pc portatile. E nella ventiquattrore porta la bibbia e testi di filosofia". Nell'inchiesta che portò all'arresto di Sardino risultò che un alto esponente della polizia giudiziaria avrebbe fornito informazioni al Falsone, per il tramite dell'avvocato Luisa Maniscalchi.
Il 2 luglio, secondo quanto riferisce reuters, la giustizia francese ha dato via libera alla procedura di estradizione del Falsone in Italia.
Fonti: reuters, corriere, stampa, repubblica
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Gotha: La famiglia di Borgo Molara
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Risulta confermata l'esistenza della famiglia di Borgo Molara e del fatto che questa faccia parte del mandamento di Pagliarelli.
Giuseppe Cappello
Il Cappello, come da intercettazioni ambientali e da riscontri investigativi, viene esplicitamente associato alla famiglia di Borgo Molara ma le sue funzioni non sono probabilmente direttive, quanto piuttosto esecutive anche se avrebbe costituito, su incarico di Antonino Rotolo, un punto di riferimento nel programma di ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova.
Sarebbe quindi un uomo di fiducia dei capi di cosa nostra, soggetto subalterno rispetto ai voleri del vero coordinatore delle varie iniziative criminali ovvero, per i casi esaminati, il Rotolo.
Fonte: SOS Impresa
Risulta confermata l'esistenza della famiglia di Borgo Molara e del fatto che questa faccia parte del mandamento di Pagliarelli.
Giuseppe Cappello
Il Cappello, come da intercettazioni ambientali e da riscontri investigativi, viene esplicitamente associato alla famiglia di Borgo Molara ma le sue funzioni non sono probabilmente direttive, quanto piuttosto esecutive anche se avrebbe costituito, su incarico di Antonino Rotolo, un punto di riferimento nel programma di ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova.
Sarebbe quindi un uomo di fiducia dei capi di cosa nostra, soggetto subalterno rispetto ai voleri del vero coordinatore delle varie iniziative criminali ovvero, per i casi esaminati, il Rotolo.
Fonte: SOS Impresa
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Gotha: La famiglia di Rocca Mezzo Monreale
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Le indagini hanno formito elementi che indicano come la famiglia di Rocca Mezzo Monreale sia inserito nel mandamento di Pagliarelli, tra cui le intercettazioni ambientali effettuate nei confronti di Rotolo, Nicchi e Ingrao, dove si sente che Gaetano Badagliacca avrebbe dovuto rappresentare sia la famiglia di Rocca Mezzo Monreale sia la famiglia di Corso Calatafimi, e il documento sequestrato a Salvatore Lo Piccolo al momento dell'arresto.
Gli imputati considerati appartenenti a questa famiglia sono: Pietro Badagliacca, suo figlio Angelo, e Gaetano Badagliacca.
Da una conversazione del 26 maggio 2005 tra Rotolo, Nicchi ed Ingarao:
Rotolo: È una persona anziana (...) lo sai che facciamo ... facciamo presenziare a Pinuzzu Cappello e a Taninu Badagliacca (...) facciamo in modo che noi ... noi altri ci presentiamo a tutto il mandamento (...)
Rotolo designa, a fianco dell'Ingarao, Gaetano Badagliacca per rappresentare assieme a Michele Oliveri le famiglie del mandamento di Pagliarelli ad una importante riunione del mandamento di Porta Nuova. A Gaetano Badagliacca rappresenterà Rocca Mezzo Monreale, al posto di suo fratello Pietro, che ne era a capo, e Corso Calatafimi: e Tanino dirà: rappresento pure il corso Calatafimi io, perché non sono potuti venire da là e ci sono qua io".
A carico di Pietro Badagliacca, già condannato per il reato di partecipazione mafiosa, è stato provato il suo legame con esponenti di spicco di cosa nostra e il suo ruolo nell'associazione. Nonostante avesse obbligo di dimora a Castellammare del Golfo ha continuato a gestire affari illeciti in collaborazione con il figlio Angelo e il fratello Gaetano.
Da una conversazione del 28 luglio 2005 tra Rotolo e Cinà:
Cinà: Di Pietro Badagliacca che stavi dicendo ...
(...)
Rotolo: In sostanza, eh ... allora io gli ho detto: tieni i contatti, anzi a me servono favori là, che là ci sono tutti i latitanti (...)
Pietro Badagliacca è rispettato e stimato, e Rotolo pensa a lui per tessere le alleanze con i capi dei mandamenti del territorio trapanese e con lo stesso Matteo Messina Denaro.
Da una conversazione del 3 settembre 2005 tra Rotolo e Angelo Badagliacca, figlio di Pietro:
Badagliacca: Io intanto prendo i pizzini, tanti saluti da papà
Rotolo: Come sta?
Badagliacca: Bene, dice che già ha parlato con quello di Trapani per… eeee…
Rotolo: Ma per parlare con Matteo direttamente?
Rotolo raccomanda ad Angelo Badagliacca di essere cauto, soprattutto nei contatti con gli altri associati, ad esempio quando gli parla in occasione della diffusione della notizia della partecipazione di Gioacchino Badagliacca al viaggio in Francia compiuto da Bernardo Provenzano con l’aiuto della famiglia mafiosa di Villabate.
Fonte: SOS Impresa
Le indagini hanno formito elementi che indicano come la famiglia di Rocca Mezzo Monreale sia inserito nel mandamento di Pagliarelli, tra cui le intercettazioni ambientali effettuate nei confronti di Rotolo, Nicchi e Ingrao, dove si sente che Gaetano Badagliacca avrebbe dovuto rappresentare sia la famiglia di Rocca Mezzo Monreale sia la famiglia di Corso Calatafimi, e il documento sequestrato a Salvatore Lo Piccolo al momento dell'arresto.
Gli imputati considerati appartenenti a questa famiglia sono: Pietro Badagliacca, suo figlio Angelo, e Gaetano Badagliacca.
Da una conversazione del 26 maggio 2005 tra Rotolo, Nicchi ed Ingarao:
Rotolo: È una persona anziana (...) lo sai che facciamo ... facciamo presenziare a Pinuzzu Cappello e a Taninu Badagliacca (...) facciamo in modo che noi ... noi altri ci presentiamo a tutto il mandamento (...)
Rotolo designa, a fianco dell'Ingarao, Gaetano Badagliacca per rappresentare assieme a Michele Oliveri le famiglie del mandamento di Pagliarelli ad una importante riunione del mandamento di Porta Nuova. A Gaetano Badagliacca rappresenterà Rocca Mezzo Monreale, al posto di suo fratello Pietro, che ne era a capo, e Corso Calatafimi: e Tanino dirà: rappresento pure il corso Calatafimi io, perché non sono potuti venire da là e ci sono qua io".
A carico di Pietro Badagliacca, già condannato per il reato di partecipazione mafiosa, è stato provato il suo legame con esponenti di spicco di cosa nostra e il suo ruolo nell'associazione. Nonostante avesse obbligo di dimora a Castellammare del Golfo ha continuato a gestire affari illeciti in collaborazione con il figlio Angelo e il fratello Gaetano.
Da una conversazione del 28 luglio 2005 tra Rotolo e Cinà:
Cinà: Di Pietro Badagliacca che stavi dicendo ...
(...)
Rotolo: In sostanza, eh ... allora io gli ho detto: tieni i contatti, anzi a me servono favori là, che là ci sono tutti i latitanti (...)
Pietro Badagliacca è rispettato e stimato, e Rotolo pensa a lui per tessere le alleanze con i capi dei mandamenti del territorio trapanese e con lo stesso Matteo Messina Denaro.
Da una conversazione del 3 settembre 2005 tra Rotolo e Angelo Badagliacca, figlio di Pietro:
Badagliacca: Io intanto prendo i pizzini, tanti saluti da papà
Rotolo: Come sta?
Badagliacca: Bene, dice che già ha parlato con quello di Trapani per… eeee…
Rotolo: Ma per parlare con Matteo direttamente?
Rotolo raccomanda ad Angelo Badagliacca di essere cauto, soprattutto nei contatti con gli altri associati, ad esempio quando gli parla in occasione della diffusione della notizia della partecipazione di Gioacchino Badagliacca al viaggio in Francia compiuto da Bernardo Provenzano con l’aiuto della famiglia mafiosa di Villabate.
Fonte: SOS Impresa
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Gotha: Settimo Mineo e la famiglia di Pagliarelli
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Settimo Mineo
Anche per il Mineo sono decisive le intercettazioni ambientali compiute nel box di Antonino Rotolo per ricostruire il suo ruolo all'interno della famiglia di Pagliarelli.
In una intercettazione del 13 ottobre 2005 Rotolo e Cinà, nel ricordare fatti della guerra di mafia degli anni ottanta, inquadrano la relazione tra il Mineo e Rotolo.
Rotolo: (...) Quindi, ora, come sai, perché io a Settimo ...
Cinà: Gli vuoi bene, minchia, lo proteggi!
Rotolo: Anche perché io a Settimo gliel'ho detto: "tu devi fare finta che sei nato di nuovo!"
Cinà: Certo, certo!
Rotolo: Gli ho detto: "sei nato oggi!" (...) e ti dico è devoto!
Cinà: Ma è devoto servile o è devoto perché ...
Rotolo: No, no, è devoto
Anche nella conversazione tra Rotolo, Nicchi e Ingarao, intercettata il 26 maggio 2005, in cui si parla della ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova, il Mineo viene citato dal Rotolo come persona di fiducia. Agostino Badalamenti, allora reggente del mandamento di Porta Nuova, è malato, e Rotolo vuole approfittare dell'occasione per imporre Ingarao come sostituto. Lo zù Settimo, che Rotolo ricorda avere già autorizzato a parlare con il rappresentante della famiglia di Bolognetta, viene indicato come persona che spalleggerà Ingarao nella riunione con il Badalamenti.
Pure in un'altra intercettazione, una conversazione tra Rotolo e Giovanni Cancemi intercettata il 20 luglio 2005, si parla di come il Mineo non sia nuovo al compito di parlare con altre famiglie mafiose, in questo caso si cita l'incarico che aveva avuto di parlare con elementi della famiglia di Corso dei Mille.
In una intercettazione del 21 ottobre 2005 Rotolo e Giovanni Nicchi parlano del ruolo di Mineo, stimato anche per la sua lunga militanza in cosa nostra.
Il 13 ottobre Rotolo e Nicchi parlano di come Salvatore Davì, capo della famiglia di Partanna/Mondello, avesse richiesto un incontro con Settimo Mineo. Il 5 settembre Rotolo e Bonura parlano del Mineo come persona di fiducia ("Per me è uno dei migliori che hai tu", dice il Bonura)
Fonte: SOS Impresa
Settimo Mineo
Anche per il Mineo sono decisive le intercettazioni ambientali compiute nel box di Antonino Rotolo per ricostruire il suo ruolo all'interno della famiglia di Pagliarelli.
In una intercettazione del 13 ottobre 2005 Rotolo e Cinà, nel ricordare fatti della guerra di mafia degli anni ottanta, inquadrano la relazione tra il Mineo e Rotolo.
Rotolo: (...) Quindi, ora, come sai, perché io a Settimo ...
Cinà: Gli vuoi bene, minchia, lo proteggi!
Rotolo: Anche perché io a Settimo gliel'ho detto: "tu devi fare finta che sei nato di nuovo!"
Cinà: Certo, certo!
Rotolo: Gli ho detto: "sei nato oggi!" (...) e ti dico è devoto!
Cinà: Ma è devoto servile o è devoto perché ...
Rotolo: No, no, è devoto
Anche nella conversazione tra Rotolo, Nicchi e Ingarao, intercettata il 26 maggio 2005, in cui si parla della ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova, il Mineo viene citato dal Rotolo come persona di fiducia. Agostino Badalamenti, allora reggente del mandamento di Porta Nuova, è malato, e Rotolo vuole approfittare dell'occasione per imporre Ingarao come sostituto. Lo zù Settimo, che Rotolo ricorda avere già autorizzato a parlare con il rappresentante della famiglia di Bolognetta, viene indicato come persona che spalleggerà Ingarao nella riunione con il Badalamenti.
Pure in un'altra intercettazione, una conversazione tra Rotolo e Giovanni Cancemi intercettata il 20 luglio 2005, si parla di come il Mineo non sia nuovo al compito di parlare con altre famiglie mafiose, in questo caso si cita l'incarico che aveva avuto di parlare con elementi della famiglia di Corso dei Mille.
In una intercettazione del 21 ottobre 2005 Rotolo e Giovanni Nicchi parlano del ruolo di Mineo, stimato anche per la sua lunga militanza in cosa nostra.
Il 13 ottobre Rotolo e Nicchi parlano di come Salvatore Davì, capo della famiglia di Partanna/Mondello, avesse richiesto un incontro con Settimo Mineo. Il 5 settembre Rotolo e Bonura parlano del Mineo come persona di fiducia ("Per me è uno dei migliori che hai tu", dice il Bonura)
Fonte: SOS Impresa
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Atti,
Cosa nostra
Gotha: Michele Oliveri e la famiglia di Pagliarelli
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Michele Oliveri
In una conversazione tra Antonino Rotolo, Giovanni Nicchi e Nicola Ingarao intercettata il 26 maggio 2005, si parla della ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova. Il Rotolo parla degli elementi di rilievo della famiglia di Pagliarelli, esaltando la figura di 'u zù Michele Oliveri, oltre a quelle di Gaetano Badagliacca, di Rocca Mezzo Monreale, e Giuseppe Cappello, di Borgo Molara.
In un altra intercettazione del 22 settembre 2005 il Rotolo parla all'Oliveri del progettato agguato a Salvatore e Sandro Lo Piccolo, cosa di cui il Rotolo aveva parlato in precedenza al solo Antonino Cinà.
In altre intercettazioni del 4 e del 22 settembre 2005 Rotolo dà indicazioni all'Oliveri su faccende della famiglia. In questo stralcio, ad esempio, si parla di questioni legate alla gestione della cassa:
Oliveri: È venuta la signora, la moglie du zù Matteo che racconta sempre i guai a mia moglie
Rotolo: Minchia vengono i brividi a fare entrare questa a casa!
Oliveri: Io le ho dato mille euro al mese, li ho presi da quelli della cassa
Rotolo: Certo
Oliveri: e sono ridotto quasi a zero perché Giannuzzu una volta si prende cinquemila euro, una volta quattro (...) mi devi credere, se ci fosse un altro che tenesse la cassa io non la vorrei tenere
Rotolo: Te lo avevo detto io, Totuccio, perché non gliela dai a lui?
Oliveri: Totuccio vedi che si lamentava quando l'aveva Paolo (...)
...
Oliveri: Sì, ci vado, ma lui ... la cassa la tengo io e lui ha, ha ancora, un po' di pizzini di questo che è di fronte alla pompa di mio cognato, buste conservate e io gli ho detto: "ma quanto c'è in queste buste, per sapere quanto abbiamo?" Dice: "io non le ho aperte mai, sono qualche quattro, cinque buste e non le ho mai aperte, e poi altri quattromila, cinquemila euro, non so quanti sono, dice, della cassa sempre" Gli ho detto: "la apra la busta per vedere quanti sono e a secondo di quante sono le buste sappiamo quanto hanno, è giusto?" Perché poi io, tutti quelli, tutti, dato che non c'è Paolo, i soldi li ho messi, perché tutti i soldi li hanno portati a me, loro fanno e loro sfanno, perché loro mi dicono ...
Fonte: SOS Impresa
Michele Oliveri
In una conversazione tra Antonino Rotolo, Giovanni Nicchi e Nicola Ingarao intercettata il 26 maggio 2005, si parla della ristrutturazione del mandamento di Porta Nuova. Il Rotolo parla degli elementi di rilievo della famiglia di Pagliarelli, esaltando la figura di 'u zù Michele Oliveri, oltre a quelle di Gaetano Badagliacca, di Rocca Mezzo Monreale, e Giuseppe Cappello, di Borgo Molara.
In un altra intercettazione del 22 settembre 2005 il Rotolo parla all'Oliveri del progettato agguato a Salvatore e Sandro Lo Piccolo, cosa di cui il Rotolo aveva parlato in precedenza al solo Antonino Cinà.
In altre intercettazioni del 4 e del 22 settembre 2005 Rotolo dà indicazioni all'Oliveri su faccende della famiglia. In questo stralcio, ad esempio, si parla di questioni legate alla gestione della cassa:
Oliveri: È venuta la signora, la moglie du zù Matteo che racconta sempre i guai a mia moglie
Rotolo: Minchia vengono i brividi a fare entrare questa a casa!
Oliveri: Io le ho dato mille euro al mese, li ho presi da quelli della cassa
Rotolo: Certo
Oliveri: e sono ridotto quasi a zero perché Giannuzzu una volta si prende cinquemila euro, una volta quattro (...) mi devi credere, se ci fosse un altro che tenesse la cassa io non la vorrei tenere
Rotolo: Te lo avevo detto io, Totuccio, perché non gliela dai a lui?
Oliveri: Totuccio vedi che si lamentava quando l'aveva Paolo (...)
...
Oliveri: Sì, ci vado, ma lui ... la cassa la tengo io e lui ha, ha ancora, un po' di pizzini di questo che è di fronte alla pompa di mio cognato, buste conservate e io gli ho detto: "ma quanto c'è in queste buste, per sapere quanto abbiamo?" Dice: "io non le ho aperte mai, sono qualche quattro, cinque buste e non le ho mai aperte, e poi altri quattromila, cinquemila euro, non so quanti sono, dice, della cassa sempre" Gli ho detto: "la apra la busta per vedere quanti sono e a secondo di quante sono le buste sappiamo quanto hanno, è giusto?" Perché poi io, tutti quelli, tutti, dato che non c'è Paolo, i soldi li ho messi, perché tutti i soldi li hanno portati a me, loro fanno e loro sfanno, perché loro mi dicono ...
Fonte: SOS Impresa
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Atti,
Cosa nostra
Gotha: Il mandamento di Pagliarelli
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte dedicata al mandamento di Pagliarelli.
Dalle intercettazioni ambientali risulta che, all'epoca delle indagini, Antonino Rotolo era a capo del mandamento di Pagliarelli, che sarebbe stato diviso tra le famiglie: Pagliarelli, Calatafimi, Borgo Molara e Rocca-Mezzo Monreale.
Questa struttura converge con quella trovata sul foglio sequestrato a Salvatore Lo Piccolo al momento del suo arresto, secondo cui le famiglie sarebbero Molara, Pagliarelli e Corso Calatafimi.
Il Rotolo aveva affiancato Matteo Motisi a capo del mandamento già dagli anni novanta, per assumerne il comando prima de facto, a causa delle precarie condizioni di salute del Motisi, e poi ufficialmente, come ricostruito nella sentenza del processo Borsellino Ter.
Fonte: SOS Impresa
Dalle intercettazioni ambientali risulta che, all'epoca delle indagini, Antonino Rotolo era a capo del mandamento di Pagliarelli, che sarebbe stato diviso tra le famiglie: Pagliarelli, Calatafimi, Borgo Molara e Rocca-Mezzo Monreale.
Questa struttura converge con quella trovata sul foglio sequestrato a Salvatore Lo Piccolo al momento del suo arresto, secondo cui le famiglie sarebbero Molara, Pagliarelli e Corso Calatafimi.
Il Rotolo aveva affiancato Matteo Motisi a capo del mandamento già dagli anni novanta, per assumerne il comando prima de facto, a causa delle precarie condizioni di salute del Motisi, e poi ufficialmente, come ricostruito nella sentenza del processo Borsellino Ter.
Fonte: SOS Impresa
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Atti,
Cosa nostra
Gotha: Marcello Parisi e Giovanni Mercadante
Dalla sentenza di rito abbreviato del processo che, avendo colpito i vertici di cosa nostra è noto col nome di Gotha, e si è concluso con l'udienza del 21 gennaio 2008 presso il tribunale di Palermo. Parte sulle relazioni tra cosa nostra e la politica.
Candidati e costruzione del consenso
Un estratto da una intercettazione ambientale del 28 luglio del 2005 tra Rotolo e Cinà:
Cinà: Mi sono visto con Giovanni Mercadante ... gli ho fatto una premessa: sono finiti i tempi che ci potevate prendere per fessi, qua non ci esce ... tu mi dai e io ti do, anche perché ti ho eletto, ti vai a guadagnare venti milioni al mese ...
Rotolo: più la pensione ...
Cinà: e tre milioni al mese, sì tre milioni al mese per l'ospedale, Nino, ci si devono dire queste cose ...
Rotolo: sì, sì, sì, sì ...
Cinà: gli ho detto: tu hai l'impegno col nipote
Rotolo: quando abbiamo a uno là che ...
Cinà: No a uno ... ci da tutte le notizie così
Cinà afferma di aver potuto parlare esplicitamente a Giovanni Mercadante, parente di Tommaso Cannella, capo mandamento di Prizzi e racconta di aver garantito un sostegno decisivo al deputato regionale. E ora chiede qualcosa in cambio, "l'impegno con il nipote", altrimenti i corleonesi toglieranno il loro appoggio per le elezioni regionali.
Il supporto di cosa nostra nei confronti del Mercadante non sarebbe cosa recente, già in una intercettazione del 29 gennaio 2001 Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Totuccio 'o curto, diceva che i corleonesi lo avrebbero sostenuto alle imminenti elezioni ("siamo tutti organizzati in questa maniera"). E Giuffre riferisce come cosa nostra avrebbe supportato suo corso politico dalle comunali alle regionali ("dicevamo che era una persona che andava sostenuta e tutelata").
Il 1° agosto 2005, Nino Rotolo riferisce ad Angelo Rosario Parisi, zio di Marcello, futuro candidato, il discorso che Cinà ha fatto a Mercadante: "e ora vogliamo sistemare intanto questo ragazzo ... per dire noi altri ti diamo e tu ci dai". Poi istruisce Marcello Parisi su cosa deve dire al Mercadante "dopo le elezioni regionali ci sono quelle comunali e mi devo portare ... gli dici: i miei parenti vogliono che mi devo portare al comune ... amici dei miei parenti mi hanno detto, che lei si doveva occupare ...".
Marcello Parisi e Giovanni Mercadante si incontrano, e lo zio si dice soddisfatto dalla promessa del Mercadante di cercare di coinvolgere anche Francesco Musotto di Forza Italia, presidente della provincia di Palermo, nella sostegno al candidato dei corleonesi al Comune di Palermo:
Parisi: Poi per quanto riguarda la situazione di Marcello ... si sono parlati ... dice "so tutto, abbiamo parlato ... devi essere più vicino, ti conviene una volta la settimana farti vedere, perché io so che entro l'anno debbono essere maturate le cose e so, dice, che tu vai al Comune" anzi lui, dice, neanche lo faceva parlare, a tipo dire: "So tutto"
Rotolo: Va bene, buono
Parisi: Ora, dice, con Ciccio Musotto che ci sono vicino, dice, malgrado a tutto che mi fa incazzare certe volte, dice ... perché Marcello gli ha detto che ne aveva parlato pure con Ciccio Musotto di questa discussione, dice ora vediamo ... ne parlo pure io con lui, dice, però ... io so tutto, io ho l'impegno che entro l’anno debbo sistemare, dice ... e so che sei candidato al Comune. Fatti tu ... fatti vedere una volta la settimana
Rotolo: Conferma, diciamo, l’impegno
Rotolo si impegna per la sua parte dell'accordo. Il 6 settembre 2005 Rotolo parla a Sansone della candidatura di Marcello Parisi e lo invita a garantire il suo sostegno, che ottiene. Meno bene gli sarebbe andata con Franco Bonura, della famiglia di Uditore, come risulta da una intercettazione del 7 settembre 2005, in quanto questi sembra intenzionato ad appoggiare un suo nipote che si sta candidando per l'UDC.
Da una intercettazion dell'11 ottobre 2005 si capisce che il piano è a buon punto:Parisi: Ieri si è visto Marcello, con Mercadante. Il Mercadante era con Ferrara, il senatore!
Rotolo: Mih!
Parisi: Perciò ti stavo dicendo questo! E gli ha fatto capire che qualcosa, se gli danno qualche cosa gliela dovrebbe dare a lui! Poi c'è stato il segretario che gli ha detto che venerdì hanno una riunione politica al Palace! La sta facendo Fallica e questo Ferrara, che sono tutti e due, uno alla Camera e uno al Senato da quella parte!
Rotolo: Ah, a via Messina Marine!
Parisi: ... perciò! E hanno invitato a lui come ... come onorevole. Dice che ci dovrebbe essere solo lui, perciò questo Sciortino gli ha detto: "Vediamo se con lui ci possiamo andare un po' di persone", cose che sta invitando per esempio tutti ... a Marcello, altra gente che sono vicini a lui, per portarsi cinque, sei persone, per fare ... lui non essere solo! Avere un gruppo suo
personale!
Marcello Parisi viene progressivamente inserito da Mercadante nelle dinamiche di Forza Italia. Partecipa a una riunione in cui sono presenti deputati e senatori.
Il 13 ottobre 2005 Cinà va da Rotolo e gli comunica che l'indomani incontrerà Mercadante. Sa che Gianfranco Miccichè deve dare il suo OK e quindi vuole che Mercadante si dia da fare in questa direzione.
Il 6 novembre 2005 Marcello Parisi è a fianco di Mercandante in una convention locale di Forza Italia al teatro Golden di Palermo, assieme ad altri elementi della famiglia Parisi. Da quel momento Mercadante fa propaganda assieme a Parisi. Proprio come volevano Cinà e Rotolo.
Do ut des, secondo la Cassazione
Come si comprende da quel che dicono Rotolo, Cinà e Bonura, i contatti e gli accordi non riguardano scelte ideologiche ma il piazzare uomini di fiducia nei posti chiave o avvicinare candidati esterni alla associazione, pronti ad assecondare i suoi voleri.
Dagli anni novanta, i patti elettorali tra uomini di cosa nostra e politici è stato oggetto di
numerose indagini antimafia. Per la comprensione del fenomeno si sono rivelate decisive le dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia e, da circa un decennio, le intercettazioni di conversazioni tra mafiosi e politici.
Si è spesso contestato il concorso esterno nei confronti dei politici di vario rango accusati di aver stipulato patti scellerati con Cosa Nostra, ma sono rarissime le iniziative giudiziarie conclusesi con la sentenza condanna irrevocabile.
Viene considerato emblematico il caso di Francesco Paolo Gorgone, ex assessore al Territorio e Ambiente della regione siciliana, eletto nelle liste della Democrazia Cristiana nel 1991 a cui si contestava la strumentalizzazione della sua funzione a favore della fazione corleonese di cosa nostra in cambio del sostegno elettorale. Il 30 gennaio 2003 la cassazione ha reso irrevocabile la sua condanna per il reato di concorso esterno affermando: il patto assicura al sodalizio mafioso la certezza di disporre, all'occorrenza, di un preciso referente in ambito istituzionale, sempre utile e disponibile all'occorrenza; dalla parte del politico, la disponibilità a venire a patti con il mondo mafioso tradisce, sul piano dei valori etici, un atteggiamento di compiacenza o, quanto meno, di indifferenza per ciò che rappresenta Cosa Nostra, al di là del cinico calcolo di immediata utilità per il sicuro ritorno elettorale garantito dall’organizzazione.
Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, hanno stipulano un patto con il Gorgone per ottenere benefici per l'organizzazione.
Per una nuova classe dirigente
Dalle conversazioni, intercettate dalla polizia, che si tengono nel salotto di casa di Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio, si traggono molti elementi utili per comprendere il fenomeno.
Nella primavera del 2001, con l'arrivo delle elezioni politiche e regionali, si crea molto movimento nella abitazione in cui Guttadauro, che pure starebbe scontando una detenzione domiciliare. Riceve mafiosi, medici, avvocati e politici, tra cui l'assessore comunale alla sanità Domenico Miceli, candidato alle elezioni per la regione.
Guttadauro dice che vuole agganciare il futuro presidente della regione, Salvatore Cuffaro, e per questo stringe i rapporti con Miceli, molto vicino a Cuffaro. Guttadauro dice di voler partecipare alla "gestione della torta". Inoltre, in cambio del suo appoggio, chiede che i politici supportino l'abolizione dell'ergastolo o il ridimensionamento del regime carcerario relativo all'articolo 41 bis.
Inoltre condiziona i concorsi per l'assunzione o la promozione nel settore della sanità. Indica i nomi di quattro medici per concorsi nei ruoli di primario in diverse strutture ospedaliere.
Guttadauro cerca insistentemente agganci tra i politici e i funzionari dell'Unione Europea a Bruxelles, in modo da cercare di intercettare i flussi di denaro provenienti da lì.
Fonte: SOS Impresa
Candidati e costruzione del consenso
Un estratto da una intercettazione ambientale del 28 luglio del 2005 tra Rotolo e Cinà:
Cinà: Mi sono visto con Giovanni Mercadante ... gli ho fatto una premessa: sono finiti i tempi che ci potevate prendere per fessi, qua non ci esce ... tu mi dai e io ti do, anche perché ti ho eletto, ti vai a guadagnare venti milioni al mese ...
Rotolo: più la pensione ...
Cinà: e tre milioni al mese, sì tre milioni al mese per l'ospedale, Nino, ci si devono dire queste cose ...
Rotolo: sì, sì, sì, sì ...
Cinà: gli ho detto: tu hai l'impegno col nipote
Rotolo: quando abbiamo a uno là che ...
Cinà: No a uno ... ci da tutte le notizie così
Cinà afferma di aver potuto parlare esplicitamente a Giovanni Mercadante, parente di Tommaso Cannella, capo mandamento di Prizzi e racconta di aver garantito un sostegno decisivo al deputato regionale. E ora chiede qualcosa in cambio, "l'impegno con il nipote", altrimenti i corleonesi toglieranno il loro appoggio per le elezioni regionali.
Il supporto di cosa nostra nei confronti del Mercadante non sarebbe cosa recente, già in una intercettazione del 29 gennaio 2001 Giuseppe Salvatore Riina, figlio di Totuccio 'o curto, diceva che i corleonesi lo avrebbero sostenuto alle imminenti elezioni ("siamo tutti organizzati in questa maniera"). E Giuffre riferisce come cosa nostra avrebbe supportato suo corso politico dalle comunali alle regionali ("dicevamo che era una persona che andava sostenuta e tutelata").
Il 1° agosto 2005, Nino Rotolo riferisce ad Angelo Rosario Parisi, zio di Marcello, futuro candidato, il discorso che Cinà ha fatto a Mercadante: "e ora vogliamo sistemare intanto questo ragazzo ... per dire noi altri ti diamo e tu ci dai". Poi istruisce Marcello Parisi su cosa deve dire al Mercadante "dopo le elezioni regionali ci sono quelle comunali e mi devo portare ... gli dici: i miei parenti vogliono che mi devo portare al comune ... amici dei miei parenti mi hanno detto, che lei si doveva occupare ...".
Marcello Parisi e Giovanni Mercadante si incontrano, e lo zio si dice soddisfatto dalla promessa del Mercadante di cercare di coinvolgere anche Francesco Musotto di Forza Italia, presidente della provincia di Palermo, nella sostegno al candidato dei corleonesi al Comune di Palermo:
Parisi: Poi per quanto riguarda la situazione di Marcello ... si sono parlati ... dice "so tutto, abbiamo parlato ... devi essere più vicino, ti conviene una volta la settimana farti vedere, perché io so che entro l'anno debbono essere maturate le cose e so, dice, che tu vai al Comune" anzi lui, dice, neanche lo faceva parlare, a tipo dire: "So tutto"
Rotolo: Va bene, buono
Parisi: Ora, dice, con Ciccio Musotto che ci sono vicino, dice, malgrado a tutto che mi fa incazzare certe volte, dice ... perché Marcello gli ha detto che ne aveva parlato pure con Ciccio Musotto di questa discussione, dice ora vediamo ... ne parlo pure io con lui, dice, però ... io so tutto, io ho l'impegno che entro l’anno debbo sistemare, dice ... e so che sei candidato al Comune. Fatti tu ... fatti vedere una volta la settimana
Rotolo: Conferma, diciamo, l’impegno
Rotolo si impegna per la sua parte dell'accordo. Il 6 settembre 2005 Rotolo parla a Sansone della candidatura di Marcello Parisi e lo invita a garantire il suo sostegno, che ottiene. Meno bene gli sarebbe andata con Franco Bonura, della famiglia di Uditore, come risulta da una intercettazione del 7 settembre 2005, in quanto questi sembra intenzionato ad appoggiare un suo nipote che si sta candidando per l'UDC.
Da una intercettazion dell'11 ottobre 2005 si capisce che il piano è a buon punto:Parisi: Ieri si è visto Marcello, con Mercadante. Il Mercadante era con Ferrara, il senatore!
Rotolo: Mih!
Parisi: Perciò ti stavo dicendo questo! E gli ha fatto capire che qualcosa, se gli danno qualche cosa gliela dovrebbe dare a lui! Poi c'è stato il segretario che gli ha detto che venerdì hanno una riunione politica al Palace! La sta facendo Fallica e questo Ferrara, che sono tutti e due, uno alla Camera e uno al Senato da quella parte!
Rotolo: Ah, a via Messina Marine!
Parisi: ... perciò! E hanno invitato a lui come ... come onorevole. Dice che ci dovrebbe essere solo lui, perciò questo Sciortino gli ha detto: "Vediamo se con lui ci possiamo andare un po' di persone", cose che sta invitando per esempio tutti ... a Marcello, altra gente che sono vicini a lui, per portarsi cinque, sei persone, per fare ... lui non essere solo! Avere un gruppo suo
personale!
Marcello Parisi viene progressivamente inserito da Mercadante nelle dinamiche di Forza Italia. Partecipa a una riunione in cui sono presenti deputati e senatori.
Il 13 ottobre 2005 Cinà va da Rotolo e gli comunica che l'indomani incontrerà Mercadante. Sa che Gianfranco Miccichè deve dare il suo OK e quindi vuole che Mercadante si dia da fare in questa direzione.
Il 6 novembre 2005 Marcello Parisi è a fianco di Mercandante in una convention locale di Forza Italia al teatro Golden di Palermo, assieme ad altri elementi della famiglia Parisi. Da quel momento Mercadante fa propaganda assieme a Parisi. Proprio come volevano Cinà e Rotolo.
Do ut des, secondo la Cassazione
Come si comprende da quel che dicono Rotolo, Cinà e Bonura, i contatti e gli accordi non riguardano scelte ideologiche ma il piazzare uomini di fiducia nei posti chiave o avvicinare candidati esterni alla associazione, pronti ad assecondare i suoi voleri.
Dagli anni novanta, i patti elettorali tra uomini di cosa nostra e politici è stato oggetto di
numerose indagini antimafia. Per la comprensione del fenomeno si sono rivelate decisive le dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia e, da circa un decennio, le intercettazioni di conversazioni tra mafiosi e politici.
Si è spesso contestato il concorso esterno nei confronti dei politici di vario rango accusati di aver stipulato patti scellerati con Cosa Nostra, ma sono rarissime le iniziative giudiziarie conclusesi con la sentenza condanna irrevocabile.
Viene considerato emblematico il caso di Francesco Paolo Gorgone, ex assessore al Territorio e Ambiente della regione siciliana, eletto nelle liste della Democrazia Cristiana nel 1991 a cui si contestava la strumentalizzazione della sua funzione a favore della fazione corleonese di cosa nostra in cambio del sostegno elettorale. Il 30 gennaio 2003 la cassazione ha reso irrevocabile la sua condanna per il reato di concorso esterno affermando: il patto assicura al sodalizio mafioso la certezza di disporre, all'occorrenza, di un preciso referente in ambito istituzionale, sempre utile e disponibile all'occorrenza; dalla parte del politico, la disponibilità a venire a patti con il mondo mafioso tradisce, sul piano dei valori etici, un atteggiamento di compiacenza o, quanto meno, di indifferenza per ciò che rappresenta Cosa Nostra, al di là del cinico calcolo di immediata utilità per il sicuro ritorno elettorale garantito dall’organizzazione.
Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, hanno stipulano un patto con il Gorgone per ottenere benefici per l'organizzazione.
Per una nuova classe dirigente
Dalle conversazioni, intercettate dalla polizia, che si tengono nel salotto di casa di Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio, si traggono molti elementi utili per comprendere il fenomeno.
Nella primavera del 2001, con l'arrivo delle elezioni politiche e regionali, si crea molto movimento nella abitazione in cui Guttadauro, che pure starebbe scontando una detenzione domiciliare. Riceve mafiosi, medici, avvocati e politici, tra cui l'assessore comunale alla sanità Domenico Miceli, candidato alle elezioni per la regione.
Guttadauro dice che vuole agganciare il futuro presidente della regione, Salvatore Cuffaro, e per questo stringe i rapporti con Miceli, molto vicino a Cuffaro. Guttadauro dice di voler partecipare alla "gestione della torta". Inoltre, in cambio del suo appoggio, chiede che i politici supportino l'abolizione dell'ergastolo o il ridimensionamento del regime carcerario relativo all'articolo 41 bis.
Inoltre condiziona i concorsi per l'assunzione o la promozione nel settore della sanità. Indica i nomi di quattro medici per concorsi nei ruoli di primario in diverse strutture ospedaliere.
Guttadauro cerca insistentemente agganci tra i politici e i funzionari dell'Unione Europea a Bruxelles, in modo da cercare di intercettare i flussi di denaro provenienti da lì.
Fonte: SOS Impresa
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