Arresto di Francesco Matrone

Francesco Matrone, considerato capo assieme a Pasquale Loreto dei Loreto-Matrone, e noto con il soprannome de "la belva", è stato arrestato nel corso di una operazione congiunta tra i ROS e il comando provinciale dei carabinieri Salerno, con in coordinamento del DDA salernitano.

I Loreto-Matrone, da tempo considerati in declino, godrebbero dell'appoggio degli Aquino-Annunziata di Boscoreale e dei Cesarano-Federico di Pompei.

La notizia sta avendo una certa eco internazionale. Se negli Stati Uniti in genere viene riportata un'agenzia dell'Associated Press, come nel caso del Washington Post, i giornali centro-sudamericani sembrano dedicare maggiore interesse ai fatti, forse in seguito alle connessioni tra camorra e organizzazioni criminali attive in quell'area. Più che il messicano El Economista, vale la pena di leggere l'articolo di El Pais colombiano, che mette collega questa operazione con quella che il sette dicembre scorso portò all'arresto di Michele Zagaria.

L'elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero degli Interni, in cui il Matrone era inserito, continua a non essere aggiornato con schede di nuovi latitanti, e ora riporta solo otto nomi dei trenta originariamente previsti.

Fonti: repubblica, la stampa

Operazione Affari di famiglia

Dopo Bellu lavoru, anche questa inchiesta ha avuto come riferimento principale i lavori sulla strada statale 106.

I Latella-Ficara e gli Iamonte avrebbero operato congiuntamente in questo contesto, chiedendo il 4% dell'importo dei lavori e cercando di imporre aziende subappaltanti. Cinque gli arrestati: Filippo Fontana (53 anni), Giovanni Gullì (34), Salvatore Minniti (51), Luigi (36) e Domenico Musolino (36). Sequestrati beni per 20 milioni.

Filmato melito online della conferenza stampa:


Fonti: corriere, repubblica, adnkronos, sky, corriere della calabria, strettoweb, quotidianoweb

Omicidio di Giuseppe Priolo

Giuseppe Priolo, 51 anni, è stato ucciso a fucilate nella prima mattinata in centro a Gioia Tauro.

Si ipotizza un collegamento con l'omicidio del nipote Vincenzo Priolo, ucciso nel luglio 2011. Quest'ultimo era cognato di Girolamo Piromalli, ed era stato coinvolto marginalmente, nessuna condanna, nell'operazione Cento anni di storia che ha colpito i Piromalli-Mole.

Fonti: ansa, repubblica, messaggero

I latitanti di massima pericolosità

L'elenco dei latitanti di massima pericolosità è uno strumento che continua ad essere sempre meno utilizzato. Originariamente includeva 30 profili, e ogni nuovo arresto liberava una casella che veniva rapidamente rimpiazzata con un nuovo nome.

Da anni ormai non vengono aggiunti nuovi ricercati, se a metà del 2010 la griglia era mezza vuota, all'inizio del 2012 sono solo dieci i personaggi segnalati.

Vito Badalamenti: del figlio di don Tano non si sa praticamente nulla da anni.
Domenico Condello: la sua 'ndrina sarebbe sempre tra le principali della 'ndrangheta.
Antonio Michele Varano: residente in Svizzera, coinvolto nel processo "Montecristo bis" sulla mafia delle sigarette, il cui dibattimento si è concluso nel gennaio 2012 (fonte: radio svizzera italiana), la sentenza è attesa per marzo.
Francesco Matrone: nel giugno 2011 è stato arrestato Martino Matrone, suo parente che pare usasse la consanguineità con il boss camorrista per ritagliarsi uno spazio nel suo ambiente (fonte: Caserta c'è). Dal che si dedurrebbe che la sua influenza non sia stata intaccata in questi anni.
Attilio Cubeddu: nulla si sa sul suo conto.
Giovanni Motisi: una recente foto e il fatto che Gianni Nicchi, poco prima di essere arrestato, avesse chiesto sue notizie, fanno ritenere che il boss di cosa nostra sia vivo ma irreperibile, forse nel girgentino, forse all'estero, ipoteticamente in Francia (fonte: liveSicilia).
Pasquale Scotti: camorrista storico, ai tempi vicino alla NCO, dato spesso per morto. Una informativa di polizia dell'ottobre 2011 (fonte: il fatto) lo dà invece vivo e attivo a Milano, vicino alla 'ndrangheta.
Giuseppe Giorgi: dei Pelle-Vottari, nessuna nuova notizia sul suo conto.
Matteo Messina Denaro: secondo informazioni in possesso all'Arma dei Carabinieri (fonte: corriere) Messina Denaro sarebbe considerato il boss di cosa nostra più autorevole tra quelli ancora in libertà, anche se Totò 'u curtu Riina sarebbe ancora il capo riconosciuto dell'organizzazione criminale.
Marco Di Lauro: Nonostante i numerosi arresti che hanno colpito il clan storico dei Di Lauro, la sua leadership non sarebbe intaccata.

Operazione Redux Caposaldo

Trentacinque arresti di presunti affiliati alla 'ndrangheta operanti a Milano. Tra i nomi citati: Giuseppe Pepé Flachi, Davide Flachi (suo figlio), Emanuele Flachi - ritenuti legati ai Pesce di Reggio Calabria - Paolo Martino - indicato come espressione dei De Stefano - Giuseppe Romeo e Francesco Gligora - che sarebbero referenti per conto delle 'ndrine di Africo a Milano. Altri elementi arrestati sarebbero legati ai Barbaro.

Pepé Flachi e Paolo Martino avrebbero usato uffici degli ospedali Niguarda e Galeazzi per i loro incontri riservati.

Risulterebbero incontri tra gli arrestati e personaggi della politica e dello spettacolo.

Fonti: repubblica, corriere, fatto, cn24

Arresto di Tobia Parisi

Tobia Parisi, 31 anni, era nell'elenco degli arrestandi nel corso dell'operazione Calipso, scattata il 29 settembre 2010, ma è stato arrestato solo nella tarda serata del 9 febbraio quando è stato identificato dai carabinieri mentre assisteva ad una partita di calcio in televisione con amici.

Secondo l'accusa, farebbe parte del clan Vitale, che sarebbe il gruppo dominante nella nuova Sacra Corona Unita. Resta ancora latitante Daniele Vicientino, che sarebbe ora a capo della struttura, in quanto sostituto di Massimo Pasimeni e Antonio Vitale, correntemente agli arresti.

Parisi è indicato come vicino al Vicientino e sarebbe stato il riferimento del clan per la zona di Latiano, in particolare per quanto riguardava il traffico di stupefacenti con la Calabria e l'organizzazione di estorsioni.

Il Parisi è scampato ad un tentato omicidio nel maggio del 2009, per il quale venne arrestato Carmelo Cavallo. Cinque colpi di pistola che ferirono il Parisi e una giovane kazaka chi si trovava nelle vicinanze.

Fonti: corriere, repubblica, gazzettino di Brindisi

Memoriale di Nino Fiume

Nino Fiume, già killer per i De Stefano (detti "arcoti" in quanto basati ad Archi, frazione di Reggio Calabria) ora collaboratore di giustizia, ha consegnato un memoriale di 28 pagine che è stato inserito tra i documenti relativi all'inchiesta Meta, relativa ad indagini sulle famiglie operanti a Reggio Calabria e sui loro accordi susseguenti al 1991.

In esso si parla di personaggi della "Reggio bene" che avrebbero frequentato Carmine e Giuseppe De Stefano, quest'ultimo indicato come "capo crimine" di Reggio Calabria da più di dieci anni.

A fianco del De Stefano avrebbe avuto ruolo direttivo e di coordinamento Pasquale 'u supremo Condello, che avrebbe delegato l'azione operativa a suoi due cugini, i fratelli Domenico Gingomma e Demetrio Condello.

Il terzo elemento al vertice di questa super-associazione sarebbe stato Pasquale Libri, capobastone della 'ndrina dei Libri succeduto al fratello Domenico don Mico Libri, tra i principali artefici della pace mafiosa del 1991 e morto nel 2006 nel carcere di Secondigliano a Napoli. Filippo Chirico, genero di Pasquale, lo avrebbe affiancato nella gestione del potere.

Fiume, che era fidanzato alla sorella dei De Stefano, racconta di essere diventato molto vicino ai due fratelli nel 1985, dopo la morte del padre, Paolo De Stefano che, alleato di Girolamo Piromalli, era uscito vincitore dalla guerra di mafia negli anni '70 che aveva determinato i nuovi assetti della 'ndrangheta. La responsabilità della sua morte viene attribuita ad Antonino nano feroce Imerti alleato dei Condello che avrebbe reagito ad un tentato omicidio nei suoi confronti da parte del De Stefano stesso. Questo episodio scatenò la seconda guerra di mafia che il Fiume racconta dal suo punto di vista, indicando chi e perché fini nel "libro nero" dei De Stefano per essere eliminati in quanto reali o anche solo possibili avversari.

Fonte: fatto

Operazione Hydra

La indagini della Polizia di Stato di Crotone, che hanno richiesto il supporto delle Squadre Mobili di Cuneo e Verona, dei Reparti Prevenzione Crimine Calabria e del Reparto Volo di Reggio Calabria, hanno raccolto materiale che lascia intendere come le famiglie storiche crotonesi Vrenna, Ciampà, e Bonaventura, ridimensionate dalle operazioni Eracles e Perseus, si siano organizzate in un cartello unico, in modo da procedere in accordo alla gestione delle attività malavitose in Crotone, nonostante che i capi delle rispettive famiglie siano in prigione.

Al centro degli intressi del cartello ci sarebbe stato il traffico di cocaina.

Dodici i fermati:
  • Franco Ciampà, 61 anni;
  • Salvatore Ciampà, 31 anni;
  • Claudio Covelli, 29 anni;
  • Agostino Frisenda, 49 anni;
  • Carmelo Iembo, 33 anni;
  • Antonio Manetta, 26 anni;
  • Giuliano Napoli, 23 anni;
  • Luigi Spagnolo, 27 anni;
  • Mario Stirparo, 32 anni;
  • Giuseppe Tricoli, 31 anni;
  • Antonio Gaetano Vrenna, di 31 anni;
  • Youness Zari, 26 anni.
Secondo gli investigatori il gruppo stava progettando un ennesimo attentato nei confronti di Pierpaolo Bruni, magistrato della DDA, dopo i due tentativi del 2006 e 2008 che sono stati sventati dalle forze dell'ordine. Motivo scatenante di questa azione sarebbe stata l'azione svolta dal Bruni nei riguardi di Giuseppe Pino Vrenna per convincerlo a diventare collaboratore di giustizia.

Uno stralcio dell'inchiesta riguarda il rapporto tra il cartello e un politico locale, indagato per voto di scambio.

Fonti: reuters, quotidiano della calabria, fatto

Immobili a Rodano

Due villette, un appartamento con box, un negozio e un capannone industriale. Sono state sequestrate alla 'ndrangheta lo scorso anno e ora sono state assegnate al comune di Rodano, nel milanese, a due passi dall'aeroporto di Linate.


A Rodano, nel luglio scorso è stato ucciso da due killer Pasquale Maglione, avvocato beneventano attivo nel settore del recupero crediti.


Fonti: giorno, sky tg24

Operazione contro la 'ndrina Bruni

Sono 49 le ordinanze di custodia cautelare eseguite nell'ambito di una operazione che ha avuto come obiettivo principale la 'ndrina Bruni di Cosenza.

Tra le attività che sarebbero state gestite dai Bruni viene segnalata una discoteca nel centro di Cosenza; il racket delle pompe funebri e una connessione con la mafia pugliese per la gestione delle rapine ai furgoni portavalori. I Bruni avrebbero ottenuto una posizione significativa nel panorama della 'ndrangheta nel cosentino approfittando dei risultati dell'operazione Garden del 1994.

Michele Bruni, considerato a capo della 'ndrina, che era stato scarcerato ieri per passare agli arresti domiciliari, è stato nuovamente arrestato. Provvedimenti anche nei confronti della sua compagna, Edyta Kopaczynska, 29 anni, di origine polacca, che avrebbe agito come sostituto del Bruni durante la sua carcerazione, e di tre fratelli, due dei quali erano già detenuti.

Arrestato a Roma l'ex senatore Bonaventura La Macchia, con un passato nella Lista Dini e poi nell'UDEUR e una condanna risalente agli anni '90 per bancarotta fraudolenta e tentata estorsione. Nel corso dell'indagine sarebbe emerso che avrebbe usato un pacchetto di voti proveniente dai Bruni e avrebbe in cambio usato la sua influenza a vantaggio della 'ndrina.

Il La Macchia è stato membro dell'Integrated Pollution Prevention and Control fino al 2008, quando venne rimosso dal suo incarico dal ministro dell'ambiente in seguito alla pubblicazione di una indagine dell'Espresso che sottolineava il suo curriculum non appropriato alla posizione ricoperta.

Arrestati alcuni elementi degli Abbruzzese, 'ndrina considerata alleata ai Bruni.

Sono stati arrestati anche due carabinieri, uno dei quali era già stato sospeso, che avrebbero collaborato con i Bruni nella fase del riciclaggio.

Fonti: fatto, repubblica, corriere, newz.it

Operazione Recupero

Più di cinquanta le ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di individui considerati membri dei Commisso di Siderno spiccate in seguito alle risultanze dell'indagine Recupero della Polizia di Stato e dei Carabinieri di Reggio Calabria.

Giuseppe 'u mastro Commisso, 63 anni sarebbe stato a capo dell'organizzazione operante prevalentemente in Siderno e zona, ma con ramificazioni esterne, la più rilevante delle quali è attiva a Toronto, in Canada.

I reati contestati variano dall'estorsione, danneggiamenti, omicidi (tra le vittime Rocco Alì, Salvatore e Agostino Salerno), tentati omicidi (quello di Vincenzo Salerno), riciclaggio, traffico di droga, infiltrazioni nel mondo economico e politico.

I Commisso avrebbero controllato un struttura di diverse 'ndrine, a loro subordinate, tutte attive nella zona di Siderno. L'obiettivo principale dell'indagine sarebbe stata la 'ndrina Rumbo-Galea-Figliomeni, diretta da Riccardo Rumbo e Antonio Galea, 48 anni entrambi, attiva soprattutto nel campo delle estorsioni, narcotraffico e riciclaggio.

Pare che il ramo canadese, affidato alla famiglia Figliomeni, e che sarebbe diretto da Angelo Figliomeni, 48 anni, stia assumendo una importanza sempre maggiore negli equilibri dei Commisso. Questa crescita avrebbe creato tensioni tra le diverse organizzazioni criminali di origine italiana operanti in Ontario - in particolare a Angelo Figliomeni si sarebbero contrapposti Antonio Galea, Domenico Giorgini e Tito Figliomeni. Riccardo Rumbo sarebbe intervenuto in questo contesto per risolvere la questione.

Gli omicidi imputati ai Commisso sono relativi ad uno screzio nato tra l'organizzazione e la 'ndrina Salerno, che avrebbe voluto agire indipendentemente. Tentativo che è stato stroncato nel sangue. Da notare che l'essere genere di 'u mastro Commisso non ha evitato a Vincenzo Salerno un agguato che solo per sua fortuna non lo ha portato alla stessa fine dei suoi fratelli.

Diverso il caso della 'ndrina Correale, retta da Michele Zorro Correale e Antonio Futia, tollerata anche se esterna al controllo diretto dei Commisso in quanto alleati fedeli ai tempi della guerra di mafia con i Costa. I Correale sono specializzati nella coltivazione di marijuana in Siderno e nella gestione complessiva della filiera fino allo spaccio, compiuta comunque in accordo con i Commisso.

Alessandro Figliomeni, 55 anni, già sindaco di Siderno, è stato fermato in quanto indiziato di essere un santista dei Commisso, come pure il fratello Antonio topo Figliomeni, 61 anni. I due fratelli sarebbero stati elementi di spicco, con compiti direttivi e di collegamento tra diverse realtà dell'associazione, in particolare 'u mastro con Antonio Commisso, e con la frazione attiva a Torino (Giuseppe e Carmelo Cataldo, arrestati nel corso dell'operazione Il crimine), e anche con gli elementi attivi in Canada. Politicamente parlando, la parabola di Figliomeni transita dal PDL all'EPA, all'MPA per arrivare infine all'appoggio all'ex presidente regionale Agazio Loiero.

Verificati anche i collegamenti con la cosa nostra siciliana, in particolare nel contesto del traffico di droga.

Fonti: newz.it, repubblica, fatto, cn24.tv

Arresto di Luigi Verde

Luigi Verde, 57 anni, colonnello dei carabinieri in servizio a Bolzano come responsabile della logistica della Legione è stato arrestato dai suoi colleghi nell'ambito di una operazione che prevede l'esecuzione di 77 provvedimenti giudiziari disposti dalla DDA di Catanzaro.

Il principale ruolo del Verde nell'ambito dell'organizzazione, basata a Cetraro e legata alle 'ndrine dei Muto e Chirillo, sarebbe stato quello di curare i trasporti di stupefacenti.

Durante la perquisizione del suo alloggio sarebbero state reperite armi da guerra ed esplosivi.

L'indagine ha unito due distinti filoni uno dei quali seguiva un traffico internazionale di cocaina, l'altro era focalizzato sullo spaccio nel cosentino.

Tra gli arrestati, elementi riconducibili ai Pizzata, Strangio e Pelle.

Fonti: corriere delle alpi, repubblica, la stampa

Omicidio di Nicolo Rizzuto

Meno di un anno dopo l'esecuzione del nipote Nicolò Rizzuto, tocca al nonno omonimo, sempre a Montreal. C'è a dire il vero un po' di confusione sul nome di battesimo, se questo sia Nicola, Nick, Nicolò, Niccolò o Nicolo, come viene comunemente citato nella stampa americana.

Nick Rizzuto, 86 anni, era il padrino della famiglia Rizzuto, che era considerata la sesta famiglia - dopo le cinque famiglie newyorkesi - della cosa nostra americana.

Gli omicidi di due Nick Rizzuto hanno delimitato un anno in cui i Rizzuto hanno subito duri colpi da un nemico che non è ancora certamente identificato, anche se tutti gli indizi fanno pensare che si tratti della 'ndrangheta (indicati sulla stampa americana come "calabresi") che stia guadagnando spazio in Canada.

Paolo Renda, indicato come braccio destro di Rizzuto, è stato rapito a maggio, e da allora non si sono avute più notizie sul suo conto.

Pochi mesi dopo è stato eliminato Agostino Cuntrera assieme alla sua guardia del corpo Liborio Sciascia. Cuntrera era indicato come il "signore" di St-Leonard, il quartiere di Montreal ad alta penetrazione italoamericana.

L'elemento più importante della famiglia Rizzuto ancora in vita sarebbe Vito Rizzuto, 64 anni, figlio di Nick, è attualmente in prigione, estradato negli USA, per una condanna a 10 anni. Dovrebbe essere rilasciato nell'estate 2012.

Fonti: repubblica, cbc news, star

Operazione Iblis

Le indagini relative a Iblis avevano lo scopo di ricostruire gli interessi della cosa nostra catanese, seguendone gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici. La relativa ordinanza di custodia cautelare ha colpito 47 indagati, inclusi pubblici amministratori e imprenditori catanesi, tra Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.

Tra i nomi indicati, spiccano quelli di Fausto Fagone, deputato regionale siciliano dei Popolari Italia Domani; Antonino Sangiorgi, consigliere provinciale catanese dell'UDC; Giuseppe Tomasello, assessore a Palagonia; Francesco Ilardi, imprenditore e assessore a Ramacca. Per Giovanni Cristaudo, deputato regionale siciliano aderente al gruppo misto, è stata rigettata la richiesta di arresto. Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, sarebbe indagato ma su di lui non è stato richiesto dalla procura alcun provvedimento.

L'avvocato civilista Agatino Santagati è accusato di aver fatto da collegamento tra imprenditori, arrestati Giovanni D’Urso e Rosario Ragusa, e la cosa nostra catanese, arrestati Francesco Marsiglione e Mario Ercolano dei Santapaola, per l'acquisto del parco commerciale La Tenutella.

Obiettivo principale dell'azione sarebbe stata l'attività di Vincenzo Aiello, personaggio di primo piano della famiglia catanese dei Santapaola. Notevole impulso alle indagine sarebbe venuto dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Eugenio Sturiale e Maurizio Avola, killer dei Santapaola che si sarebbe autoaccusato di più di 50 omicidi.

Fonti: repubblica, reuters, adnkronos, sole24ore, corriere, fatto

Omicidio di Raffaele Guarino

Le modalità dell'esecuzione, colto nel sonno ed eliminato con tre colpi d'arma da fuoco al volto, fanno ritenere che si tratti di un regolamento di conti, probabilmente legato alla faida che contrappone gli "scissionisti di Barra" agli Aprea.

In seguito all'attentato del 2005, gli avevano sparato altri quattro colpi, Raffaele Guarino si era trasferito nel parmense. Per quel fatto venne arrestato Giovanni Aprea, fratello di Vincenzo, che sarebbe stato a capo degli Aprea.

Noto col soprannome di 'o Rafele, sarebbe stato ai vertici degli scissionisti di Barra, un cartello costituito dalle famiglie Celeste e Guarino, assieme a Ciro 'o dolce Celeste. Sarebbe stato proprio il suo tentato omicidio a causare la scissione di quello che era un clan unico che controllava Barra nelle due componenti avverse.

Si tende a vedere una correlazione tra questa esecuzione e l'operazione che pochi giorni fa ha portato all'arresto di 16 elementi riconducibili agli Aprea. Si pensa infatti che il Guarino abbia in qualche modo aiutato le indagini, attirandosi questa immediata reazione.

Fonti: via emilia net, repubblica

Arresti Borghetto-Caridi-Zindato

Una operazione di polizia ha portato all'arresto di 34 elementi della malavita organizzata operanti nel centro-sud di Reggio Calabria, zone che sarebbero state sotto il loro controllo.

Le indagini sono durate due anni e sono indirizzate prevalentemente verso la 'ndrina dei Libri e in particolare al cartello ad essa collegato delle 'ndrine Borghetto-Caridi-Zindato. Altre 'ndrine coinvolte sono quelle dei Serraino e Rosmini.

I personaggi di maggior spicco sarebbero Eugenio Borghetto, Santo Caridi e Francesco Zindato, che sarebbe sfuggito all'arresto ed è indicato come responsabile dell'omicidio di Giuseppe Lauteta.

Arrestati anche due elementi della squadra Valle Grecanica: l'allenatore Natale Iannì e il direttore sportivo Cosimo Borghetto.

Giuseppe Parisi, inizialmente sfuggito alla cattura, si è costituito in questura.

Fonti: ansa, reggioTV, newz.it

Arresto di Gerlandino Messina

Gerlandino Messina, 38 anni, era nell'elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità del Programma Speciale di Ricerca.

Il 23 ottobre 2010 è stato arrestato dopo più di 10 anni di latitanza in una palazzina di Favara, a pochi chilometri da Agrigento. In seguito all'arresto di Giuseppe Falsone, nel giugno scorso, era ora considerato a capo della cosa nostra girgentina.

Un articolo di repubblica sostiene che i servizi segreti civili abbiano avuto una grossa influenza nella impostazione delle operazioni che hanno portato agli arresti di Messina e Falsone. Viene presentato come un risultato importante, in quanto i servizi segreti avevano in passato non avevano avuto questo impatto positivo sulle indagini di mafia, ma si fa notare come gli informatori dei servizi potrebbero operare, secondo voci non confermate, a vantaggio del trapanese Matteo Messina Denaro che vedeva nei boss di Agrigento una spina nel fianco nel suo potere mafioso.

Fonti: corriere, repubblica, quotidiano

Omicidio di Lea Garofalo

A febbraio c'erano stati i primi arresti, secondo quanto riportato ai tempi dal corriere, ora, secondo gli investigatori, il quadro sarebbe più completo.

Lea Garofalo era una collaboratrice di giustizia, aveva reso dichiarazioni sugli affari delle 'ndrine basate a Petilia Policastro, nel crotonese, ma attive anche nel milanese. Scomparsa da circa un anno, in base a dichiarazioni di collaboratori di giustizia e a conseguenti accertamenti, sarebbe stata uccisa e disciolta negli acidi tra il 24 e il 25 novembre 2009 a San Fruttuoso, vicino a Monza.

La distruzione del cadavere sarebbe avvenuta al fine di simulare un allontanamento volontario della Garofalo.

I due principali indiziati sono Carlo Cosco e Massimo Sabatino, che sono stati già arrestati a febbraio in relazione ad un precedente tentativo di rapimento, sempre ai danni della Garofalo. Arrestati anche due fratelli di Carlo Cosco residenti a Milano, Giuseppe Smith Cosco e Vito Sergio Cosco, e altre due persone.

Carlo Cosco, 40 anni, era stato convivente della vittima dalla quale ha avuto una figlia, è noto per il suo coinvolgimento in inchieste sulle azioni della mafia a Milano a fine anni 90 ed è cugino di Vito Cosco, indicato come autore della strage di Rozzano - quattro morti nell'agosto 2003 per questioni di droga.

Fonti: repubblica, rainews24, corriere, fatto

Matrimonio Maria Valle - Francesco Lampada

Il 15 luglio 2006 s'è tenuto alla rinomata Villa d'Este di Cernobbio, sul lago di Como, il matrimonio tra Francesca Valle e Francesco Lampada, 250 gli invitati.

Il matrimonio era stato celebrato nella chiesa di Sant'Angelo, in corso di Porta Nuova, in centro a Milano. A due passi dalla sede della Questura, in via Fatebenefratelli, e dalla caserma dei Carabinieri di via della Moscova.

Maria Valle, accusata di associazione di stampo mafioso, è figlia di Fortunato Valle, arrestato nel luglio scorso. Il nonno, Francesco don Ciccio Valle, è considerato il capo dei Valle. Don Ciccio ha lasciato la Calabria negli anni ottanta, in seguito alla faida con i Geria-Rodà, per insediarsi a Vigevano.

Francesco Lampada è accusato di gestire il lato finanziario della 'ndrina dei Condello.

Tra i partecipanti al banchetto si indicano Giovanni Barillà, genero di Pasquale Condello, e il di lui figlio, Domenico Francesco Condello. Sarebbe stato presente anche Paolo Martino, parente di Paolino De Stefano e indicato come uno tra i principali gestori degli affari mafiosi sotto il Duomo. Si assume che avrebbero potuto essere presenti anche Pasquale e Domenico Papalia, figli di Antonio Papalia. Anche Mario Russo, noto per essere stato indicato come vicino a Raffaele Cutolo ai tempi della Nuova Camorra Organizzata e ora ritenuto vicino a Pasquale Scotti, avrebbe partecipato alla giornata.

Fonte: fatto

Arresto di Francesco Barbato

Francesco 'o sbirro Barbato, 31 anni, considerato il reggente della fazione degli Schiavone del cartello dei casalesi a Casal di Principe, è stato arrestato a Castel Volturno.

Era latitante da quanto era stato arrestato Nicola Schiavone, di cui sarebbe stato uno dei più fidati collaboratori.

Fonti: apcom, repubblica, primapress